Di Luca Franceschi
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Le immagini che giungono in questi giorni da Abruzzo, Molise e Puglia descrivono un Paese in grave difficoltà: allerta rossa, fiumi che esondano, frane diffuse, strade interrotte, centinaia di persone intrappolate e in attesa di soccorso, un ponte collassato sulla statale. Questo quadro rappresenta la situazione drammatica di un’Italia sempre più vulnerabile rispetto alla crisi climatica. Nonostante questa realtà evidente, il governo continua a non ritenere la crisi climatica una questione prioritaria.
Mentre il territorio italiano frana e si allaga, l’esecutivo sceglie di destinare almeno 14 miliardi di euro al ponte sullo Stretto di Messina, un’infrastruttura ubicata in una delle zone europee più vulnerabili dal punto di vista sismico e idrogeologico, con costi che potrebbero raggiungere 20-25 miliardi di euro. Gli eventi meteorologici estremi rappresentano ormai una costante per l’Italia. Solo poco più di un mese fa, i cicloni Harry e Ulrike hanno provocato danni superiori ai 2 miliardi di euro in Sicilia e Calabria.
L’Italia si configura come il Paese europeo più esposto ai rischi di frane e alluvioni, con oltre 636 mila frane censite, di cui circa il 28% classificate ad alto potenziale distruttivo. Questa minaccia riguarda 5,7 milioni di cittadini, quasi il 10% della popolazione complessiva. I dati economici sono altrettanto significativi: negli ultimi dieci anni, solamente per alluvioni e frane, si registrano oltre 19 miliardi di euro in danni, anche se i risarcimenti coperti raggiungono meno di un quinto di tale importo. Le amministrazioni hanno trasferito alle Regioni appena 3,1 miliardi di euro per la messa in sicurezza del territorio, equivalenti al 17% dei danni subiti. Il sistema continua a finanziare l’intervento in emergenza piuttosto che investire nella prevenzione strutturale.
Inoltre, il Piano nazionale di adattamento climatico rimane privo di finanziamenti e quindi non produce effetti concreti. Si tratta di una scelta politica consapevole: non investire sulla protezione dei cittadini, bensì su un’opera dal forte valore simbolico, sottraendo risorse essenziali alla prevenzione del dissesto idrogeologico.
Secondo quanto affermato da Bonelli, deputato e co-portavoce di Europa Verde, questo atteggiamento rappresenta non soltanto una mancanza di visione, ma una vera e propria irresponsabilità. Costituisce l’evidenza di un governo che trascura l’emergenza più rilevante che il Paese affronta e continua a perseguire grandi progetti infrastrutturali anziché garantire la sicurezza effettiva del territorio e della popolazione.
