Di Luca Franceschi
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Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde, interviene duramente sulla gestione dei compensi nelle aziende a partecipazione statale. Il politico critica in particolare due casi che ritiene emblematici di un sistema di privilegi: la buonuscita di 7,5 milioni di euro concessa a Giuseppina Di Foggia da Terna e la richiesta di aumento dello stipendio fino a 15,4 milioni di euro annui da parte dell’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi.
Bonelli definisce inconcepibile la situazione di Di Foggia, alla quale la presidente del Consiglio avrebbe chiesto di scegliere tra una posizione in Eni oppure incassare la consistente buonuscita da Terna. Secondo il deputato, questa vicenda è ancora più grave se considerata insieme alla richiesta di aumento salariale del vertice Eni.
L’esponente di Europa Verde sottolinea come il proxy advisor ISS abbia già invitato gli azionisti a votare contro la proposta di aumento retributivo, ritenendola eccessiva. Nonostante questo parere contrario, il governo continuerebbe a difendere un sistema fondato sui privilegi mentre milioni di cittadini italiani affrontano quotidianamente stipendi tra i più bassi d’Europa e oltre 5 milioni di persone rinunciano alle cure mediche a causa delle liste d’attesa o della scarsità di risorse.
Bonelli denuncia come la gestione delle partecipate pubbliche abbia perso completamente il legame con la realtà del Paese, prospettando la necessità di introdurre un tetto massimo agli stipendi dei manager pubblici. A suo avviso, non risulta accettabile che chi amministra aziende controllate dallo Stato percepisca compensi milionari mentre cresce la disuguaglianza sociale nel Paese.
Il caso di Giuseppina Di Foggia, descritta come vicina ad Arianna Meloni, viene considerato dal deputato come particolarmente emblematico di come il governo preferisca mantenere accordi vantaggiosi per pochi privilegiati piuttosto che accompagnarli all’uscita dalla scena. Bonelli conclude definendo questo approccio come il volto di una destra che protegge gli interessi di poche élite mentre ignora completamente le difficoltà concrete che affrontano gli italiani.
