Di Luca Franceschi
///
Donald Trump non usa mezzi termini nel descrivere il rapporto tra conflitti internazionali e affari energetici americani. Le sue dichiarazioni sulla posizione degli Stati Uniti come primo produttore mondiale di petrolio e sugli enormi guadagni derivanti dall’aumento dei prezzi rappresentano un’ammissione che difficilmente si sentirebbe da esponenti della destra italiana, tradizionalmente attenti a non compromettere i rapporti con l’alleato statunitense.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, le conseguenze economiche delle tensioni attuali risultano già visibili. Nell’ultima settimana, le industrie energetiche americane hanno registrato guadagni aggiuntivi pari a un miliardo di dollari, cifra destinata a crescere in modo drammatico nei prossimi mesi, con stime che raggiungono i venti miliardi mensili.
Questi dati evidenziano una dinamica persistente: la dipendenza dalle fonti fossili continua a rappresentare un incentivo economico che alimenta instabilità geopolitica, conflitti regionali e operazioni speculative sui mercati energetici mondiali.
In Italia il quadro non appare migliore. Dall’insediamento dell’attuale governo, caratterizzato da un orientamento di destra e da un allineamento alle politiche americane di orientamento MAGA, le società energetiche nazionali hanno accumulato profitti straordinari quantificabili in oltre settanta miliardi di euro. Nel contempo, le famiglie e le imprese italiane continuano a fronteggiare il rincaro delle bollette energetiche senza ottenere benefici da questa crescita economica.
