(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Ci sono luoghi di dolore che diventano necessariamente luoghi della memoria collettiva di un popolo. Bucha, Irpin Vorzel, resteranno indelebili negli occhi e nel cuore degli ucraini, e non solo. Nomi ormai simbolo degli orrori della guerra scatenata dall’invasione russa nel febbraio 2022, e che ancora non lascia intravedere una possibilità di conclusione e una prospettiva concreta di speranza. Kyiv è disseminata di tracce lì a ricordare la brutalità della violenza e dell’odio. Il terzo giorno di missione in Ucraina, sabato 18, per l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali della Santa Sede, che si trova nel Paese come inviato speciale del Papa per le celebrazioni del 35° anniversario della riapertura delle strutture della Chiesa cattolica di rito latino (in programma domenica 19 al Santuario del Monte Carmelo di Berdychiv), è un giorno dedicato alla visita dei luoghi che hanno subito attacchi in questi anni, e in questi ultimi mesi, ma dove, nonostante tutto, si respira la voglia delle persone di provare a ripartire. Ricostruendo le cose essenziali: le fondamenta di una chiesa o di un palazzo distrutti; l’animo infranto di vulnerabili e bambini; la coesione umana e sociale di una comunità legata dalla fede.
In mattinata il presule si è recato nella chiesa di San Nicola, dove è stato accolto dal parroco don Pavlo Vyshkovsky OMI, e dai fedeli qui riuniti. L’edificio religioso era stato colpito da un missile russo nel dicembre 2024: allora i vetri delle finestre vennero letteralmente sradicati e mandati in frantumi, e l’interno subì parecchi danni. Ora è sottoposto a restauro, e proprio negli ultimi mesi, grazie a un lavoro diplomatico anche della Santa Sede, è stato concesso in uso dalle autorità politiche ucraine alla comunità cattolica latina. Gallagher è entrato nella parrocchia, dove già era stato nella sua prima visita nel 2022, accompagnato dai canti e dalla melodia dell’organo. In lingua ucraina l’arcivescovo, il parroco e gli altri sacerdoti presenti, hanno recitato assieme alla comunità una preghiera di invocazione della pace per l’Ucraina e della fine della guerra. “Per raggiungere questo scopo – ha detto Gallagher ai presenti – è necessaria una cosa importante che già vedo in voi: la virtù della perseveranza”. Infatti, “siete perseveranti nella vostra vita, per il vostro Paese e nella preghiera costante per la pace. E la perseveranza è pure la virtù che ci caratterizza come comunità cattolica. Avete perseverato come comunità eucaristica, di preghiera, e vedo già i frutti in voi. Vedo anche i progressi e i lavori in corso sotto la guida del vostro parroco”, ha aggiunto.
Non c’è dubbio, che “i problemi e le difficoltà non mancheranno”, ha detto ancora l’arcivescovo, “però vi vedo forti nella fede, nella speranza e nella carità. E in questo spirito vi saluto in nome del nostro Santo Padre Leone XIV. Non manca un giorno che egli non preghi per l’Ucraina e per voi, uomini e donne di fede. Invito anche voi a pregare per lui, e spero che un giorno avrete la gioia di averlo anche qui in Kyiv”, ha concluso prima di impartire la benedizione. Emozionante il momento in cui una coppia e una donna, tutti in abiti bianchi, hanno regalato a monsignor Gallagher due mazzi di girasoli: “Fiori simbolo dell’Ucraina e di tanti suoi morti”, hanno detto, insieme a un’icona della Sacra Famiglia. L’appartamento della coppia di coniugi due settimane fa ha subito uno dei pesanti raid di Mosca degli ultimi giorni, venendo distrutto, mentre l’icona che lì era custodita è rimasta intatta: “Questo è per noi simbolo della speranza”, hanno sottolineato, prima di ringraziare la Santa Sede e il nunzio apostolico per l’aiuto e il supporto fornito in questi anni. Don Pavlo, al termine della visita, parlando con i media vaticani ha espresso “la grande gioia nel riabbracciare l’arcivescovo Gallagher dopo 4 anni dal suo primo viaggio a Kyiv, e nel ricevere il suo affetto nei confronti della nostra comunità”.
La delegazione ha quindi effettuato un sopralluogo a Bratstva Tarasivtsiv Street, dove lo scorso 14 maggio un attacco russo ucciso 24 persone, inclusi tre bambini, e ferendone almeno una decina. E qui ha incontrato le autorità locali, le forze di emergenza e i rappresentanti dell’Unhcr che lavorano nel sito prestando assistenza di carattere materiale e portando avanti progetti nel campo psico-sociale e di recupero post-traumatico. Gallagher ha ascoltato le spiegazioni di quanto avvenuto, informandosi dai membri delle unità di supporto ai civili e dell’Agenzia Onu, sulle attività e sulle problematiche maggiori riscontrate. “È importante rendersi conto che solo da giugno di quest’anno sono stati uccisi 300 civili, e migliaia sono i feriti: il numero più alto dal 2022”, ha detto il responsabile in loco dell’Unhcr, durante la sosta davanti a un memoriale allestito nel giardino antistante le palazzine distrutte. Attorno a un grande albero, ai piedi del tronco, pupazzi, peluche, giocattoli e fotografie sono state poste dai familiari e dagli amici delle vittime per tenere viva la memoria di quanto accaduto e di coloro che ora non ci sono più. Purtroppo, ha detto ancora il delegato dell’Agenzia Onu, “vediamo che la frustrazione russa si scarica sempre di più sui civili, con effetti evidenti sia immediati che postumi soprattutto sui bambini e sui più giovani”, che soffrono di stress “molto forti” e disturbi mentali in seguito ai bombardamenti.
Infine, la tappa all’Istituto teologico domenicano San Tommaso d’Aquino, dove la delegazione è stata ricevuta dal superiore generale per l’Ucraina, padre Jaroslaw Krawiec. Nel maggio di quest’anno missili e droni sono caduti sui palazzi situati nei pressi dell’Istituto, sventrando diverse abitazioni, la piazza del mercato e un’azienda di fabbricazione di armamenti ucraina. Le schegge sono finite violentemente contro la struttura dove abitano i frati, distruggendo le finestre e le porte, e provocando danni consistenti nelle parti interne. “Quando colpisce, l’onda d’urto è devastante, e arriva anche a centinaia di metri da dove avviene l’impatto”, dice padre Krawiec, mostrandoci i resti del drone nel cortile. “Siamo veramente grati che monsignor Gallagher possa visitarci e vedere gli effetti concreti dei bombardamenti che ci hanno colpito. Il nostro è un luogo significativo per l’educazione cattolica, e per la vita di molti fedeli latini, in Ucraina, ci sono più di cento studenti, non solo della nostra confessione”, aggiunge. Per questo, “ringraziamo i nostri amici, i nostri benefattori e tutti coloro che ci hanno aiutato in questo tempo a ricostruire ciò che era danneggiato”. Perché – conclude – la “cosa più terribile in una guerra è sentirsi soli, non sentire la solidarietà di chi ti sta accanto”.
Nel pomeriggio di sabato, infine, Gallagher fa visita alla Pecherska Lavra di Kyiv, il più antico monastero ortodosso dell’Ucraina, uno dei principali simboli della sua storia cristiana e della sua identità spirituale, patrimonio mondiale dell’Unesco. Nella notte tra il 14 e il 15 giugno 2026, è stato colpito da un attacco russo e a subire i danni maggiori è stato il tetto della Cattedrale della Dormizione, poi prontamente riparato. Entrando, nella parte antistante l’iconostasi sono ancora evidenti su alcune parti del tetto gli effetti dei missili. Accompagnato dal direttore generale della Lavra, l’inviato del Papa è poi entrato nelle grotte, situate in profondità rispetto al basamento della struttura (“pecherskyi” significa “delle grotte” in ucraino), considerate tra i luoghi più sacri per il cristianesimo in Ucraina. Negli stretti cunicoli delle grotte sono conservate le reliquie di molti monaci santi, come Sant’Antonio e San Teodosio, oltre a parte di quelle di San Clemente Papa, che – secondo una tradizione – sarebbero state traslate a Kyiv dopo la sua morte in Crimea.
