(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Si dirama il seguente comunicato atteso l’interesse pubblico sussistente sui fatti,
consistente nel far conoscere la situazione di illegalità che continua a caratterizzare la
struttura carceraria La Dogaia di Prato.
Il perpetuarsi dell’agire criminoso correlato alla struttura carceraria pratese
Successivamente ai proficui interventi repressivi del giugno, novembre e dicembre
2025, nonché del gennaio e degli inizi di febbraio 2026, permane l’impiego illegale di
telefoni cellulari e continua l’attività di approvvigionamento e dello smercio dello
stupefacente. Si perpetua, dunque, il proliferare dell’azione criminosa pulviscolare a
vari livelli in seno e all’esterno della struttura La Dogaia di Prato.
Nel quadro delle attività investigative in corso, infatti, il 13 febbraio 2026 è stato
individuato un pacco postale da parte di mittente esterno, che risulta aver inviato al
compagno detenuto, contenente circa 10 grammi di Cocaina e 206 grammi di Hashish,
celata tra fette disalumi, che si inscrive in un più ampio contesto di
approvvigionamento e attività di spaccio all’interno del carcere.
E, ancora, il 20 febbraio 2026, all’esterno del muro di cinta sono stati rinvenuti tre
pacchetti, che sono stati sequestrati, contenenti: Hashish dal peso lordo di 240 gr,
Cocaina dal peso lordo di 24,2 gr, un telefono cellulare Samsung con relativi codici
IMEI, privo di sim, una pennetta modem con relativi codici IMEI, privo di sim,
funzionale a consentire l’accesso alla rete internet.
Il 28 febbraio 2026, intorno alle 13,15, sono stati individuati due soggetti: uno di
nazionalità tunisina di vent’anni; altro cittadino italiano di diciannove anni. I due sono
stati colti nel mentre lanciavano tre involucri, contenenti sostanza stupefacente,
destinata a soggetti detenuti all’interno dell’istituto penitenziario, dall’esterno verso
l’interno della Casa Circondariale di Prato, in corrispondenza del campo da calcio ove
vi erano i detenuti della sesta sezione. Gli appartenenti alla polizia penitenziaria
intervenuti per raccogliere i contenuti dei plichi sono stati fronteggiati dai circa
sessanta detenuti, in larga misura di nazionalità albanese, presenti che si sono coalizzati
e che hanno dato vita a una rivolta massiva, impedendo l’effettuazione delle attività di
perquisizione, con atteggiamenti oppositivi e violenti, approfittando anche del numero
decisamente inferiore del personale di polizia che è stato sovrastato. Il grave episodio
dimostra, ancora una volta, come i detenuti siano nelle condizioni di controllare la vità
in seno alla struttura carceraria pratese e in grado di contrastare il personale addetto
alla loro sorveglianza che soffre di una consistente carenza di organico.
Le perquisizioni, disposte da quest’ufficio, effettuate nell’immediatezza presso le
abitazioni dei due fornitori dello stupefacente, hanno consentito di individuare due
panetti integri di sostanza risultata Hashish del peso complessivo lordo di grammi
198,22, nonché un panetto aperto di Hashish del peso complessivo lordo di grammi
90,12 e una piccola porzione di sostanza risultata hashish del peso complessivo lordo
di grammi 0,22, unitamente a strumenti per il confezionamento e la pesatura
(bilancino), presso l’abitazione pratese del tunisino. Inoltre, nel luogo di dimora del
cittadino italiano, in provincia di Firenze, sono stati individuati due involucri di
cannabinoidi del peso complessivo lordo di grammi 8,27 e un panetto aperto di
cannabinoidi del peso complessivo lordo di grammi 27,88.
Il cittadino tunisino è stato tratto in arresto e attualmente si trova agli arresti domiciliari.
Quest’ufficio si è avvalso del prezioso contributo degli appartenenti alla Polizia
Penitenziaria in servizio presso il carcere La Dogaia che hanno dato prova di coraggio.
La presunzione di non colpevolezza
Si rappresenta che la responsabilità dei soggetti indagati dovranno essere vagliate nelle
successive fasi dei procedimenti. In virtù della presunzione di non colpevolezza, i
medesimi potranno considerarsi colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in
giudicato.
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Il Procuratore della Repubblica
Luga Tescaroli
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