Di Luca Franceschi
///
Gli studenti universitari fuori sede continuano a protestare davanti alla Camera dei deputati contro quella che viene definita come un’assurda decisione del governo: impedire il voto dei fuori sede nella loro città di studio o di lavoro in occasione del referendum. Secondo quanto sostenuto da esponenti dell’opposizione, questa scelta rappresenta un atto di protervia istituzionale.
Il numero particolarmente elevato di studenti fuori sede che si stanno registrando come rappresentanti di lista, al fine di esercitare il diritto di voto al referendum senza dover affrontare un costoso ritorno nel proprio Comune di origine, dimostra una forte volontà di partecipazione al voto. Questo dato significativo rappresenta un segnale che il governo non è riuscito a scoraggiare, nonostante gli ostacoli frapposti.
Secondo le valutazioni dell’opposizione, il voto giovanile costituirà un elemento determinante per il successo della campagna referendaria, in particolare della posizione del No. Il tentativo dell’esecutivo di frenare la partecipazione dei giovani è destinato a rivelarsi controproducente, configurandosi non soltanto come una grave scorrettezza sotto il profilo istituzionale, ma anche come un clamoroso boomerang per chi ha voluto imporre questa restrizione.
