(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Nel corso del question time svoltosi ieri in Commissione Ambiente della Camera, il Governo, tramite la sottosegretaria all’Ambiente Vannia Gava, ha affermato che la normativa consente la riperimetrazione di una Riserva naturale “a saldo zero”, ovvero riducendo un’area e ampliandone un’altra. È una risposta che abbiamo ricevuto a una nostra interrogazione relativa alla realizzazione della IV pista dell’aeroporto di Fiumicino, per la quale è in campo l’ipotesi di ridurre la Riserva Statale del Litorale Romano, cancellando ben 150 ettari di territorio vincolato.
Quando il Governo parla di “saldo zero” – proseguono – finge di non comprendere un principio elementare: un’area naturale non vale l’altra. Non è sufficiente tagliare da una parte e compensare dall’altra, perché la valutazione deve riguardare il livello di tutela, il valore ecosistemico e la funzione ambientale delle aree coinvolte.
Ricordiamo, inoltre, che lo stesso Ministero dell’Ambiente – che oggi sembrerebbe orientato ad approvare il taglio di 150 ettari di territorio protetto – nel 2013 aveva esteso di 300 ettari la zona 1 della Riserva, cioè quella a massima tutela. Dal punto di vista tecnico-scientifico, la riperimetrazione dell’area è dunque del tutto ingiustificabile.
Il Comune di Fiumicino, ente gestore della Riserva insieme al Comune di Roma, manifesta la volontà di consentire la riperimetrazione per far spazio alla quarta, inutile pista dell’aeroporto di Fiumicino. Ma nel 2020 lo stesso Ministero dell’Ambiente aveva espresso un giudizio di compatibilità ambientale negativo sul Master Plan 2030 dell’aeroporto presentato da ENAC, proprio perché l’ampliamento dello scalo comprometteva le aree di maggior tutela della Riserva.
Quel giudizio – ricordano Bonelli e Zaratti – è stato successivamente confermato dalla sentenza del TAR Lazio n. 2112 del 2021. Ci chiediamo dunque a che gioco stia giocando il Ministero guidato da Pichetto Fratin.
Peraltro – concludono – dagli uffici ministeriali trapela che un taglio di questa portata sarebbe giuridicamente e tecnicamente molto complesso. Ci domandiamo allora come le amministrazioni comunali possano anche solo ipotizzarlo, se non violando la legge e mettendo a rischio un’area di straordinario valore ambientale che dovrebbe essere tutelata, non sacrificata a opere inutili e dannose.
