(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Carceri: Ancora un suicidio, a Pistoia il 73esimo dell’anno. Sabato 6 dicembre un detenuto di origini rumene, 54 anni d’età, accusato di reati contro la persona e in attesa di primo giudizio, si è impiccato nel primo pomeriggio nel bagno della sua cella della Casa Circondariale di Pistoia. È il 73esimo ristretto (più un internato in una REMS) che dall’inizio dell’anno si toglie la vita, cui bisogna aggiungere ben 4 operatori, uno dei quali solo ieri è stato scagionato, post mortem, dalle infamanti accuse di tortura per i fatti occorsi nella Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere nel 2020.
Un totale di 77 morti di carcere e per carcere che, da solo, rende l’idea di un sistema d’esecuzione penale inframurario che toglie ogni speranza, alla stregua dell’inferno dantesco, a chi lo subisce in quanto recluso e a chi, a sua volta, lo patisce in quanto vi lavora indossando l’uniforme blu della Polizia penitenziaria il cui motto, despondere spem munus nostrum, viene quotidianamente oltraggiato”.
Lo dichiara Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria.
“Con 63.690 detenuti stipati in 46.199 posti reali, il sovraffollamento medio si attesta al 138%, ma spesso sfiora e talvolta supera il 200%. Di contro, al fabbisogno degli agenti di Polizia penitenziaria impiegati nelle carceri mancano almeno 20mila unità, anche per via delle distrazioni soprannumerarie verso gli uffici ministeriali e le sedi extrapenitenziarie. Pure a Pistoia, sebbene si tratti di un istituto dalle dimensioni ridotte, si contano 92 detenuti in 74 posti (124% di sovraffollamento) gestiti da 55 agenti, quando ne necessiterebbero almeno 78 (-30%). A ciò si aggiungano deficienze strutturali, logistiche, organizzative e negli equipaggiamenti è il quadro complessivo sembra essere sufficiente a dare una motivazione, certamente parziale, ma determinante, sul perché di tanti suicidi”, aggiunge il segretario della UILPA PP.
“Ribadiamo che i politici, tutti, dovrebbero occuparsi del carcere magari prima di finirci dentro perché condannati e che servono urgentissime, concrete e tangibili misure per deflazionare la densità detentiva, potenziare gli organici della Polizia penitenziaria e delle altre figure professionali, ammodernare le strutture, che in attesa dei moduli prefabbricati continuano a cadere a pezzi, implementare le tecnologie e gli equipaggiamenti, garantire l’assistenza sanitaria e avviare riforme complessive”, conclude De Fazio.
