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TAG24.IT * OSSERVATORIO ANTI-ISLAM: VANNACCI, «È NECESSARIO PER FERMARE L’ISLAMISMO, SI INSINUA ATTRAVERSO L’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA»

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20.38 - giovedì 13 novembre 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Osservatorio anti-Islam, Vannacci a Tag24: “Necessario per fermare l’islamismo che si insinua attraverso l’immigrazione clandestina e l’islamizzazione che minaccia la nostra identità. Gli immigrati devono essere assimilati oppure c’è la remigrazione”

Roberto Vannacci, europarlamentare della Lega, è stato intervistato da Tag24.it sui temi legati all’immigrazione.

La Lega rilancia l’Osservatorio anti Islam: niente velo e permesso a punti. “Questo non deve essere un osservatorio anti Islam, ma un osservatorio che deve tenere d’occhio quello che sta succedendo dietro questa islamizzazione continua del continente europeo -ha affermato Vannacci a Tag24-. La religione non ha nulla a che vedere con quelle che sono delle necessità di sicurezza, però purtroppo dietro l’Islam, che è una religione, ma c’è un islamismo che continua ad accelerare, che continua a ingrandirsi e che rappresenta un pericolo per la nostra società.
Oggi noi ricordiamo la strage del Bataclan, avvenuta 10 anni fa a Parigi. E questa strage ci ha fatto aprire gli occhi.

Ci siamo accorti che questo terrorismo viene anche dall’immigrazione clandestina, tant’è vero che due degli attentatori provenivano dalla Grecia, si erano mescolati ai rifugiati siriani. Ma non è stato un caso quello, perché nel 2020 a Nizza, l’attentatore proveniva dalla Tunisia ed era sbarcato in Italia nel 2011.

E anche gli attentati che si sono poi susseguiti nel 2023 in Belgio, con quel cittadino tunisino che ha preso a colpi di Kalashnikov, ha esploso colpi di Kalashnikov in centro città e ha ucciso due cittadini svedesi, anche lui era un immigrato clandestino sbarcato in Italia.
Quindi questa è una realtà, l’immigrazione clandestina e purtroppo proveniente dai Paesi islamici, ci porta anche il terrorismo islamista fondamentalista.

Questo osservatorio deve essere assolutamente incentrato anche su questi fenomeni, ma non solo, perché purtroppo questo Islam fondamentalista cresce in Europa e lo abbiamo visto proprio al Bataclan, dove gli altri attentatori, invece, erano figli di immigrati che si erano radicalizzati in Europa e che quindi avevano sviluppato caratteristiche aggressive, violente, criminali e cancellatrici della civiltà occidentale.
Quindi una parte dell’attenzione di questo osservatorio deve essere sicuramente rivolta a questi fenomeni, ma poi c’è un altro fenomeno, che è quella della islamizzazione non terroristica, ma comunque pervasiva e che è aggressiva nei confronti di quella che è la nostra civiltà, la nostra cultura, la nostra identità, le nostre tradizioni, le nostre radici.

E anche questo e che tende anche a reprimere o comunque a non considerare quelli che per noi sono diritti dati per scontati, la posizione e soprattutto la condizione della donna, l’istruzione dei figli, le lingue che si parlano. Noi non possiamo pensare di avere nella nostra società degli immigrati che non vengono assimilati e che anche a causa di una loro religione che li porta ad essere quasi un’enclave, vanno a creare queste aree, questi alvei dove praticamente creano delle società all’interno della nostra società.

Questa è una cosa pericolosissima, l’abbiamo vista svilupparsi in Francia, l’abbiamo vista svilupparsi in Belgio e non dobbiamo consentire che si sviluppi in Italia, così come non possiamo consentire che ci siano pratiche contrarie a quelle che sono le nostre leggi e la nostra idea della vita che si possano sviluppare all’interno dei nostri confini. Quindi l’osservatorio della islamizzazione si deve preoccupare proprio di questi problemi.

Sulla nascita dei partiti islamici in Europa. “È la problematica che hanno subito a New York -ha affermato Vannacci a Tag24-.
Perché se lei consente a degli stranieri di entrare nella sua nazione e però non li assimila, perché questi non vogliono farsi assimilare e non ci sono le procedure per assimilarli, oppure non li rimanda a casa a quelli che non si vogliono assimilare, si facilita la creazione di queste enclave.

Se poi a queste enclavi dà il diritto di voto, queste persone voteranno per quegli esponenti che intanto erogheranno soldi a quelle enclave stesse e poi faciliteranno l’immigrazione di altre persone che corrispondono alla loro idea di società.
E quindi tramite il voto, che in gergo si chiama voto etnico, c’è il pericolo di essere sopraffatti quasi con una procedura democratica da delle civiltà che non sono le nostre.

Ed è esattamente quello che è successo a New York, quindi noi rischieremmo di essere cancellati come società predominante dalla nostra stessa Europa. Quindi anche questo è un problema da tenere sotto controllo e soprattutto noi dobbiamo cominciare a ragionare sul fatto che la cittadinanza e il diritto di voto non è un diritto che si acquisisce allo scadere di un determinato numero di anni o come una sorta di patente a punti.

No, deve essere riservato solo a quelle persone che si sono assimilate nella nostra società. Cosa intendo per assimilare? Che intendano la nostra patria come la loro patria, che abbiano assimilato le tradizioni, la lingua, gli usi, i costumi e che siano pronti a espletare i loro doveri per la nostra patria. Questo è il concetto di assimilazione, sono diventati a tutti gli effetti cittadini italiani.
Questo è quello che dovrebbe consentire loro di accedere al diritto di voto, non l’aver lavorato, il pagare le tasse, l’essere comunque persone che non commettono reati. Questo è il minimo indispensabile per poter rimanere sul nostro territorio, ma non per accedere a un diritto che è riservato, invece, a chi si riconosce in una patria ed è pronto anche a morire per essa.

La remigrazione. “È uno strumento che deve essere preso in considerazione e non è nulla di strano, non è nulla di cattivo, non è nulla di dittatoriale -ha affermato Vannacci a Tag24-. Si tratta di rimandare presso il proprio paese di origine, perché vede, in pochi pensano o in pochi sanno che di 8 miliardi di abitanti di questo pianeta, tutti e 8 miliardi abbiamo un nostro paese di origine.
E quindi il diritto di rientrare nel proprio paese di origine è un diritto ed è sancito dall’articolo 13 della Carta delle dichiarazioni universali dei diritti dell’uomo.

Quindi il fatto di rindirizzare le persone che o sono entrate illegalmente, oppure non si adeguano ai principi, gli ideali, i modi di vivere della civiltà che li ospita, non fa altro che promuovere un diritto delle persone, ovvero quello di rientrare nel proprio paese.
E non è nulla di particolarmente strano, soprattutto in considerazione della necessità che noi abbiamo di mantenere una civiltà che risponda ai principi nei quali noi siamo cresciuti e nei quali crediamo.

Perché, se lei mette insieme l’inverno democratico europeo e italiano, con i continui flussi di civiltà straniere, soprattutto islamiche, che arrivano nel nostro territorio, lei arriverà ad un punto in cui la nostra civiltà, quella cristiana, quella italiana, quella di origine, quella che fonda le proprie origini sulla base cristiana e romana dell’Europa, diventerà minoritaria e noi verremo a essere fagocitati da una civiltà che non è la nostra.

Quindi noi dobbiamo capire che esiste una percentuale massima che non possiamo superare di persone straniere che possono stare sul nostro territorio ed essere ospitate dalla nostra civiltà, in modo tale che la nostra civiltà stessa non sia in pericolo.
Superata quella percentuale, la nostra civiltà viene messa in pericolo e quindi dobbiamo mettere in atto tutti quei provvedimenti in modo tale che quella percentuale non venga superata.

Lei pensi, per esempio, in una classe di scuola dove su 20 alunni ce ne sono 19 stranieri e uno italiano.
Ma quella classe come può essere una classe di una scuola italiana?

Quando 19 degli studenti, il 99% degli studenti, parlano un’altra lingua, hanno altre tradizioni, altre radici, altra cultura e l’unico cittadino di origini italiane quasi fa un’integrazione al contrario, ovvero per essere incluso in questa classe si deve adeguare a una cultura che non è propria del Paese di origine. Quindi è una cosa assurda alla quale noi dobbiamo prestare attenzione e soprattutto ormai è diventato un manuale di sopravvivenza, perché se i flussi non cambiano e se la natalità non cambia, noi saremmo destinati a scomparire”.

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