(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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«Le inchieste giornalistiche pubblicate in queste ore delineano un quadro gravissimo. Da Palazzo Chigi risultano affidamenti diretti a una società riconducibile a Martin Avaro, già esponente di Forza Nuova, con un passato politico segnato da ambienti neofascisti.
È necessario precisare un punto: il casellario giudiziale di Avaro risulta intonso, non risultano condanne definitive. Resta però il suo passato e, soprattutto, un procedimento che si è chiuso con la prescrizione: la sentenza della Corte d’Appello di Roma del 2017 riguarda fatti del 2005, successivi all’occupazione dell’ex sede dell’ASL di Tivoli da parte di militanti di Forza Nuova. In primo grado Avaro era stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale, invasione di edifici e lesioni aggravate ai danni di due carabinieri; Avaro si è sempre dichiarato estraneo alle contestazioni.
Insomma: mentre da un lato emergono affidamenti e incarichi pubblici, dall’altro la stessa figura gravità anche nell’organizzazione di eventi politici dell’area di governo, a partire da Atreju. Mi chiedo: che cosa lega il governo e Fratelli d’Italia a un ex segretario romano di un’organizzazione neofascista al punto da affidargli lavori e incarichi per centinaia di migliaia di euro?
Siamo davanti a un cortocircuito politico e istituzionale inaccettabile, che cancella ogni confine tra Stato e partito. Non si tratta di episodi isolati, ma di un metodo: un sistema chiuso in cui le istituzioni vengono utilizzate per premiare fedeltà e relazioni, attraverso affidamenti diretti e senza trasparenza, mentre ai cittadini vengono chiesti sacrifici con tagli a sanità, servizi e welfare.
Per queste ragioni presenterò un’interrogazione parlamentare per sapere perché Palazzo Chigi abbia scelto questa società e per conoscere se la società riconducibile ad Avaro abbia ottenuto appalti anche nelle Regioni e nei Comuni a guida Fratelli d’Italia e centrodestra. Le istituzioni non sono proprietà di un partito. La democrazia non può essere piegata a logiche di fedeltà di partito».
