Di Luca Franceschi
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Angelo Bonelli, esponente di Europa Verde, interviene con durezza sulla questione della giustizia, replicando alle affermazioni della premier Meloni durante un evento di Fratelli d’Italia presso il Teatro Parenti di Milano. Le sue critiche si concentrano sulla gestione della magistratura e sulle scelte politiche del governo in materia giudiziaria.
Secondo Bonelli, la vera “casta” non è quella tradizionalmente intesa, ma piuttosto l’attuale esecutivo di destra. Il leader verde denuncia come i vertici governativi abbiano occupato posizioni negli enti e nelle aziende di Stato non sulla base del merito, bensì attraverso logiche di familismo e fedeltà politica. Questa dinamica rappresenterebbe, a suo dire, la forma più moderna di clientelismo istituzionale.
L’esponente di Europa Verde rivolge accuse specifiche alle riforme apportate dal governo nel settore della giustizia. Bonelli sottolinea come l’esecutivo abbia modificato il funzionamento della Corte dei Conti al fine di garantire maggiore impunità a coloro che sottraggono denaro pubblico. Inoltre, critica l’eliminazione del reato di abuso d’ufficio e la riduzione delle intercettazioni, misure che a suo giudizio avrebbero allentato la morsa della giustizia sui cosiddetti “colletti bianchi”.
Portando esempi concreti, Bonelli cita i casi di Delmastro e Santanché, sottolineando come questi esponenti del governo continuino a mantenere le loro cariche nonostante condanne e rinvii a giudizio. Per il leader verde, questi episodi rappresentano la prova tangibile di un sistema orientato a proteggere gli uomini del potere.
Bonelli evidenzia inoltre un’incoerenza fondamentale nelle promesse del governo in merito alla giustizia. Sostiene che se l’intenzione reale fosse quella di accelerare i processi penali e civili, il governo avrebbe già potenziato l’apparato giudiziario mediante l’assunzione di magistrati e cancellieri, investendo significativamente nella modernizzazione tecnologica del sistema.
Per quanto riguarda gli sviluppi futuri, Bonelli riporta le dichiarazioni del vicepremier Tajani, il quale avrebbe annunciato l’intenzione di sottrarre la polizia giudiziaria dal controllo della magistratura dopo il referendum. Ciò comporterebbe una modifica dell’articolo 109 della Costituzione, posizionando di fatto l’esecutivo nella possibilità di controllare direttamente gli organi di polizia giudiziaria. Bonelli qualifica questo progetto come “pericoloso”, in quanto darebbe origine a uno squilibrio fra i poteri dello Stato e comprometteerebbe l’indipendenza della magistratura.
In conclusione, Bonelli invita al voto contrario nel referendum imminente, presentandolo come uno strumento essenziale per impedire l’accumulo di “pieni poteri” e per preservare i principi democratici della nazione.
