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ARERA * RELAZIONE 2026: «30 MILIONI DI CLIENTI NEL MERCATO LIBERO / 62 MILIARDI DI M³ DI GAS / 30 MILIONI DI TONNELLATE DI RIFIUTI RACCOLTI / 11.409 GWH DI TELECALORE»

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16.49 - mercoledì 1 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Area: i numeri dei servizi pubblici.  Pubblicati i volumi della Relazione Annuale dell’Autorità. I dati 2025 per elettricità, gas, acqua, rifiuti e telecalore,

La presentazione al Parlamento e al Governo della Relazione annuale 2025 è la prima del nuovo Collegio di ARERA insediatosi il 1° gennaio 2026 e composto dal Presidente Nicola Dell’Acqua e dai componenti Alessandro Bratti, Lorena De Marco, Livio de Santoli e Francesca Salvemini.

Con la presentazione del Collegio ARERA al Parlamento e al Governo della Relazione annuale 2025 sono stati pubblicati sul sito www.arera.it i due volumi della Relazione Annuale sullo Stato dei servizi e sull’Attività svolta nel 2025 dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente.

Gli elementi contenuti nei due volumi (qui in parte sintetizzati) riguardano l’anno solare 2025.

Nel 2025 i mercati internazionali hanno continuato a mostrare una forte sensibilità agli eventi di carattere geopolitico. Dopo una fase iniziale caratterizzata da condizioni relativamente favorevoli, il quadro macroeconomico ha mostrato un progressivo deterioramento nel corso dell’anno, in particolare a causa delle decisioni di politica commerciale adottate dagli Stati Uniti a partire dalla primavera, che hanno determinato un marcato aumento dell’incertezza e una revisione al ribasso delle aspettative di crescita globale. Al contesto internazionale, caratterizzato dal protrarsi dei conflitti in Ucraina e nell’area israelo-palestinese, si è aggiunto l’acuirsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, culminate nell’escalation militare tra Israele e Iran nell’estate del 2025, con riflessi significativi sui mercati energetici e un aumento della volatilità dei prezzi.

In Italia il quadro energetico e ambientale è stato caratterizzato da segnali contrastanti. Nel settore elettrico si è registrata un’inversione di tendenza nel mix di produzione con le rinnovabili in calo dell’1,5%, e il termoelettrico che, tornato a crescere (+5,2%), traina la crescita della produzione complessiva (+2,4%). Nel settore gas da segnalare i consumi in ripresa, che salgono del 2%. In aumento anche l’import soste¬nuto dal raddoppio dei flussi provenienti dagli Usa e dall’incremento rilevante di gas in arrivo dal Nord (Norvegia e Olanda). Il GNL, che rappresenta circa un terzo dell’import complessivo è cresciuto del 44% in un anno. In entrambi i settori, le famiglie nel mercato libero pagano di più rispetto a quelle nei servizi di tutela. Sul fronte della tutela dei consumatori, l’ampio ricorso ai bonus sociali, che hanno raggiunto 4,3 milioni di famiglie, testimonia quanto il sostegno economico resti centrale per molte famiglie italiane.

DI SEGUITO I DATI SETTORIALI

DATI SETTORIALI
• Servizi e campagne ARERA per i consumatori
• Elettricità
• Gas
• Acqua
• Rifiuti
• Telecalore

 

BONUS SOCIALI: OLTRE 4,3 MILIONI LE AGEVOLAZIONI PER LE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ ECONOMICA, IN CALO CON IL RITORNO ALLE SOGLIE PRE-CRISI. AUMENTA IL NUMERO DEI BONUS PER DISAGIO FISICO

Per l’anno 2025, l’erogazione dei bonus sociali per disagio economico ha riguardato i nuclei familiari con soglia ISEE inferiore o uguale a 9.530 euro e inferiore o uguale a 20.000 euro per i nuclei familiari con almeno 4 figli a carico. In aggiunta all’erogazione del bonus sociale ordinario, il decreto-legge 28 febbraio 2025, n. 19, all’art. 1, comma 1, ha previsto, per il solo anno 2025, l’erogazione di un contributo straordinario del valore di 200 euro sulle forniture di energia elettrica dei clienti domestici con ISEE fino a 25.000 euro, come misura temporanea di sostegno economico per i nuclei familiari aventi diritto.

Nel 2025 è stato garantito l’accesso alle procedure per il riconoscimento del bonus sociale ordinario ai nuclei sotto la soglia ISEE di 9.530 euro, a oltre 4 milioni di famiglie. A questi si aggiungono 4,2 milioni di nuclei familiari con soglia ISEE superiore a 9.530 ma entro i 25.000 euro che invece hanno avuto accesso a un’agevolazione straordinaria per l’anno 2025. Le agevolazioni sono state erogate a 4,3 milioni di famiglie di cui 2,7 milioni per l’energia elettrica e 1,6 milioni per il gas. L’importo erogato stimato corrispondente alle agevolazioni riconosciute (bonus ordinario e contributo straordinario 2025) ed erogato ai percettori di bonus per disagio economico è pari a circa 840 milioni di euro per i bonus elettrici e a circa 165 milioni di euro per i bonus gas diretti. Al 31 dicembre 2025 i nuclei familiari con bonus attivo per disagio fisico erano 86.010, in aumento dell’11,45% rispetto all’anno precedente. L’aumento complessivo dei beneficiari negli ultimi anni può essere ricondotto sia a una maggiore informazione e a una più ampia diffusione della conoscenza dell’agevolazione e delle modalità per ottenerla, sia a una maggior propensione delle famiglie a richiedere il bonus anche in risposta al rialzo dei costi energetici. Relativamente al settore idrico, sulla base dei dati parziali del 2025, i bonus sociali rendicontati sono pari a circa 1 milione.

 

SPORTELLO PER IL CONSUMATORE ENERGIA E AMBIENTE: 24 MILIONI DI EURO RECUPERATI DALLA CONCILIAZIONE. IN CALO LE DOMANDE (-13%), E LE CHIAMATE (-30%), IL 95% RIGUARDA LUCE E GAS

Nel 2025, il call center dello Sportello ha ricevuto 786.647 chiamate in orario di servizio per tutti i servizi regolati, in ribasso del 30% rispetto al 2024, con un tempo medio di conversazione di 214 secondi (erano 233 nel 2024). In linea con gli anni precedenti, il 95% delle chiamate ha interessato i settori dell’energia elettrica e del gas, mentre la “modalità di risoluzione delle controversie” risulta la tematica più ricorrente per le chiamate (39%). Le richieste scritte di informazione sono state 45.152 (in calo rispetto ai 52.632 del 2024) e hanno interessato per la quasi totalità i settori energetici (40.398, -17% rispetto all’anno prima), a fronte di 4.182 (+17%) richieste per il settore idrico e 525 per il settore dei rifiuti e 72 riguardanti il telecalore. I primi cinque argomenti oggetto delle richieste sono stati: bonus sociale (32%), mercato (14%), fatturazione (14%), morosità e sospensione (11%), contratti (10%). Le richieste di attivazione di procedure speciali informative per i settori energetici, nel 2025, ammontano a 42.044, in calo rispetto al 2024 (-18%).

Nel 2025, il Servizio Conciliazione ha ricevuto 30.235 domande (-13% rispetto al 2024). Il 42% delle domande di conciliazione è stato presentato da delegati di clienti o utenti finali diversi dalle associazioni rappresentative della clientela domestica e non domestica, il 34% direttamente dai clienti interessati mentre una quota pari al 24% da delegati delle associazioni CNCU.

Quanto ai singoli settori, primeggia, come nel 2024, il settore elettrico, con una quota pari al 40% (12.027 domande). Seguono l’idrico con il 25% (+10 rispetto al 2024, 7.523 domande) e il gas con il 24% (-9%, 7.450 domande). I clienti dual fuel hanno presentato 2.920 domande, pari al 10% del totale (-1%.) mentre ai prosumer (soggetti al contempo produttori e consumatori di energia elettrica) sono riconducibili 222 domande (217 nel 2024). Infine, le domande afferenti al telecalore sono state 47 (44 nel 2024) mentre quelle relative al settore dei rifiuti si sono attestate a 46.

Il tasso di accordo si assesta al 65% (63% nel 2024) con un tempo medio di conclusione di 56 giorni (un giorno in meno rispetto al 2024). Guardando ai tre settori per maggior numero di domande, il tasso di accordo più alto si registra nel settore gas (74%, +11 rispetto al 2024), seguito dall’elettrico (60%, +1% rispetto al 2024) e dall’idrico (59%, -7% rispetto al 2024).
Il valore della compensation nel 2025 è pari a oltre 24 milioni di euro ottenuto dai clienti o utenti finali mediante l’accordo di conciliazione (corrispettivo economico, sotto forma di valore recuperato anche rispetto al valore della controversia oppure di rimborsi, indennizzi, ricalcolo di fatturazioni errate, rinuncia a spese e interessi moratori ecc…).

 

RECLAMI: OLTRE 1 MILIONE DI EURO DI INDENNIZZI RICONOSCIUTI AI CLIENTI DI ELETTRICITÀ E GAS. ANCORA IN MIGLIORAMENTO I RISULTATI DELL’INDAGINE SULLA CUSTOMER SATISFACTION

L’Autorità monitora la qualità dei servizi di assistenza ai clienti erogati dalle imprese. Per quanto riguarda il rispetto degli indicatori della qualità commerciale dei servizi di vendita del settore elettrico, lo scorso anno le imprese hanno ricevuto 278.336 reclami scritti (-6,5% rispetto al 2024) con un tempo medio di risposta di 13 giorni, e 778.607 richieste di informazione (dato più che raddoppiato rispetto al 2024); hanno eseguito 13.981 rettifiche di fatturazione (erano 6.566 un anno fa) e 358 rettifiche di doppia fatturazione (-38% rispetto al 2024). Gli indennizzi automatici per il mancato rispetto degli standard sono stati prevalentemente erogati per ritardi nelle risposte ai reclami scritti. In totale, sono stati corrisposti indennizzi per 632mila euro (nel 2024 erano oltre 1,1 milioni di euro) per lo più destinati a clienti domestici nel mercato libero.

Nel 2025, le imprese di vendita del gas naturale hanno ricevuto 178.695 reclami scritti (in calo del 12% rispetto all’anno precedente) con tempo medio di risposta di 16 giorni, e 437.829 richieste scritte di informazioni (erano 127.311 nel 2024). Le rettifiche di fatturazione sono state 12.547 (+60%), e quelle di doppia fatturazione sono state 238 (erano 269 nel 2024). Gli indennizzi riconosciuti sono stati 9.961 (-55% circa rispetto al 2024), la maggior parte dei quali per il mancato rispetto dei tempi di risposta ai reclami scritti, con un totale di oltre 420.000 euro erogati (dato dimezzato rispetto all’anno precedente).

Oltre all’analisi dei dati trasmessi dai venditori, ogni anno l’Autorità effettua un’indagine di customer satisfaction sulla qualità delle risposte ai reclami scritti e alle richieste di informazioni, intervistando i clienti che sono risultati destinatari di una risposta scritta. I risultati mostrano che, per i reclami, il 66% dei clienti è complessivamente soddisfatto della risposta ricevuta, mentre il 34% è insoddisfatto. Tra i fattori di qualità, i più rilevanti sono stati quelli afferenti alla risoluzione del problema e, in particolare, la “chiarezza sui tempi” e la “completezza delle indicazioni sulle modalità”.

Considerando nel complesso le risposte di tutti i clienti intervistati che rappresentano il campione di indagine, l’indice di soddisfazione complessiva (ICS) per il 2025 è pari a 68,3 su 100; valore che risulta superiore a quello rilevato nel 2024 (+2,4).
Parimenti, l’Autorità verifica annualmente lo stato della qualità dei servizi telefonici sulla base dei dati trasmessi dai venditori di maggiori dimensioni, attraverso un’indagine di soddisfazione di call back, intervistando direttamente i clienti elettrici e gas che hanno effettivamente usufruito del servizio telefonico. Su oltre 16.500 interviste telefoniche, l’indice di soddisfazione complessivo (ICS) per il 2025 registra un valore di 92,5, in aumento di 1,5 punti rispetto al 2024, in particolare per l’incidenza dei due fattori “capacità di risolvere rapidamente il problema” e “chiarezza delle risposte”.

 

CRESCONO LE CAMPAGNE INFORMATIVE PER I CONSUMATORI. LEGGERO CALO DELLA PRESENZA SUI MEDIA (CIRCA 8.000 CITAZIONI), AUMENTA LA PRESENZA SUI SOCIAL MEDIA (OLTRE 87.000 FOLLOWER)

Nel corso del 2025, l’Autorità ha consolidato una strategia di comunicazione integrata e multicanale, orientata a supportare i cittadini durante complesse fasi di novità normative e a informare efficacemente attraverso i media, il maggior numero di stakeholder sui temi regolatori, consolidando al contempo brand e reputazione.
Campagne realizzate: Nel 2025, la DCOM ha realizzato due importanti campagne comunicative multicanale. La prima, lanciata nei mesi di gennaio-febbraio, ha riguardato il rilancio della campagna «Chiedi all’ARERA» con spot radiofonici e televisivi RAI (115 passaggi in radio, 80 passaggi in TV nel mese di marzo, con successivo rilancio a settembre). Tale campagna, originariamente sviluppata nel 2024, è stata rivisitata e riproposta in occasione degli interventi normativi relativi ai contributi integrativi per le famiglie in difficoltà economica e al passaggio dei clienti vulnerabili all’STG, per rinforzare il supporto ai cittadini nel reperimento di informazioni corrette.
La seconda campagna, «Nuova Bolletta – Scontrino dell’energia», lanciata a fine giugno e realizzata con il supporto del fornitore, ha adottato una strategia multicanale: nella prima fase (luglio), sono stati utilizzati gli spazi di comunicazione istituzionale messi a disposizione dalla Presidenza del Consiglio su reti RAI (80 passaggi TV, 60 passaggi radio); nella seconda fase (settembre-ottobre), sono stati acquistati spazi su radio nazionali private, piattaforme social (Facebook, Instagram, YouTube) e influencer marketing mirato a target specifici (GenZ e pubblico interessato a divulgazione economica).

Più in generale la presenza mediatica nel 2025 ha visto poco più di 8.000 tra articoli e servizi che hanno citato ARERA (contro i quasi 9.000 del 2024), di cui oltre 5.300 sono attribuibili alle testate cartacee, 406 TV e 183 radio. In questo senso si segnala il consolidamento della collaborazione con Repubblica.it con la rubrica «ARERA risponde», con Rai Radio 1 per la trasmissione settimanale «Sportello Italia» (curata ininterrottamente per sei anni), con la rivista specializzata Servizi a Rete e, infine, avviata una nuova collaborazione con AdnKronos e Area (circuito radio locali) per la realizzazione di 16 contenuti giornalistici.

I social media hanno continuato a crescere: +8% dei follower totali (circa 87.000), con LinkedIn in forte espansione (+10%, oltre 66.000 follower) e YouTube (oltre 3.200 iscritti, +50% rispetto al 2024 ). A profili X, Linkedin, YouTube, si sono da poco aggiunti il canale Instagram e la nuova pagina Facebook istituzionale dell’ARERA. Nel 2025, sono stati pubblicati oltre 600 contenuti originali sui canali social dell’Autorità, realizzati anche con il supporto del fornitore. I contenuti hanno spesso adottato approcci innovativi, come la rubrica «L’utile detto facile» (consigli pratici per consumatori), «WE ARERA» (focus su temi istituzionali), «ARERA NEWS» e «Parlano i Num3ri» (su LinkedIn per un pubblico professionale), e gli Shorts video (su YouTube e Instagram, per raggiungere utenti con tempi di fruizione ridotti).
Nel corso del 2025, il profilo X (ex Twitter) ha mantenuto un Engagement Rate stabile, segno di un pubblico fidelizzato e interessato, sebbene i numeri assoluti di reach e impressions siano in costante calo, più in generale per la piattaforma considerata.

 

 

ELETTRICITÀ: NEL 2025, L’ITALIA RIDUCE IL PREZZO FINALE (-1,6%) E ACCORCIA LA DISTANZA PREZZI CON L’EUROPA (+13%). MA ONERI E COMPONENTE FISCALI NEUTRALIZZANO I RISPARMI POSSIBILI. LE FAMIGLIE TEDESCHE SONO SEMPRE QUELLE CHE PAGANO DI PIÙ, SEGUITE DA QUELLE ITALIANE

Nel 2025 per l’insieme delle classi di consumatori domestici dell’Unione europea si evidenzia un au-mento in 14 Paesi e una riduzione nei restanti 14. Tra i Paesi che hanno sperimentato gli aumenti più consistenti spiccano la Romania (32,9%), la Polonia, l’Irlanda e l’Austria (15%); altri Paesi, invece, hanno visto una diminuzione dei prezzi, relativamente modesta nel caso di Italia (-1,6%) e Portogallo (-2%), e decisamente più robusta in Danimarca (-8,5%), Cipro (-9,1%) e Francia (-9,2%). Nonostante le forti differenze tra i singoli Paesi, il prezzo medio ponderato nell’Area euro ha registrato una leggera di¬minuzione (-1%).
La media dell’Area euro registra un prezzo pari a 31,09 c€/kWh, come detto, in lieve diminuzione rispetto al 2024. Al suo interno la componente che si riduce maggiormente è la materia energia (-11,7%: da 15,85 a 14,00 c€/kWh).

Il confronto dei prezzi rilevati per l’insieme delle classi di consumatori domestici nei quattro principali Paesi europei – Italia, Francia, Germania e Spagna – fa emergere sostanziali differenze. Con un prezzo medio di 25,46 c€/kWh, del 9,2% inferiore a quello dell’anno precedente, la Francia è il Paese che registra il calo più marcato tra i quattro Paesi messi a confronto. La componente energia è il principale driver del¬la riduzione complessiva: essa è diminuita, infatti del 28,3% rispetto al 2024, scendendo a 10,75 c€/kWh.
La Germania resta il Paese con il prezzo finale più elevato, sebbene anch’esso in diminuzione, da 41,13 a 40,23 c€/kWh (-2,2% rispetto all’anno precedente).
La Spagna è l’unico Paese con un incremento significativo del prezzo finale, che è aumentato dell’8,1% passando da 26,56 a 28,28 c€/kWh. Questo perché la lieve discesa della componente ener gia (-0,9%) e la flessione del 2,1% dei costi di rete non sono riuscite a compensare la significativa cre-scita (37,9%) della componente fiscale, passata da 6,33 a 8,73 c€/kWh.

In Italia si è registrata una moderata riduzione del prezzo totale (-1,6%), che è sceso a 35,12 c€/kWh, ma nel nostro Paese, diversamente da Francia, Germania e Spagna, la discesa del prezzo medio per i clienti domestici era cominciata già nel 2024. Analizzando la dinamica delle componenti, si nota che la componente energia è rimasta praticamente invariata (-0,1%: da 19,69 a 19,68 c€/kWh) dopo il forte calo registrato nel 2024 (-20,7%), mentre sono diminuiti del 5,8% i costi di rete (da 6,23 a 5,87 c€/ kWh) e la componente fiscale (-2,1%).

Nel 2025 i consumatori domestici in Italia, quindi, risultano pagare un prezzo superiore del 13% a quelli all’Area euro, con un differenziale di 4,03 c€/kWh che deriva quasi esclusivamente dalla com¬ponente energia, il cui valore in Italia è 5,68 c€/kWh maggiore di quello dell’eurozona.
Guardando alle classi di consumo, nel 2025 i prezzi italiani risultano superiori sia alla Francia sia alla media dell’Area euro in tutte le classi di consumo, mentre sono di poco superiori a quelli tedeschi solo nella fascia DA che include i clienti con consumi inferiori a 1.000 kWh all’anno (60,18 contro 59,03 c€/ kWh). Nelle fasce DB (consumi compresi tra 1.000 e 2.500 kWh annui) e DC (consumi tra 2.500 e5.000 kWh annui) — che rappresentano le classi di consumo più numerose e maggiormente rappresenta¬tive delle famiglie italiane — i prezzi si attestano rispettivamente a 35,13 c€/kWh e 31,32 c€/kWh. Pur risultando inferiori rispetto alla Germania, in tali classi i prezzi rimangono significativamente superiori rispetto a Francia, Spagna e Area euro.

 

ELETTRICITÀ: IN EUROPA CALI DIFFUSI PER I PREZZI DEI CLIENTI NON DOMESTICI, ANCHE IN ITALIA (-1%) MA RESTANO POCO COMPETITIVI A CAUSA DELLA COMPONENTE ONERI, IMPOSTE E TASSE (+24,1%) SU AREA EURO

L’analisi comparativa dei prezzi totali (cioè al lordo di oneri e imposte) rilevati nel 2025 per l’insieme delle classi di consumatori non domestici dell’Unione europea evidenzia un aumento in 10 Paesi e una riduzione nei restanti 20. L’andamento dei prezzi dell’energia elettrica per tali clienti evidenzia, quindi, un quadro complessivamente orientato alla riduzione rispetto al 2024. L’Area euro registra una diminuzione del 4%; tuttavia, i vari dati nazionali risultano molto differenziati. Il prezzo medio per i Pa¬esi dell’Area euro è sceso a 21,15 c€/kWh, evidenziando una variazione rispetto al 2024 del -3,9%. La diminuzione è stata trainata soprattutto dalla componente energia, che si è ridotta del 9,1%, passando da 12,08 a 10,98 c€/kWh. Tale calo è stato tuttavia parzialmente annullato dall’aumento del 6,1% dei costi di rete (3,99 c€/kWh) e dello 0,3% delle voci relative a oneri e fiscalità (6,18 c€/kWh).

Come per la clientela domestica, anche i prezzi per i clienti non domestici sono fortemente diminuiti in Francia, da 19,34 a 17,36 c€/kWh (-10,2%). Si tratta del calo più marcato tra i Paesi osservati, mentre la Germania resta il secondo Paese con il prezzo più elevato, sebbene diminuito rispetto all’anno prece¬dente del 4,5%, passando da 24,91 a 23,80 c€/kWh. Come sempre, la Spagna registra il prezzo finale più basso (16,10 c€/kWh) tra i Paesi confrontati, per giunta in riduzione del -3,4% rispetto al 2024.
In Italia il prezzo totale si è moderatamente ridotto, registrando un calo dell’1% e attestandosi a 26,25 c€/kWh. La diminuzione è quindi risultata molto più contenuta rispetto a quella osservata negli altri Paesi ¬ presi in esame. Dal dettaglio delle componenti emerge che la parte energia è aumentata del 2%, unico caso tra i Paesi analizzati.
Nel 2025 i consumatori non domestici in Italia, rispetto all’Area euro, hanno affrontato un prezzo finale superiore del 24,1%; il differenziale è pari a 5,10 c€/kWh e deriva quasi esclusivamente dalla componente energia, il cui valore è risultato del 27% superiore a quello nella media dell’Area euro (3 c€/kWh in più).

Analizzando i prezzi per classe di consumo, la Germania continua a presentare livelli di prezzo più elevati in tutte le classi di consumo non domestico, tranne la prima. I valori tedeschi si attestano infatti a 38,92 c€/kWh nella fascia IA (consumi più bassi) e rimangono superiori ai 18 c€/kWh anche nella fa¬scia IF (consumi più elevati). Rispetto al 2024, il mercato tedesco mostra una lieve riduzione dei prezzi nelle classi intermedie e alte, mentre nella fascia più bassa i valori risultano sostanzialmente stabili.
Dopo la Germania, il secondo Paese con i prezzi maggiori è l’Italia: nel 2025, infatti, i prezzi risultano superiori rispetto a Francia, Spagna (che si confermano i Paesi più competitivi), e Area euro in tutte le classi di consumo considerate. Nella fascia IA il prezzo raggiunge 46,52 c€/kWh, mentre nella fascia IF, relativa ai consumatori più energivori, si attesta a 15,73 c€/kWh. Rispetto al 2024 il mercato italiano evidenzia una dinamica differenziata. Nelle fasce più basse e intermedie (IA e IC) si registrano aumenti rispettivamente del 6,9% e del 3,4%, mentre nelle fasce più elevate i prezzi mostrano variazioni più contenute, con incrementi inferiori al 2%.

 

ELETTRICITÀ: CONSUMI STABILI (+0,1%). LA PRODUZIONE NAZIONALE CRESCE (+3,4%) MA SEGNA UN’INVERSIONE DI TENDENZA CON IL TERMOELETTRICO IN AUMENTO (+ 5,2%) E LE RINNOVABILI IN CALO (-1,5%)

I consumi di energia elettrica si sono mantenuti per lo più stabili a 312,4 TWh segnando un leggero incremento dello 0,1% interamente dovuto al settore dei servizi (+1,9%) che ha compensato le lievi contrazioni registrati da tutti gli altri settori. La domanda italiana è stata soddisfatta per l’85% dalla produzione nazionale netta (escludendo l’energia destinata ai pompaggi) e per il restante 15% dal saldo con l’estero. La produzione nazionale lorda è cresciuta del 2,4% e si attesta a 277,4 TWh ma rispetto al 2024 si assiste a un’inversione di tendenza con le rinnovabili, che coprono il 48% del mix, ancora in diminuzione (-1,5%) e il termoelettrico in ripresa (+5,2%). Nel dettaglio, a crescere sono state la generazione da gas naturale è aumentata del 7% e quella fotovoltaica del 25% mentre eolico e idroelettrico hanno segnato un calo rispettivamente del 3% e del 21%.

Nel 2024 il gruppo Enel si conferma il primo produttore con una quota del 12,3% (ancora in calo rispetto al 13,5% del 2024) seguito da Eni al 9,1% (9,2% nel 2024). Quest’ultima rimane sempre al primo posto per generazione termoelettrica (18,5%) seguito da Edison con il 14,4% ed EPH al terzo con l’8,1%. Enel rimane al quarto posto con il 6%%. Complessivamente, per l’anno 2025, i costi derivanti dall’incentivazione delle fonti rinnovabili sono risultati pari a circa 9,3 miliardi di euro in aumento del 4,3% rispetto all’anno precedente. L’incre¬mento è sostanzialmente dovuto alla crescita del 3% degli incentivi al fotovoltaico derivanti dai cin¬que conti energia, che negli anni più recenti costituiscono la voce più importante di tutte le forme di incentivazione. La quantità di energia elettrica incentivata è stata pari a circa 50,2 TWh, il 44% della quale è stata prodotta da impianti fotovoltaici, il 23% da impianti eolici, il 16% dalle biomasse, il 15% da impianti idrici e, infine, il 2% dalla fonte geotermica.

 

ELETTRICITÀ: NEL 2025 OLTRE 30 MILIONI DI CLIENTI DOMESTICI SONO NEL MERCATO LIBERO CHE RESTA PIÙ COSTOSO DELLA MAGGIOR TUTELA. ANCORA ALTO IL TASSO DI SWITCHING. TORNANO AD AUMENTARE I VENDITORI ATTIVI

Nel 2025 il numero di punti di prelievo domestici ha superato di poco i 30,5 milioni (+0,2% rispetto al 2024), di cui 3,2 milioni in Maggior Tutela (10,4% del totale), 3 milioni nel Servizio a Tutele Graduali (9,9%) e circa 24,3 milioni nel mercato libero (79,7%).
In termini di consumi, la quota di energia acquistata dal settore domestico nel mercato libero ha rag-giunto l’83%; quella del Servizio a Tutele Graduali è salita dal 5,5% al 9,9% mentre quella della Maggior Tutela è scesa all’8,2% dal già esiguo 14,4% osservato nel 2024. Sotto il profilo geografico, la ripartizio¬ne nei sei mercati a livello territoriale mostra una quota del mercato libero largamente preponderante, seppure con divari regionali che si vanno lentamente colmando: la percentuale più bassa è in Calabria (87,4%) mentre la più elevata in Val d’Aosta (97,2%).

Nonostante registri un calo rispetto al 2024, l’attività di switching delle famiglie italiane si mantiene elevata, rispettivamente al 20,8% in termini di clienti e al 21% in termini di volumi. È verosimile, infatti, che l’uscita automatica dal servizio di maggior tutela abbia spinto una parte dei clienti a informarsi e a cercare un fornitore alternativo sul mercato libero, avendo comunque cambiato contratto.

In aumento, il numero di venditori – 769 di cui 710 nel mercato libero – che torna ai livelli di due anni fa interrompendo il trend di riduzione iniziato nel 2022.
Il gruppo Enel rimane l’operatore dominante dell’intero mercato elettrico italiano, sebbene con una quota del 22,3%, da anni in calo (era 33,5% nel 2023 e 26,8% nel 2024), a causa di una forte diminuzio¬ne delle vendite del gruppo (-15,8%), calate di circa 10 TWh. Al secondo posto si conferma il gruppo A2A con una quota del 10%, (8,3% nel 2024) e dal gruppo Edison con il 7,5% (6,3% nel 2024).

Ancora in riduzione il grado di concentrazione nel mercato elettrico: la quota dei primi tre gruppi è pari al 38,6% (era al 39,3% nel 2024 e al 44,1% nel 2023); quella dei primi cinque è scesa sotto al 50% (era al 51,3% nel 2024 e al 55,2% nel 2023.
Nel 2025 il mercato libero dell’energia elettrica presenta una netta differenziazione tra clientela domesti¬ca e non domestica nelle preferenze relative alla tipologia di prezzo contrattuale: mentre per i domestici vi è una sostanziale equivalenza tra prezzo fisso (51%) e variabile (49%), per i non domestici la preferenza del prezzo variabile è inequivocabile (79,5%). Tale distribuzione riflette la maggiore propensione delle im¬prese ad assumere il rischio legato all’andamento dei prezzi all’ingrosso, anche in considerazione della possibilità di beneficiare più rapidamente di eventuali riduzioni delle quotazioni di mercato.

Per i clienti domestici, il differenziale di prezzo medio (componente di approvvigionamento) tra le due formule risulta molto contenuto: 236,69 €/MWh per i contratti a prezzo fisso contro 232,35 €/MWh per quelli a prezzo variabile, con uno scarto inferiore al 2%. Per i non domestici il differenziale è del 12% con i contratti a prezzo variabile che presentano un prezzo medio inferiore rispetto alle offerte a prezzo fisso (156,26 €/MWh contro 178,08 €/MWh).
Anche nel 2025 il mercato libero presenta nuovamente valori di prezzo superiori al servizio di mag¬gior tutela per tutte le classi di consumo.
Al 1° gennaio 2026, il prezzo dell’energia elettrica per un consumatore domestico (vulnerabile) residente in maggior tutela, con consumi annui di 2.000 kWh e 3 kW di potenza, è pari a 25,2 c€/kWh al netto delle imposte e a 27,97 c€/kWh incluse le imposte mentre per il Servizio a tutele graduali questi valori sono pari a 22,8 c€/kWh e 25,3 c€/kWh.

 

GAS: NEL 2025 I CLIENTI ITALIANI PAGANO DI PIÙ (+7%) RISPETTO ALL’AREA EURO. PESANO MATERIA ENERGIA E COSTI DI RETE

Nel 2025 i prezzi totali (cioè al lordo di oneri e imposte) del gas naturale per i clienti domestici in Euro¬pa mostrano complessivamente una crescita moderata, ma con differenze molto marcate tra i singoli Paesi. Più in dettaglio, si registra un aumento in 17 Paesi e una riduzione nei restanti 8. Gli aumenti più elevati emergono in Ungheria, Polonia, Lussemburgo e Bulgaria, tutti con una crescita dell’11, seguiti da Estonia (+10%) e Croazia e Francia (+9%). L’Italia registra un incremento di poco inferiore al 5%, superiore alla media dell’Unione Europea e dell’Area euro, entrambe pari al 3%.

La media dell’Area euro registra una spesa totale pari a 12,81 c€/kWh, in aumento del 2,8%. Tale variazione deriva principalmente da un incremento dell’11,1% nei costi di rete (da 2,34 a 2,60 c€/kWh) e del 10,9% nella componente fiscale (da 3,59 a 3,98 c€/kWh), mentre la componente energia si è ridotta del 4,6% (da 6,53 a 6,23 c€/kWh).
Con un prezzo complessivo di 14,14 c€/kWh, la Francia evidenzia l’aumento di prezzo più elevato tra i principali Paesi analizzati, pari all’8,5%.
La Germania presenta prezzi sostanzialmente stabili: il prezzo passa infatti da 12,06 a 12,12 c€/kWh (+1%). Questo perché la forte riduzione (-14,1%) della componente energia viene quasi interamente assorbita dagli aumenti nei costi di rete e nella componente fiscale, rispettivamente pari al 19,3% e al 22,9%.
La Spagna registra il prezzo finale più basso tra i Paesi analizzati (9,31 c€/kWh), rimasto sostanzialmente in linea con quello del 2024 (+0,6%). La componente energia, diminuita del 3,4%, resta la più bassa come negli anni scorsi, mentre i costi di rete aumentano del 9,5% e la componente fiscale del 2,9%.
In Italia si registra un aumento moderato della spesa complessiva: il prezzo si attesta a 13,71 c€/ kWh, con una variazione annua del 4,8%. Disaggregando le componenti, si nota che la componente energia cresce dell’1,3%, da 6,94 c€/kWh a 7,03 c€/kWh. In Italia e in Francia tale componente torna quindi in aumento. I costi di rete restano sostanzialmente stabili (-1%; da 2,96 a 2,93 c€/kWh), mentre l’incremento di oneri e tasse (+17,9%; da 3,18 a 3,75 c€/kWh) contribuisce alla crescita della bolletta per i clienti domestici italiani.

Nel 2025 per i consumatori domestici italiani il prezzo del gas risulta del 7% superiore rispetto alla media dell’Area euro, con un differenziale di 0,90 c€/kWh. La componente energia (con un differenziale di +0,80 c€/kWh) e i costi di rete (con un differenziale di +0,33 c€/kWh) presentano divari analoghi in termini percentuali (+12,8% e +12,7%), mentre le componenti fiscali italiane si collocano su un livello leggermente inferiore alla media europea (-5,8%). Rispetto alla Francia, il consumatore domestico italiano paga un prezzo inferiore del 3%. Il confronto con la Germania mostra invece un differenziale a sfavore dell’Italia: il prezzo per i clienti domestici italiani è superiore del 12,6% rispetto a quello dei consumatori tedeschi. Anche rispetto alla Spagna l’Italia registra prezzi del gas per i clienti domestici significativamente più elevati: il divario raggiunge il 47,3%, pari a 4,40 c€/kWh, il valore più elevato tra tutti i Paesi messi a confronto.

In sintesi, il prezzo del gas italiano si colloca al secondo posto tra i quattro Paesi analizzati, per via della componente energia più alta e costi di rete abbastanza elevati, mentre la componente fiscale è in linea con gli altri Paesi (con l’eccezione della Spagna).
Guardando ai differenziali riferiti alle classi di consumo la Francia presenta nel 2025 i prezzi domestici del gas più elevati tra i principali Paesi europei in tutte le classi di consumo. L’incremento è particolarmente marcato nelle classi a consumo più elevato (8.4% per la D2; 11% per la D3), mantenendo livelli superiori sia all’Area euro sia all’Italia.

La Germania mostra nel 2025 una sostanziale stabilizzazione dei prezzi per il settore domestico: la classe D1 passa da 15,67 a 16,12 c€/kWh (+2,9%), la D2 passa da 12,16 a 12,19 c€/kWh (+0,2%), la D3, infine passa da 10,80 a 11,25 c€/kWh (+4,2%). La Germania mostra prezzi inferiori rispetto all’Italia in tutte le classi di consumo, ma superiori alla Spagna.

Anche nell’Area euro si rileva una moderata crescita dei prezzi per tutte le classi, con una struttura tarif¬faria progressiva inversa, comune alla maggior parte dei Paesi europei: il prezzo unitario diminuisce al crescere dei consumi.
L’Italia si colloca stabilmente nella fascia alta dei prezzi europei del gas domestico, con prezzi in aumen¬to rispetto al 2024 in tutte le classi. L’aumento più marcato, 9,1%, riguarda la classe con consumi maggiori, in cui il prezzo sale da 11,11 a 12,12 c€/kWh. Nella classe di consumatori più piccoli (D1), il prezzo cresce del 3,7%, da 17,12 a 17,75 c€/kWh, mentre nella classe D2, che raccoglie due terzi dei consumi italiani, l’aumento è del 4,2%, da 12,30 a 12,87 c€/kWh. Rispetto all’Area euro, i prezzi italiani risultano superiori in tutte le classi; il differenziale rispetto alla Spagna è particolarmente elevato, mentre quello rispetto alla Germania resta più contenuto, ma comunque positivo.

 

GAS: CALO GENERALIZZATO DEI PREZZI PER I CLIENTI NON DOMESTICI. LE IMPRESE ITALIANE PAGANO MENO DI QUELLE FRANCESI E TEDESCHE MA PIÙ DI QUELLE SPAGNOLE

L’andamento dei prezzi del gas per usi non domestici in Europa evidenzia una generale tendenza alla crescita rispetto al 2024 (il prezzo medio nell’Area euro passa da 6,98 a 7,26 c€/kWh cioè +4%), con 18 Paesi che evidenziano un aumento. Il dato più anomalo riguarda la Lituania, che registra un incremento del 46%, di gran lunga superiore al resto d’Europa, ma tra i Paesi con gli aumenti più significativi figurano anche Austria (+9%), Grecia, Portogallo e Germania (+8%) e Bulgaria (+7%). Solo in sei Paesi si registra una riduzione del prezzo: le riduzioni più significative sono quelle della Slovacchia (-8%), del Lussem¬burgo (-7%) e dell’Ungheria (-5%). Con una variazione del 6%, l’Italia si colloca tra i Paesi in aumento.

Nonostante l’aumento più elevato, anche nel 2025 i clienti industriali italiani hanno pagato un prezzo più basso rispetto alla media dell’Area euro: il differenziale si è un po’ ridotto, da -0,84 a -0,78 c€/ kWh. Nel confronto con gli altri Stati membri dell’Unione europea, i prezzi più elevati del gas per uso non domestico sono stati registrati in Svezia (12,02 c€/kWh), nei Paesi Bassi (9,39 c€/kWh), in Finlandia (9,28 c€/kWh) e in Danimarca (8,28 c€/kWh); all’estremo opposto i prezzi più contenuti sono stati rilevati in Spagna (4,95 c€/kWh), in Bulgaria (5,02 c€/kWh) e in Grecia (5,20 c€/kWh).
La Francia, che nel 2024 evidenziava il prezzo più oneroso tra i Paesi analizzati, presenta ancora prezzi elevati e inferiori solamente a quelli tedeschi.
La Germania registra l’aumento più elevato (7,5%) del prezzo totale, che passa da 7,31 a 7,86 c€/kWh. La riduzione del 2,3% della componente energia (da 4,44 a 4,34 c€/kWh), viene completamente as-sorbita dall’aumento della parte fiscale, che cresce di 0,49 c€/kWh (22,8%), e dei costi di rete, che aumentano di 0,16 c€/kWh (22,2%).

 

GAS: NEL 2025 IN ITALIA PROSEGUE LA RIPRESA DEI CONSUMI (+2%), CRESCE ANCHE LA PRODUZIONE CHE ARRIVA A 3 MLD M3. IN RIPRESA LE IMPORTAZIONI (+3,6%) CON ALGERIA ANCORA PRIMO FORNITORE. CRESCE ANCORA IMPORT GNL (+44%)

Nel 2025 il consumo di gas naturale è aumentato quasi del 2%, passando da 61 a 62,1 miliardi di m3. Dopo il forte calo registrato nel 2022 e nel 2023 (-10% in entrambi gli anni) e il lieve recupero del 2024 (+1,2%), questo incremento rappresenta un ulteriore segnale positivo per il settore. La ripresa è stata sostenuta pressoché interamente dai consumi del settore termoelettrico che sono aumentati del 6,6%, principalmente per compensare il calo delle importazioni nette di elettricità.
Cresce anche la produzione nazionale, che passa da 2,6 a 3 miliardi di m3, con ENI che si conferma al primo posto con il 56,7% del totale. Leggero aumento anche per le esportazioni che tornano ai livelli del 2023 (2,1 mld m3). Il livello di dipendenza dall’estero, misurato come rapporto tra le importazioni nette e il valore lordo dei consumi nazionali, è leggermente diminuito: nel 2025 il 94,3% del gas di¬sponibile in Italia è arrivato dall’estero (nel 2024 era pari a 95,2%).

In ripresa le importazioni, salite da 59,5 a 61,6 miliardi di m3 (+3,6%), per effetto del raddoppio dei flussi provenienti dagli Stati Uniti e un notevole aumento di quelli dal Nord Europa (+43% sia dalla Norvegia sia dall’Olanda). Crescono anche i volumi provenienti dai Paesi di più recente ingresso nel mix di approvvigionamento (Trinidad e Tobago, Guinea Equatoriale, Nigeria, Mauritania e Senegal) che passano da 0,9 a 2,2 mld m3 mentre, al contrario, si riducono le importazioni dai fornitori storici (Algeria, Azerbaigian, Qatar e Libia). Anche i quantitativi statisticamente attribuiti alla Russia (legati a maggiori erogazioni dagli stoccaggi austriaci in transito da Tarvisio) sono diminuiti drasticamente, passando da 5,7 mld m3 nel 2024 a 972 milioni m3.

Considerando i volumi complessivi di importazione, sia via tubo sia via nave, nel 2025 l’Algeria si con¬ferma il primo fornitore dell’Italia con una quota del 36,1%, seguita dall’Azerbaigian (16,2%) e dagli Stati Uniti (15,9%). L’incidenza del Qatar si è lievemente ridotta, dall’11,6% all’11%, mentre quella dei Paesi del Nord Europa (Norvegia e Olanda), storicamente rilevante, è risalita dal 10,1% al 14,1%.

La crescita delle importazioni italiane è stata sostenuta in larga misura dal gas naturale liquefatto: nel 2025, i volumi di GNL provenienti dall’estero sono aumentati del 44%, passando da 14,7 a 21,2 mld m3 e coprendo circa un terzo dell’import complessivo.
Le prime tre posizioni della classifica dei venti maggiori importatori restano invariate: Eni si conferma al primo posto nonostante un calo che ha portato la sua quota di mercato dal 30,9% al 28,6%; anche Edi¬son, seconda in classifica, mantiene la sua posizione ma vede la quota passare dal 17,6% al 15,3%. I primi tre importatori hanno approvvigionato il 59,1% del gas entrato nel mercato italiano (era 64,4% nel 2024).

 

GAS: INVARIATO LIVELLO DI CONCENTRAZIONE DEL MERCATO CON EDISON AL PRIMO POSTO SEGUITO DA ENI. LIEVE AUMENTO DELLE FAMIGLIE NEL SERVIZIO DI TUTELA DELLA VULNERABILITÀ. IL MERCATO LIBERO SI CONFERMA PIÙ COSTOSO

Nel 2025 il livello della concentrazione nel mercato della vendita finale è rimasto pressoché inva¬riato rispetto all’anno precedente: i primi tre gruppi controllano il 39,3% mentre nel 2024 la quota era pari al 38,6%. Il gruppo Edison resta primo, con vendite in crescita del 9,7% e una quota di mercato salita dal 15,5% al 16,8%. Il gruppo Eni consolida la seconda posizione (riguadagnata nel 2024 dopo averla persa nel 2023), con vendite in aumento del 7,1% e quota in crescita dal 12% al 12,7%. Il gruppo Enel rimane terzo, nonostante un calo delle vendite dell’11,5%, con la quota di mercato che scende dall’11,1% al 9,7%. Il numero di venditori attivi nel mercato al dettaglio ha ripreso a salire arrivando a 493, cioè 11 in più del 2024.

Considerando solo il settore domestico si può osservare che la quota di volumi acquistati sul mer-cato libero nel 2025 si è lievemente ridotta all’86,2% per le famiglie mentre ha raggiunto il 99,4% per i condomini (entrambi i valori al netto degli autoconsumi). In termini di punti di prelievo, nel 2025 la quota delle famiglie nel Servizio di tutela della vulnerabilità è risultata pari al 13,6% (era 13% nel 2024). Nel 2025 la percentuale di switching, cioè del numero di clienti che ha cambiato fornitore nell’anno solare è risultata complessivamente pari al 18,8% in termini di clienti e al 19,4% dei volumi confermando sostanzialmente i valori dell’anno precedente.
Nel 2025 il mercato libero ha superato l’80% in tutte le Regioni, con punte oltre il 90% in Lombardia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna. Il servizio di tutela della vulnerabilità ha una quota media nazionale del 12,2%, con incidenza maggiore nelle regioni meridionali e in Liguria. Le quote più alte si registrano in Basilicata (18,9%), Calabria (18,3%) e Sicilia (18,3%); le più basse in Sardegna (0,2%), Umbria (9,8%) e Lombardia (9,9%).

La maggioranza dei contratti sottoscritti nel mercato libero dai clienti domestici (67,9%) è a prezzo variabile, con una componente di approvvigionamento inferiore rispetto ai contratti a prezzo fisso (75,0 contro 81,2 c€/m³); resta comunque significativa la quota di famiglie che preferisce la stabilità del prezzo fisso. Nei condomini a uso domestico la preferenza per il prezzo variabile è molto più marcata (94,1%), con prezzi medi leggermente inferiori rispetto al fisso (61,1 contro 62,5 c€/m³). Tra i clienti non domestici il prezzo variabile è ancora più diffuso (86,2%), ma qui il differenziale di prezzo con il fisso è minimo (50,2 contro 48,9 c€/m³).
Il prezzo finale del gas per il consumatore tipo nel servizio di tutela della vulnerabilità (compren¬sivo di imposte) ha seguito da vicino l’andamento della componente materia gas: dopo il picco di 130 c€/m3 a febbraio 2025, è sceso rapidamente a 108 c€/m3 ad aprile, mantenendosi stabile in estate, per poi scendere ulteriormente a 102 c€/m3 a dicembre e risalire a 113 c€/m3 a gennaio 2026. Questa dinamica è legata principalmente alla componente materia gas, salita da 42 c€/m3 (prima-vera 2024) a un massimo di 65,7 c€/m3 (febbraio 2025), poi scesa sotto i 50 c€/m3 ad aprile e a 41,5 c€/m3 a fine anno, prima di risalire verso i 50 c€/m3 a gennaio 2026; quest’ultimo aumento, insieme alla crescita dei costi di rete, ha determinato la risalita del prezzo complessivo.
Per i clienti domestici con consumi annui fino a 5000 m3 il prezzo medio nel mercato libero resta più costoso (112,4 c€/m3) rispetto a quello riservato ai clienti vulnerabili (93,5 c€/m3).

 

ACQUA: SPESA PER INVESTIMENTI OLTRE 29 MILIARDI DI EURO AL 2029. CONTRAZIONE DI RISORSE PUBBLICHE E SCADENZA CONCESSIONI RALLENTANO LA CRESCITA, PRIMI SEGNALI DI INVERSIONE DI RIPRESA NEL 2026

Nell’ambito dell’attività istruttoria condotta dall’Autorità nel 2024 – e nei primi mesi del 2025 – per l’approvazione delle predisposizioni tariffarie per il quarto periodo regolatorio 2024-2029, alla data del 12 maggio 2026, gli atti di determinazione tariffaria adottati dall’Autorità hanno riguardato 60 gestioni, interessando 29.224.152 abitanti.

Con riferimento al campione, composto da 170 gestioni per le quali la proposta di aggiornamento biennale delle predisposizioni tariffarie è stata trasmessa all’Autorità (che servono complessivamente 53.969.154 abitanti), la variazione media (rispetto all’anno precedente) dei corrispettivi applicati all’utenza nel 2025 risulta pari a +6,3% con una certa eterogeneità a livello geografico: +5,03% nell’area Sud e Isole, a +5,60% nel Centro, a +7,57% nel Nord-Est, e a+7,19% nel Nord-Ovest.
Gli investimenti programmati per il periodo 2024-2029 – al lordo delle previsioni in ordine alla dispo¬nibilità di finanziamenti pubblici per la realizzazione di infrastrutture idriche – risultano, in termini pro capite, pari a 541 euro/abitante a livello nazionale (corrispondenti a una spesa annuale per investimenti di 90 euro/abitante/anno, in aumento rispetto al valore annuale di 69 euro/abitante/anno che ha caratterizzato il terzo periodo regolatorio 2020-2023); il valore più elevato si riscontra nell’area del Centro, con 802 euro/abitante per il quarto periodo regolatorio 2024-2029.

In termini assoluti, la spesa per investimenti relativa al menzionato campione di 170 operatori che servono poco meno di 54 milioni di abitanti ammonta complessivamente (considerando anche la disponibilità di fondi pubblici) a 29,6 miliardi di euro per i sei anni del quarto periodo regolatorio, passando da 4,7 miliardi di euro nel 2024, a 6,1 miliardi di euro nel 2025, per poi registrare una flessione per le annualità successive attestandosi a 5,3 miliardi di euro nel 2026, a 4,8 miliardi di euro nel 2027, a 4,6 miliardi di euro nel 2028 e a 4,1 miliardi di euro nel 2029.
La citata flessione è conseguente a una progressiva contrazione dei finanziamenti pubblici disponibili al momento di redazione delle predisposizioni tariffarie (avvenute nel 2024), nonché alla presenza di avvicendamenti gestionali di imminente avvio o che risultano ancora in corso per il protrarsi delle relative procedure. Tali evidenze denotano l’urgenza di perseguire iter rapidi per la selezione di affidatari dotati di adeguate capacità tecniche e gestionali. I citati dati di investimento, a partire dal 2026, saranno comunque oggetto di aggiornamento a cadenza biennale, anche tenuto conto di una rinnovata disponibilità di risorse pubbliche destinata al settore idrico (il riferimento, in particolare, è allo “Strumento finanziario nazionale per gli investimenti infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico”, SFNIISSI, introdotto in sede di ultima revisione al PNRR). Le verifiche compiute hanno confermato una diffusa capacità di realizzazione degli investimenti programmati (pur con una certa variabilità fra le gestioni del panel). Il tasso di realizzazione è risultato pari al 95% nel 2022 e al 86% nel 2023, con valori più contenuti per i gestori operanti nell’area Sud e Isole (il cui tasso di realizzazione, per il 2023, si è attestato al 60%), per i quali sembrano permanere talune criticità in ordine all’esecuzione degli interventi.

 

ACQUA: 388 €/ANNO LA SPESA MEDIA PER LA FAMIGLIA TIPO. NONOSTANTE I MIGLIORAMENTI, PERDITE ANCORA RILEVANTI SOPRATTUTTO AL SUD E NELLE ISOLE

Nel 2025, la spesa media sostenuta da una famiglia di 3 persone, con consumo annuo pari a 150 m3, risulta a livello nazionale pari a 388 euro/anno (2,59 euro per metro cubo consumato). Il dato vede un valore più contenuto nel Nord-Ovest (299 euro/anno) e più elevato nel Centro (479 euro/anno) men¬tre Sud e Isole e Nord – Est più vicini alla media nazionale (rispettivamente: 393 euro/anno e 386 euro/ anno). Guardando le voci che compongono la bolletta degli utenti domestici, sempre con consumi pari a 150 m3/anno, risulta che il 38,3% circa della spesa è imputabile al servizio di acquedotto, per il quale si spendono a livello nazionale 148,5 euro/anno, il 12,1% è invece attribuibile al servizio di fognatu¬ra (46,8 euro/anno) e il 29,9% a quello di depurazione (115,9 euro/anno). Infine, la quota fissa pesa per il 10,7% (41,6 euro/anno) e le imposte per il 9,1% (35,3 euro/anno). Come già rilevato nella scorsa versione della Relazione Annuale, rispetto ai dati raccolti con riferimento all’anno di base (2016), dai dati espressi per il 2024 emerge un avanzamento nel processo di miglioramento complessivo per gli indicatori di qualità tecnica individuati dall’Autorità e una lieve ma stabile crescita del numero di gestori per i quali viene svolta periodicamente dagli Enti di governo dell’ambito la ricognizione dei dati infrastrutturali e di qualità, anche con riferimento alle gestioni localizzate nell’area geografica del Sud e delle Isole. Tuttavia, le perdite idriche si attestano ancora su livelli molto alti con un dato nazionale del 42,5% con punte fino al 50,6% nel Sud e Isole e valori più contenuti nel Nord-Ovest (34,4%).

L’analisi del fabbisogno di investimenti per il periodo 2024-2029 a livello nazionale conferma, anche per il quarto periodo regolatorio, il peso maggiore degli investimenti destinati alla riduzione delle perdite idriche nella pianificazione (che con il 26,8% continuano a guidare le priorità nella pianificazione del set¬tore sin dalle prime rilevazioni effettuate dall’Autorità nel 2019), seguiti dagli investimenti per la riduzione delle interruzioni (in costante crescita al 16%), da quelli per il miglioramento della qualità dell’acqua de¬ purata al 14%, e da quelli per l’adeguamento del sistema fognario al 12,5%. Infine, gli investimenti destinati al miglioramento del macro-indicatore M0 (l’indice di qualità tecnica che misura la resilienza, la capacità del sistema idrico di far fronte a diverse condizioni, inclusi cambiamenti climatici e picchi di domanda) rappresentano un fabbisogno dei gestori pari a circa 1,55 miliardi di euro, equivalenti al 5,22% del totale.

La quota di investimenti in infrastrutture del servizio idrico integrato non riconducibili direttamente a specifici obiettivi di qualità tecnica fissati dall’Autorità scende sotto l’11%. In termini generali di servizio, il quadro nazionale resta orientato prevalentemente sugli investimenti pianificati nelle infrastrutture ac¬quedottistiche (circa il 52%), rispetto a quelli previsti nelle reti fognarie e negli impianti di depurazione (nel complesso il 40%), con una forbice che si annulla sostanzialmente nel Nord-Ovest (dove il fabbiso¬gno nelle fasi di fognatura e depurazione quasi si equivale a quello di acquedotto), e si riallarga nelle altre aree fino a raggiungere la sua massima apertura nel Centro Italia dove gli investimenti nelle infrastrutture di acquedotto si attestano ben al di sopra della media nazionale (63,82%).

 

RIFIUTI: OPERATORI IN CALO (-19%), NEL 2025 SONO POCO PIÙ DI 8.100. IL METODO TARIFFARIO COPRE L’86% DEGLI ABITANTI. ANCORA IN AUMENTO LA PRODUZIONE DI RIFIUTI (+2,3%) E RACCOLTA DIFFERENZIATA (+1%)

Ad aprile 2026 risultano iscritti all’Anagrafica Operatori dell’Autorità 8.152 soggetti (erano 8.386 nel 2025). A conferma di un processo di organizzazione territoriale del servizio ancora incompleto, i soggetti iscritti come Enti territorialmente competenti permangono in numero elevato (pari a 2.698), sebbene in calo del 19% rispetto all’anno precedente.

Nel 2024 la produzione nazionale dei rifiuti urbani è stata pari a circa 30 milioni di tonnellate, in aumento del 2,3% rispetto al dato 2023. Si conferma il trend di crescita della raccolta differenziata, che aumenta più di un punto percentuale rispetto al 2023, passando dal 66,6% al 67,7% (in termi¬ni quantitativi oltre 20 milioni di tonnellate di rifiuti differenziati). A livello territoriale, le regioni del Nord-Est e del Nord-Ovest mantengono alti livelli di raccolta differenziata, pari rispettivamente al 77,8% (+1%) e al 71,3% (+0,7%), mentre il Centro si attesta al 63,2% (+0,9%), il Sud al 59,9% (+1,7%) e le Isole al 60,8% con un lieve incremento rispetto allo scorso anno (+0,3%).

Per quanto riguarda le predisposizioni tariffarie relative all’aggiornamento biennale 2024-2025, si re-gistra un positivo incremento del numero di soggetti adempienti alla regolazione tariffaria: rispetto alle 5.332 proposte tariffarie rilevate nel 2024, risultano trasmesse 5.699 – di cui 5.672 comunali e 27 pluricomunali – relative a 6.125 Comuni (il 78% dei Comuni italiani), per un totale di quasi 51 milioni di abitanti serviti pari all’86% della popolazione nazionale.

Dall’analisi dei Piani economico-finanziari a disposizione dell’Autorità, con particolare riferimento all’an¬nualità 2024, si osserva un limite di crescita medio delle tariffe determinato dagli ETC pari al 5,3%, men¬tre la variazione effettiva delle entrate tariffarie risulta più contenuta e pari al 3,3%, entrambi i valori risultano in riduzione rispetto a quelli registrati nel 2024 (rispettivamente 6,3% e 5,4%). Gli aumenti regi¬ strati derivano dalla forte spinta inflazionistica verificatasi nel corso del 2022 e proseguita nel 2023, che in termini tariffari ha esplicato i propri effetti nel biennio 2024-2025, in base alle disposizioni contenute nel MTR-2 per il riconoscimento dei costi ai fini della determinazione delle entrate tariffarie.
La spesa media annua TARI stimata per un’utenza domestica tipo (composta da tre componenti il nucleo famigliare in un’abitazione di superficie 100 mq), risulta pari, nel 2023, a 311 euro a livello na¬zionale, evidenziando significative differenze tra le varie aree geografiche.

 

TELERISCALDAMENTO: IL 70,5% DELLA PRODUZIONE ALIMENTATA A GAS. PREZZI ANCORA LONTANI DAL PRECRISI, LA MEDIA E’ DI 113 €/MWh

In Italia la diffusione dei sistemi di telecalore è ancora limitata ma con un trend che risulta storica¬mente crescente. Le 5 Regioni del Nord Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Veneto rappresentano, da sole, oltre il 95% dell’energia termica erogata ma la dimensione delle reti risulta piuttosto eterogenea. In Piemonte, ad esempio, un numero di reti più limitato distribuisce oltre il doppio di energia rispetto alle reti (perlopiù montane) localizzate in Trentino-Alto Adige. Nel 2024 le centrali termiche al servizio di reti di telecalore hanno prodotto 11.409 GWh termici, 6.511 GWh elettrici e 146 GWh frigoriferi. Il gas naturale si conferma la fonte energetica nettamente prevalente con il 70,5% del consumo energetico complessivo, tra le altre fonti portano un contributo significativo i rifiuti (14,9%) e le bioenergie (biomasse, biogas e bioliquidi, all’11%).

Il 69% degli utenti presenta una potenza contrat¬tuale non superiore a 50 kW, mentre il 24% ha una taglia maggiore di 50 e fino a 350 kW e solo il 7% ha una taglia superiore a 350 kW. Gli utenti di maggiori dimensioni, nonostante siano relativamente poco numerosi, rappresentano una quota cospicua dei consumi complessivi (oltre il 50%). L’energia distribu¬ita dalle reti di telecalore è utilizzata principalmente per la climatizzazione ambientale (riscaldamento e raffrescamento) e la produzione di acqua calda a uso igienico-sanitario, mentre è marginale l’utilizzo in processi industriali. Una quota significativa del mercato è costituita da utenze di tipo residenziale (65%) e terziario (32%), la domanda del settore industriale rimane marginale (3%). Il numero di imprese ope¬ranti su reti di telecalore è pari a 254 (249 un anno fa). Di queste, l’84% si occupa di attività strettamente legate all’esercizio delle reti e alla fornitura dall’energia termica alle utenze (distribuzione e/o misura e/o vendita) mentre la quota rimanente si occupa solo di produzione di energia termica.

L’ampia diffusione del metodo del costo evitato e di prezzi indicizzati ai combustibili per la determi¬nazione delle offerte commerciali agli utenti implica naturalmente una forte influenza delle quotazioni di mercato delle fonti energetiche, in particolare del gas naturale, sull’andamento dei prezzi del servi¬zio di teleriscaldamento. Per questa ragione a un picco del prezzo nell’anno 2022, risultato in media pari a 155 €/MWh, è seguito un calo a 116 €/MWh nel 2023 e, anche per effetto dell’introduzione del vincolo ai ricavi, a 113 €/MWh nel 2024.

Seppure i prezzi non siano ad oggi rientrati al livello precrisi, a causa del perdurare di tensioni sui mer-cati internazionali, si nota una importante riduzione, dopo il 2022, del valore medio e della variabilità tra le diverse offerte: il prezzo medio applicato dagli operatori nel 2024 varia tra 105 e 137 €/MWh.4,3 milioni di famiglie aiutate e 24 milioni di euro restituiti ai consumatori nel 2025.

 

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