(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
////
L’interesse pubblico alla divulgazione delle notizie
Si dirama il seguente comunicato atteso l’interesse pubblico sussistente sui fatti,
consistente nel far conoscere la situazione di illegalità endemica che continua a
caratterizzare la struttura carceraria La Dogaia di Prato e l’impegno degli inquirenti
e delle forze dell’ordine nel contrastarla, al fine di rassicurare la collettività e i
detenuti costretti a subire la violenza di altri ristretti e di consentire alle autorità
competenti di effettuare i necessari interventi, ove lo ritengano necessario.
Il flusso di droga e di telefoni strumentale alla gestione del traffico di
stupefacenti
La quarta sezione del Reparto di Media Sicurezza è divenuta la nuova centrale di
approvvigionamento e spaccio su larga scala di Cocaina e Hashish dell’istituto La
Dogaia e il leader, autentico punto di riferimento dell’attività delittuosa, è risultato
essere, alla stregua delle risultanze investigative, un detenuto nato a Roma
venticinque anni fa. Impegnato nel progetto di colmare, con la propria persona, il
vuoto creatosi a seguito dell’esecuzione delle perquisizioni e dei sequestri disposti
da quest’ufficio all’interno della struttura carceraria nei mesi scorsi, egli è risultato
organizzare il procacciamento dello stupefacente con l’utilizzo di microtelefono, che
consente l’accesso alla rete internet e l’uso di molteplici applicazioni quali
WhatsApp e Telegram, rivolgendosi a fornitori esterni che impiegano droni per
trasportare i quantitativi di droga, in grado di sorvolare il carcere e di portare in aree
accessibili ai detenuti (all’esterno o all’interno del carcere) le ordinazioni. È riuscito
a far entrare anche 40-50 grammi di Cocaina e 2-300 grammi di Hashish per volta,
secondo gli elementi allo stato emersi. Si avvale anche di altri canali di
procacciamento della droga come l’invio di pacchi destinati ad altri detenuti,
al cui interno vi sono pantaloni, nei quali viene nascosto lo stupefacente avvolto in carta
stagnola inserito nella cinta dei pantaloni, e del trasporto in seno al carcere da parte
dei soggetti con i quali effettua i colloqui. Si avvale di più galoppini: due napoletani,
rispettivamente, di quarant’anni e di trentacinque anni, e di due tunisini,
rispettivamente di ventitré anni e di trentaquattro anni.
Uno spettro consistente di consumatori e il notevole costo dello stupefacente
venduto nel circuito carcerario consente lauti guadagni. Costui risulterebbe curare i
pagamenti con strumenti elettronici. Nei confronti di coloro che non pagano il
prezzo, viene fatto ricorso alla violenza, quale strumento di riscossione coattiva. Le
aggressioni vengono commissionate dal leader punto di riferimento
dell’approvvigionamento e dello spaccio ad altri detenuti, che vengono anche
ricompensati con quantitativi di droga ceduti.
La nuova articolazione dell’attività delittuosa, che conserva natura pulviscolare, e la
diffusività della fiorente rete di spaccio – venutasi a creare a seguito dell’operazione
su larga scala compiuta nel giugno 2025 e nel novembre 2025, che ha arginato altre
centrali di smercio e approvvigionamento radicate in seno ad altre sezioni del
carcere (l’ottava e la sesta) – è stata ricostruita sulla base della costruttiva
collaborazione di due detenuti, che, sebbene destinatari di violenze e minacce, per
non aver adempiuto ai debiti contratti, imprigionati dalla paura di essere assassinati,
hanno trovato il coraggio di rivolgersi alla polizia penitenziaria e a quest’ufficio per
cercare di salvare la vita: uno di origini brasiliane di vent’anni e l’altro di
nazionalità marocchina di trentatré anni, destinatari di atti di violenza e di tentativi
di estorsione.
Nei confronti di entrambi si sono adottate le necessarie misure di protezione a
salvaguardia della loro incolumità, con richieste di trasferimento in altre strutture
penitenziarie al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al
Provveditorato per la Toscana e l’Umbria.
La collaborazione costituisce un elemento fondamentale per il contrasto all’agire
criminoso e i detenuti sono invitati a rivolgersi a quest’ufficio e alla polizia penitenziaria per denunciare le condotte delittuose che si verificano in seno all’istituto penitenziario.
Le investigazioni si sono nutrite del prezioso e qualificato apporto degli appartenenti
al Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria (NIR), che segue
dall’origine il consistente sforzo delle articolate indagini.
Dalla nottata sono incorso le attività di perquisizione, ispezione e sequestro in seno
alla citata quarta sezione e in alcune camere di sicurezza della quinta sezione, da
parte degli appartenenti al NIR, coadiuvati da esponenti della Polizia Penitenziaria
del carcere di Prato, del Comando Provinciale dei Carabinieri di Prato e della
Squadra Mobile di Prato.
Le esigenze scaturite dalle attività investigative
Le investigazioni espletate rivelano plurime necessità – peraltro, già rappresentate al
Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – per neutralizzare o, comunque,
contenere il diffondersi dell’illegalità in seno alla struttura carceraria.
Innanzitutto, munire la struttura carceraria pratese di telecamere e di reti anti lancio
che coprano l’intero perimetro della casa circondariale e tutte le finestre delle
camere di detenzione occupate dai detenuti per neutralizzare l’impiego di droni e
ostacolare l’apprensione dall’interno del carcere, dall’area del passeggio e dalle
camere di pernottamento portati dai droni. La Cocaina, l’Hashish, i telefoni cellulari
e le armi, infatti, vengono trasportate dai droni normalmente all’interno di plichi
abbandonati a ridosso della struttura carceraria o nell’area del passeggio.
Inoltre, si rende necessario munire l’istituto di sistemi antidrone e di personale in
quantità adeguata a garantire un compiuto servizio di vigilanza armata per prevenire
il sorvolo degli stessi.
E importante l’impiego di riprese continuative con collocazione di telecamere,
l’intensificazione dei controlli sui comportamenti dei detenuti all’interno della
struttura e nei loro movimenti.
Emerge, poi, l’esigenza di schermare la struttura in modo da impedire l’utilizzo
della rete internet e di quella telefonica dall’interno della struttura carceraria
per impedire l’impiego delle utenze cellulari, che continuano a essere impiegate
illegalmente da più detenuti.
Inoltre, è emersa l’esigenza di sottoporre a controlli sanitari, con esami radiologici
(lastre), i detenuti permessanti e chi si reca al lavoro esterno al rientro in carcere,
nonché di controllare, con la strumentazione tecnica appropriata e il continuativo
impiego di cani antidroga, i plichi in arrivo e i soggetti che si recano ai colloqui per
neutralizzare l’impiego di detti canali per introdurre lo stupefacente, che viene
anche ingerito in ovuli, e gli apparecchi telefonici.
Presunzione di non colpevolezza
La responsabilità penale degli indagati destinatari dei provvedimenti emessi da
quest’ufficio dovrà essere rigorosamente vagliata nelle successive fasi del
procedimento. In virtù della presunzione di non colpevolezza, il medesimo potrà
considerarsi colpevole solo sulla base di una sentenza passata in giudicato.
Manda alla segreteria per la trasmissione del presente comunicato al Signor
Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Firenze.
*
Il Procuratore della Repubblica
Luca Tescaroli
