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CENTRO STUDI RINASCIMENTO NAZIONALE* MERCATI: SFORZINI, «MENO DEBITO EUROPEO E PIÙ SOVRANITÀ ENERGETICA, L’ITALIA NON PUÒ MORIRE DI PATTO DI STABILITÀ E GREEN DEAL»

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11.31 - sabato 6 giugno 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il Centro Studi Rinascimento Nazionale – think tank di Futuro Nazionale – ritiene non più rinviabile una revisione radicale della politica economica ed energetica italiana ed europea. L’Italia non può accettare che il futuro industriale della Nazione venga sacrificato sull’altare di tre dogmi: nuovo debito comune europeo, austerità mascherata da disciplina contabile e transizione ecologica ideologica.

Il primo punto è il debito. Non esiste sovranità politica senza responsabilità fiscale. Il Centro Studi propone una linea chiara: nessun nuovo debito comune europeo senza un controllo politico reale degli Stati nazionali, senza trasparenza sulla destinazione delle risorse e senza ritorni misurabili per l’economia produttiva italiana. L’Italia non può continuare a partecipare a meccanismi che scaricano sui contribuenti nazionali costi decisi altrove, spesso a vantaggio di interessi industriali e strategici non italiani.

Il secondo punto è il Patto di Stabilità. La disciplina di bilancio non può trasformarsi in una camicia di forza che impedisce investimenti strategici in energia, infrastrutture, difesa, sicurezza, industria, ricerca e demografia. Per il Centro Studi Rinascimento Nazionale serve una nuova “regola aurea nazionale ed europea”: gli investimenti produttivi e strategici devono essere trattati diversamente dalla spesa corrente improduttiva. Tagliare sprechi, sì. Bloccare il futuro, no.

Il terzo punto è l’energia. La competitività italiana si gioca sul costo del gas, dell’elettricità e delle materie prime. Senza energia abbondante, stabile e a prezzo sostenibile non esiste industria, non esiste agricoltura moderna, non esiste manifattura, non esiste Made in Italy. Il Green Deal, così come concepito, ha prodotto un sistema di vincoli, costi indiretti, burocrazia e penalizzazioni che colpisce imprese e famiglie, mentre altri continenti continuano a crescere con energia più economica.

Il quarto punto è la sicurezza economica nazionale. In un mondo attraversato da guerre commerciali, tensioni geopolitiche e competizione tecnologica crescente, la sovranità non si misura soltanto nei confini o nelle forze armate, ma anche nella capacità di una Nazione di controllare le proprie infrastrutture strategiche, le proprie filiere produttive e i propri asset tecnologici. Il Centro Studi Rinascimento Nazionale propone una politica di sicurezza economica fondata sulla tutela delle imprese strategiche italiane, sulla protezione del risparmio nazionale, sul rafforzamento delle filiere industriali essenziali e sulla riduzione delle dipendenze critiche dall’estero nei settori dell’energia, delle telecomunicazioni, delle materie prime e delle tecnologie avanzate. Nessuna Nazione può dirsi realmente libera se i propri nodi vitali sono controllati, finanziati o condizionati da interessi esterni. Difendere l’interesse nazionale significa oggi garantire all’Italia autonomia produttiva, resilienza economica e capacità decisionale indipendente in un contesto internazionale sempre più competitivo.

Il Centro Studi Rinascimento Nazionale propone quindi una strategia energetica nazionale fondata su cinque pilastri: riapertura pragmatica di tutti i canali di approvvigionamento del gas, senza pregiudizi ideologici; sviluppo del nucleare di nuova generazione; pieno utilizzo dell’idroelettrico e delle biomasse sostenibili; valorizzazione delle risorse nazionali; revisione profonda dei meccanismi europei che scaricano sui cittadini il costo della transizione.

“La questione energetica non è tecnica, è politica”, dichiara Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. “Chi controlla l’energia controlla la produzione, il lavoro, i prezzi, la sicurezza nazionale. L’Italia deve smettere di comportarsi come una provincia amministrativa dell’Unione Europea e tornare a ragionare come una Nazione industriale”.

Secondo il Centro Studi, anche il tema della difesa deve essere affrontato senza ipocrisie. La sicurezza nazionale è essenziale, ma non può essere usata come pretesto per ulteriore debito opaco o per programmi costruiti senza una reale strategia italiana. Prima viene l’interesse nazionale: confini sicuri, industria nazionale rafforzata, autonomia tecnologica, filiere produttive interne. L’Italia deve restare saldamente inserita nell’alleanza occidentale e atlantica, difendendo però con maggiore determinazione i propri interessi nazionali.

“Serve un nuovo patto tra Stato, imprese e cittadini”, conclude Sforzini. “Meno ideologia europea, più realismo nazionale. Meno burocrazia verde, più energia. Meno debito improduttivo, più investimenti strategici. L’Italia non deve scegliere tra rigore e crescita: deve scegliere tra declino amministrato e rinascita nazionale”.

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