Di Luca Franceschi
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Il governo ha approvato quattro decreti carburanti a partire da marzo 2026, per una spesa complessiva di 2,3 miliardi di euro. Questi fondi sono stati reperiti attraverso tagli alle risorse destinate al trasporto pubblico, una scelta che genera forti critiche dall’opposizione.
La misura viene criticata per la sua natura indiscriminata: la riduzione di 10 centesimi sul prezzo dei carburanti beneficia infatti anche i cittadini con elevate disponibilità economiche, senza alcuna selezione basata sul reddito. Secondo le opposizioni, con questa cifra si sarebbe potuto finanziare interventi nel settore sanitario pubblico.
Con i 2,3 miliardi in questione, sostiene Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, il governo avrebbe potuto assumere ulteriore personale medico e infermieristico, oltre ad acquistare nuovi macchinari diagnostici. Questa scelta assume particolare rilevanza considerando che sei milioni di italiani non hanno accesso alle cure, sia per le lunghe liste d’attesa che per l’impossibilità economica di rivolgersi a strutture private.
La critica principale riguarda l’assenza di misure corrispondenti nei confronti dei colossi energetici. Secondo Bonelli, il governo ha stanziato 2,3 miliardi di fondi pubblici senza chiedere alcun contributo ai petrolieri e alle società energetiche, che nel periodo del caro energia e del caro carburanti hanno realizzato profitti di straordinaria entità.
La scelta dell’esecutivo viene definita come una protezione degli interessi di pochi privilegiati, ottenuta attraverso lo sfruttamento delle risorse pubbliche a danno della generalità dei cittadini.
