(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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L’anno che verrà. Non restare a guardare: la sfida del 2026. Il 2025 si chiude come era iniziato: in viaggio, in treno per l’Italia, tra città, fabbriche, università e luoghi di confronto. È stato un anno duro, che ci ha ricordato quanto le grandi sfide internazionali determinino il nostro presente e condizioneranno la nostra libertà domani.
È stato l’anno in cui si è spezzato l’asse transatlantico che ha retto l’Occidente per ottant’anni. Un anno di guerre, dazi, stragi e caos.
La guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina continua senza sosta ed è centrale per la sicurezza europea e per la democrazia. Le tensioni tra Cina e Taiwan restano altissime. Il Medio Oriente è attraversato da conflitti drammatici, da Gaza all’Iran. Il mondo è instabile e il 2026 non promette nulla di semplice.
In questo contesto, Azione ha tenuto la barra dritta. Abbiamo sostenuto l’Ucraina, dove siamo tornati per la terza volta, ribadendo che solo la forza e la deterrenza possono fermare le aggressioni dei dittatori. Ci siamo battuti per gli operai di Stellantis, per la sanità pubblica, per il nucleare e contro un regionalismo che moltiplica sprechi e corruzione.
Non abbiamo mai taciuto sulla deindustrializzazione del Paese e sul progressivo smantellamento dell’industria italiana operato da Elkann, mentre una parte del sindacato e della sinistra preferiva il silenzio. Un silenzio favorito anche da un certo sistema mediatico che, quando serviva, ha garantito copertura e indulgenza, salvo poi cambiare linea una volta esaurita la convenienza e quando, purtroppo, era troppo tardi anche per loro.
Abbiamo riportato la politica nelle università, parlando con i giovani in oltre 20 sedi in Italia e all’estero, con 40 appuntamenti già programmati per il nuovo anno. Siamo stati davanti ai cancelli delle fabbriche e presenti ogni giorno nei media per contrastare la propaganda putiniana, difendendo i valori dell’Occidente e della democrazia liberale. Senza polemiche sterili, ma con ragionevolezza e concretezza.
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Il 2026 sarà un anno carico di sfide. E, per molte ragioni, né la destra né la sinistra sono oggi attrezzate per affrontarle.
La destra, anche quando si dichiara filo-occidentale, resta prigioniera di un sovranismo fragile e incoerente, dipendente da dinamiche internazionali che ne minano la credibilità. Salvini ne è l’esempio più evidente: opportunismo e tatticismo guidano le sue scelte, in politica estera come in quella interna.
La sinistra, dal canto suo, ha rinunciato a qualsiasi ragionamento serio su forza, sicurezza e politica internazionale. Vive di moralismo astratto, di appelli generici e di una profonda confusione interna. Non offre soluzioni concrete e rifugge dalle decisioni difficili.
Per questo, in primavera, organizzeremo una grande convention di tutto il mondo liberale. Perché non possiamo più rimandare una scelta decisiva: o l’Europa diventa finalmente una grande potenza unita e indipendente, oppure resteremo vassalli.
Costruire un’area terza non è arroganza intellettuale: è una necessità politica. Serve uno spazio che dia energia ai cittadini e ai giovani che vogliono partecipare, un’area capace di affrontare il 2026 con serietà e determinazione.
L’anno che verrà sarà difficile, complesso, tosto. Ma sarà anche un anno di grandi opportunità per l’energia, la sicurezza, la libertà e l’Europa. E io non vedo l’ora che inizi.
Buon anno (in Azione) a te e ai tuoi cari.
