Di Luca Franceschi
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Secondo quanto denuncia Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde, il governo dovrà restituire 12 milioni di euro all’Europa per la progettazione del ponte sullo Stretto. L’analisi del bilancio della società Stretto di Messina rivela una realtà ben diversa dalla narrazione politica del vicepremier Salvini, mostrando come l’opera rappresenti non una soluzione per i problemi del Mezzogiorno, bensì una costosa struttura societaria costruita attorno a un progetto ritenuto inutile e dannoso.
I numeri raccontano una storia che appare sconcertante dal punto di vista organizzativo: su 116 dipendenti totali, ben 89 ricoprono posizioni dirigenziali o di quadro, mentre soltanto 27 sono impiegati. Nel corso di un singolo anno, l’organico è cresciuto di 32 unità, con l’incremento concentrato principalmente nelle figure apicali. Questa configurazione non rappresenta una struttura operativa ordinaria, bensì una piramide invertita interamente finanziata con risorse pubbliche.
La situazione acquisisce contorni ancora più preoccupanti considerando l’introduzione di una deroga al limite retributivo di 240mila euro stabilito per i dirigenti delle società pubbliche. Tale deroga, approvata dalla maggioranza parlamentare, appare pensata su misura per permettere ad alcuni vertici della Stretto di Messina di oltrepassare quel tetto salariale, mentre contemporaneamente il budget complessivo per il personale continua a registrare aumenti significativi.
Nel frattempo, la società è tenuta a versare all’Unione europea la cifra di 12,375 milioni di euro. Questo recupero di fondi diventa necessario a causa dei ritardi accumulati nei procedimenti autorizzativi, che hanno impedito il rispetto delle scadenze previste per le attività finanziate relative alla progettazione della parte ferroviaria dell’opera. Si tratta di un costo considerevole che ricade sulla collettività italiana, quale conseguenza diretta di un progetto perseguito mediante propagande mediatiche, pressioni forzate e annunci ripetuti nel tempo.
