Di Luca Franceschi
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Il governo Meloni avrebbe dovuto adottare strategie opposte rispetto a quelle messe in pratica finora per affrontare il caro energia. Nonostante l’esecutivo abbia stanziato 40 miliardi di euro dal suo insediamento per ridurre i costi energetici, i risultati sono stati deludenti: l’energia in Italia rimane la più costosa d’Europa, attestandosi a 151 euro al megawattora nel prezzo spot.
Il divario con altri Paesi europei è particolarmente evidente confrontando i dati con la Spagna. Mentre il prezzo spot spagnolo si ferma a 8 euro al megawattora, il prezzo medio previsto per il 2026 in Spagna è di 44 euro, contro i 144 euro italiani. Questa differenza rappresenta un fallimento delle scelte energetiche del governo.
Secondo le critiche mosse, la politica energetica dell’esecutivo si fonda su una dipendenza totale dal gas, scelta che ha comportato il ricorso a dittatori stranieri e l’accettazione di ricatti geopolitici. Nel 2025 il settore delle energie rinnovabili ha subito un significativo arretramento del 27% secondo i dati forniti da ARERA.
Il quadro peggiora con l’introduzione del decreto bollette: l’articolo 7 prevede il blocco delle installazioni di nuovi impianti a causa della cosiddetta saturazione virtuale della rete, con percentuali di blocco del 72% per le rinnovabili e del 78% per gli impianti di accumulo. Queste limitazioni impediscono lo sviluppo del settore rinnovabile nazionale.
La Spagna dimostra un modello energetico alternativo e più efficace: il 60% del suo fabbisogno elettrico è coperto da fonti rinnovabili, circostanza che le consente di mantenere prezzi bassi e di sviluppare economicamente il Paese. L’Italia, al contrario, continua a fondare la sua strategia energetica sul gas, perpetuando una scelta che produce risultati economicamente sfavorevoli e ambientalmente insostenibili.
