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MARCO CAPPATO * PROSSIME ELEZIONI: «ESCLUDERE VANNACCI È UNA BUONA O CATTIVA NOTIZIA? CREDO CHE SU QUESTO SI GIOCHI IL FUTURO DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA» (LINK VIDEO)

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10.08 - sabato 27 giugno 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Escludere Vannacci dalle prossime elezioni, buona o cattiva notizia? Credo che su questo si gioca il futuro della nostra democrazia.
Ma quanto è brutto, sporco e cattivo Vannacci. Ma anche quanto è inutile indignarsi per quello che dice e disprezzare chi lo vota, invece di provare a capire perché lo votano e cosa si possa fare per arginarne il successo.

 

LINK VIDEO

 

Che di Vannacci io non condivida quasi nulla, merita giusto una riga. Questa.

Per il resto, sul fenomeno Vannacci si misura la capacità di reazione di quel che resta della nostra democrazia. Se c’è perfino il Generale di Viareggio a farci paura, allora siamo messi peggio del previsto. E sarà meglio provare a capire cosa resta da fare.

 

Cosa NON farei

In genere, provare a cancellare una realtà solo perché non ci piace non funziona.

Per questo non porrei ulteriori limiti alla libertà di espressione, almeno fino a quando non si passa dalle parole ai fatti e parlo anche dell’espressione sessista, omofoba, e razzista, che deve chiaramente essere punita nel caso di istigazione a delinquere. Proibire le parole non funziona perché genera frustrazione e soffoca la rabbia, che finisce per esplodere facendo la fortuna del Generale.

Non è corretto dire certe cose sugli immigrati, delle donne, degli omosessuali? Lui se ne frega. E così in tanti rispondono: “Ooooohh che soddisfazione, finalmente qualcuno che lo dice.” Lo dice, ma poi che fa? Persino Vittorio Feltri gli ha fatto notare che la “remigrazione” è infattibile. Ma se ne frega anche di questo, almeno finché non governa. Anche perché non è il solo: tanti politici “progressisti”, che si indignano per frasi xenofobe e omofobe, una volta al potere faticano a creare percorsi positivi di integrazione e cittadinanza, o a riconoscere il matrimonio egualitario, o la procreazione medicalmente assistita per le donne single.

È più facile inseguire le fobie che creare diritti, molti dei quali, infatti, non sono stati creati neanche con governi di centrosinistra.

C’è un’altra cosa da non fare: disprezzare gli elettori vannacciani, trattandoli da ignoranti, magari proprio in nome della democrazia. E se dal disprezzo si passasse alla messa al bando, il cortocircuito sarebbe totale. Tra chi vuole mettere fuori legge i partiti estremisti e chi, sempre più numeroso, vorrebbe superare il suffragio universale, l’idea di salvare la democrazia abolendola prende piede nel mondo. Può rivelarsi una pessima idea. Rientra nel filone “non sappiamo batterlo, quindi proibiamolo” il maldestro tentativo dei partiti di esentare se stessi dalla raccolta firme per la presentazione alle elezioni, escludendo, guarda caso, Futuro Nazionale. Così si regala a Vannacci la possibilità di ergersi a vittima dell’antidemocrazia. E siccome scemo non è, ne ha approfittato per rilanciare una proposta a cui lavoriamo da sempre: la firma digitale per la presentazione alle elezioni.

 

Che fare allora?

Un tema l’abbiamo già menzionato: contrapporre alle parole odiose non le belle parole, ma le buone azioni. Non perché si deve, perché ce lo dice l’Europa, o la Corte costituzionale, il bon-ton, o il Manuale delle giovani marmotte, ma perché crediamo nella libertà, ci appassionano i diritti, siamo disposti a lottare (addirittura!) per farli vivere. Inutile frignare perché Vannacci oggi, Meloni ieri, Salvini l’altro ieri, “parla alla pancia della gente”, come se noi intelligentoni, invece, fossimo gli specialisti del parlare ai cervelli. La ragione è fatta anche di emozione: è un fatto, né giusto né sbagliato. La libertà può parlare alla pancia tanto quanto la paura, la nonviolenza quanto la violenza, ma le parole non bastano. La paura è più facile da fomentare a parole, con l’inganno, recitando e creando il nemico da odiare. Ne è prova Trump che fa il pieno di voti ergendosi a difensore degli operai americani mentre fa il pieno anche di soldi con l’insider trading e le criptovalute. Invece, per riuscire a trasmettere amore per la libertà e i diritti, anche degli “ultimi”, ci si deve innanzitutto credere.

Sull’immigrazione, sulle droghe, sulle famiglie, sui diritti civili, per sostituire la criminalizzazione con le legalizzazioni bisogna essere disposti a metterci la faccia e il corpo, non solo il marketing elettorale.

Avere il coraggio di abbracciare un’agenda politica e dei metodi appassionatamente opposti a quelli del generale non basta. C’è anche da guardare a come (non) funziona la democrazia quando è solo elettorale: polarizzazione, estremismo, demagogia, inseguimento del consenso a breve termine con promesse insostenibili, disinformazione, sono tutti fenomeni di degenerazione della democrazia elettorale nei quali il vannaccismo sguazza, ma non sono opera sua. Sono distorsioni create nei decenni dalle stesse élites democratiche e liberali, e possono essere combattute anche senza rottamare il suffragio universale, o consegnare la politica al tecnocrate di turno, o a un chatbot superintelligente.

 

Lo dico e lo dirò sempre: bisogna portare il popolo nelle decisioni

L’obiettivo sul quale lavorare dovrebbe essere chiaro: riportare il popolo (tutto, anche quello che non vota più o che vota “brutto, sporco e cattivo”) nel processo decisionale, in modalità alternative rispetto a quelle della demagogia populista sempre più vincente alle elezioni. Invece di un capo che porta le masse alle urne raccontando balle chiare ed efficaci, dobbiamo investire perché i cittadini (inclusi gli ignoranti, i rassegnati, i rabbiosi) siano messi in condizione di informarsi, discutere, decidere anche direttamente su questioni che vanno dalla gestione del quartiere a quella dell’Europa.

Un cittadino diventa un astenuto cronico quando si convince dell’inutilità del proprio voto. Potrà recuperare interesse per la democrazia se toccherà con mano che partecipare serve a qualcosa. Ecco perché bisogna offrire modalità interazione che non siano solo quella di buttare la scheda nell’urna ogni tot anni per votare il meno peggio (o quello che la spara più grossa). Vanno attivati tutti gli strumenti di iniziativa popolare legislativa e referendaria ad ogni livello territoriale. Bisogna anche crearne di nuovi, come le assemblee civiche estratte a sorte sulla base di un campione rappresentativo della popolazione, nel quale statisticamente finirebbe anche una buona metà di astensionisti, che in questo modo saranno “costretti” a informarsi e confrontarsi con altri cittadini.

Più Vannacci salirà nei sondaggi, più si rafforzerà la tentazione per alcuni di escluderlo dal campo democratico (un tempo di chiamava “arco costituzionale”), per altri di offrirgli grande visibilità mediatica nella speranza che faccia perdere Meloni (e nel frattempo il dibattito politico si sposta sempre più a destra), infine per altri ancora di accettarne la sostanza delle proposte (illudendosi che la gente preferisca le copie all’originale). Andrebbe invece raccolta la sfida, mettendo in campo politiche di libertà e metodi di partecipazione radicalmente alternativi al populismo elettorale. Chi è pronto a farlo?

 

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