News immediate,
non mediate!

Uil Scuola Trentino – Videointerviste

Categoria news:
OPINIONEWS ITALIA

ALLEANZA CONTRO LA POVERTÀ * RAPPORTO: «10,9% FAMIGLIE IN INDIGENZA ASSOLUTA, 20% “QUASI POVERE”, 1,29 MLN MINORI A RISCHIO»

Scritto da
12.04 - martedì 3 febbraio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
////

 

L’evento sarà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook dell’Alleanza contro la Povertà.

L’Italia povera (e quasi povera): numeri, analisi e proposte. Il Rapporto di Alleanza contro la povertà.
Oltre il 10% delle famiglie in Italia vive in povertà assoluta, secondo gli ultimi dati Istat. Accanto a queste, emerge però anche una vasta area di fragilità strutturale: quasi il 20% delle famiglie vive stabilmente attorno alla soglia di povertà, tra chi è “appena povero” (circa il 6%) e chi è “appena sopra” la soglia (8,2%). Le politiche di contrasto non stanno funzionando bene e anche l’informazione gioca (male) la sua parte.

Il volume sarà presentato il 5 febbraio a Roma.

La povertà in Italia non è più un fenomeno marginale o emergenziale, ma una condizione strutturale, stratificata e sempre più normalizzata, che attraversa ampi segmenti della popolazione e si radica nella vita quotidiana. È quanto emerge dal nuovo Rapporto “L’Italia delle povertà. Dinamiche sociali, risposte pubbliche e racconto dei media”, promosso dall’Alleanza contro la Povertà in Italia e realizzato da un gruppo di studiosi ed esperti di politiche sociali (si allegano Abstract e Punti chiave della ricerca).

Il Rapporto sarà presentato giovedì 5 febbraio 2026, dalle 9.30 alle 13.00, a Roma, presso il Chiostro San Salvatore in Lauro (via dei Marchegiani 8–13).

“Siamo molto contenti e orgogliosi del lavoro fatto che si inserisce nell’ambito dell’impegno di Alleanza contro la povertà nella raccolta, nell’analisi dei dati e nell’approfondimento dei comportamenti socioculturali che si manifestano nel nostro Paese, – afferma il portavoce nazionale Antonio Russo – Questa pubblicazione ci restituisce la fotografia di un’Italia in cui le povertà crescono e chiamano con urgenza una serie di soggetti a precise responsabilità.

Questa è la ragione per la quale periodicamente intendiamo produrre e offrire ai decisori politici, agli operatori pubblici e ai soggetti sociali, studi e proposte che promuovano un serio programma di contrasto e di lotta alla povertà. Dai dati che oggi presentiamo, appare evidente quanto la povertà sia divenuto oramai un fenomeno strutturale e colpisca una fascia sempre più estesa e trasversale della popolazione, con un aumento allarmante dei “quasi poveri”. In tale contesto, le attuali misure di contrasto si rivelano inadeguate e insufficienti rispetto al bisogno reale. Il nostro auspicio è che, anche a partire da questo nuovo strumento di conoscenza e analisi, la lotta alla povertà nel nostro Paese possa compiere un necessario e decisivo passo avanti”, conclude Russo.”

Quattro i capitoli in cui la ricerca si articola: il primo riguarda “Le povertà che le famiglie possono nascondere”, il secondo “Cosa significa essere poveri?”, il terzo “L’implementazione di ADI e SFL: una prima valutazione a due anni dall’introduzione”, mentre l’ultimo capitolo è dedicato a “(Rac)contare i poveri: retorica della quantificazione
e altre grammatiche del discorso pubblico nei quotidiani italiani”.

I dati principali: una povertà che si estende e si trasforma

La ricerca restituisce (Capitolo 1) una fotografia complessa e multidimensionale delle povertà in Italia. Accanto alle famiglie ufficialmente classificate come povere – il 10,9% nel 2024 – emerge una vasta area di fragilità strutturale: quasi il 20% delle famiglie italiane vive stabilmente attorno alla soglia di povertà, tra chi è “appena povero” (circa il 6%) e chi è “appena sopra” la soglia (8,2%). Una condizione di precarietà che espone milioni di persone al rischio costante di cadute improvvise legate a eventi ordinari della vita.

Il Rapporto mette in evidenza i limiti delle misurazioni statistiche correnti, che non considerano alcune dimensioni cruciali dell’esperienza di povertà: la sua durata nel tempo, l’intensità differenziata, il costo nascosto della deprivazione, il ruolo delle reti familiari e le “zone grigie” tra autosufficienza e bisogno. Ne emerge una lettura della povertà come continuum di situazioni, più che come condizione netta e omogenea.

Povertà, lavoro, famiglie e squilibri generazionali

Particolarmente significativo è il dato sui lavoratori poveri (capitolo 2): nel 2024 oltre il 10% degli occupati in Italia è a rischio di povertà, pari a circa 2,3–2,4 milioni di persone, un valore superiore alla media europea. Il lavoro non rappresenta più una garanzia di inclusione sociale, anche a causa del forte calo dei salari reali: –7,5% tra il 2021 e il 2025, il dato peggiore tra i principali Paesi OCSE.

Allarmante anche la condizione delle famiglie con figli. Nel 2024 oltre 1,29 milioni di minori vivono in povertà assoluta, il livello più alto dal 2014. La nascita di un figlio continua a rappresentare in Italia un fattore di rischio di impoverimento molto più elevato rispetto alla media europea.

Il capitolo mostra come la compressione delle spese alimentari, il peso dei costi abitativi ed energetici e l’insicurezza economica incidano profondamente sulle traiettorie di vita dei minori, spesso in modo non pienamente rilevato dalle statistiche ufficiali.

Le risposte pubbliche: ADI, SFL e la selettività delle politiche

L’analisi delle misure di contrasto alla povertà (capitolo 3) – in particolare Assegno di Inclusione (ADI) e Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL) – evidenzia criticità strutturali nell’impianto e nell’attuazione: forte disomogeneità territoriale, difficoltà di presa in carico personalizzata, scollamento tra disegno normativo e condizioni reali delle persone.

Le politiche, come gli indicatori, tendono a selezionare ciò che viene riconosciuto come bisogno, lasciando scoperte ampie aree di vulnerabilità diffusa e delegando sempre più al terzo settore la gestione delle situazioni più complesse.

Povertà e racconto pubblico

L’ultimo capitolo del Rapporto è dedicato al ruolo dei media, che spesso raccontano la povertà attraverso cornici emergenziali e numeriche, faticando a restituirne le cause strutturali e i processi sociali.

Ne emerge un quadro in cui misurazioni, politiche e narrazioni concorrono a definire chi viene riconosciuto come povero e chi resta invisibile nel dibattito pubblico, influenzando non solo la percezione sociale del fenomeno ma anche le risposte istituzionali.

Le proposte dell’Alleanza contro la Povertà

Alla luce delle evidenze emerse, l’Alleanza contro la Povertà rilancia alcune proposte chiave:

superare una visione riduttiva della povertà, riconoscendone il carattere strutturale, relazionale e multidimensionale;

rafforzare e integrare i sistemi di misurazione, per intercettare anche le forme di povertà “invisibili” e di lunga durata;

ripensare ADI e SFL, migliorando qualità dei servizi, presa in carico personalizzata e governance multilivello;

investire su lavoro dignitoso, salari adeguati e politiche familiari capaci di contrastare la povertà minorile;

promuovere un racconto pubblico più responsabile e consapevole delle povertà, che restituisca complessità e dia voce alle esperienze reali.

L’evento

La mattinata del 5 febbraio prevede una prima sessione dedicata all’analisi delle dinamiche sociali e delle risposte pubbliche, con interventi di Remo Siza, Gianfranco Zucca, Chiara Agostini, Rosangela Lodigiani e Franca Maino, seguita da una tavola rotonda con rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali. La seconda sessione affronterà il tema del discorso pubblico e del ruolo dei media, con direttori e giornalisti di testate nazionali.
Appuntamento giovedì 5 febbraio 2026, dalle 9.30 alle 13.00, a Roma, presso il Chiostro San Salvatore in Lauro (via dei Marchegiani 8–13).

 

 

////

Punti chiave del Rapporto sulle povertà in Italia

1. La povertà non è un’emergenza: è un fenomeno strutturale

Il rapporto mostra con chiarezza che la povertà in Italia non è un incidente temporaneo, ma una condizione strutturale che attraversa territori, biografie e generazioni. Non cresce solo nei momenti di crisi, ma tende a stabilizzarsi e a riprodursi, soprattutto quando le politiche sono discontinue o frammentate.

2. Non esiste “la” povertà: esistono molte povertà

Il volume invita a superare una visione omogenea del fenomeno. Accanto alle povertà estreme convivono povertà meno visibili, sfumate, intermedie, che coinvolgono famiglie che lavorano, giovani coppie, anziani, persone formalmente integrate ma materialmente fragili.

3. L’area dei “quasi poveri” è ampia e politicamente decisiva

Un dato cruciale: oltre il 14% delle famiglie si colloca attorno alla soglia di povertà, tra “quasi poveri” e “appena poveri”. È una fascia sociale numericamente rilevante, esposta a continui rischi di caduta, largamente esclusa dal dibattito pubblico e spesso dalle politiche.

4. La povertà si normalizza e diventa invisibile

Una delle tesi più forti del rapporto è la normalizzazione della povertà: molte forme di deprivazione entrano nella quotidianità, si mimetizzano nei consumi, nelle relazioni, negli stili di vita. Questo le rende meno riconoscibili, meno scandalose, e quindi meno politicamente urgenti.

5. Lavorare non basta più per uscire dalla povertà

Il rapporto documenta il divario crescente tra inserimento lavorativo e inclusione sociale. Il lavoro, sempre più spesso, non garantisce redditi adeguati, stabilità, accesso ai diritti. La figura del working poor non è un’eccezione, ma una componente strutturale del mercato del lavoro italiano.

6. Le famiglie con figli e i giovani pagano il prezzo più alto

L’Italia emerge come un Paese ostile alle giovani famiglie con figli: costi dell’abitare, precarietà lavorativa, carenza di servizi rendono la povertà un rischio elevato e persistente. Questo ha effetti di lungo periodo su disuguaglianze, natalità e coesione sociale.

7. La povertà è un processo, non uno stato

Il volume insiste su una lettura dinamica e biografica: si entra e si resta poveri attraverso eventi, transizioni, rotture. Guardare solo agli “stock” di poveri significa perdere di vista le traiettorie, e quindi le possibilità di prevenzione.

8. Indicatori e statistiche sono necessari, ma non neutrali

Il capitolo metodologico mostra che le misure statistiche rendono visibili alcune dimensioni e ne oscurano altre. Gli indicatori non fotografano semplicemente la realtà: contribuiscono a definirla, influenzando chi viene riconosciuto come povero e chi resta fuori dal campo delle politiche.

9. Le politiche di contrasto faticano sull’implementazione

L’analisi di ADI e SFL evidenzia criticità operative, discontinuità territoriali, rigidità amministrative. Il problema non è solo il disegno delle misure, ma la loro capacità di intercettare biografie fragili e di funzionare nei contesti reali dei servizi.

10. Il racconto pubblico della povertà condiziona le politiche

Il rapporto mostra come i media contribuiscano a costruire una narrazione fatta di numeri, emergenze e moralizzazione. Questo racconto alimenta paura, stigma e politiche “fantasma”, invece di sostenere una visione di lungo periodo fondata su diritti e responsabilità collettive.

*

foto (credit: Alleanza contro la povertà)

Categoria news:
OPINIONEWS ITALIA

Per donare ora, clicca qui



A.I. - IMPAGINAZIONE EDITORIALE OPINIONE
POSSIBILE UTILIZZO INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Opinione si avvale di applicazioni basate su Intelligenza artificiale al fine di ottimizzare l'impaginazione editoriale curata dalla nostra redazione.
I contenuti potrebbero presentare interpretazioni di testo difformi dall'originale del comunicato stampa ricevuto: nel caso è gradita una segnalazione a: [email protected]


© RIPRODUZIONE RISERVATA
DELLA FONTE TITOLARE DELLA NOTIZIA E/O COMUNICATO STAMPA

È consentito a terzi (ed a testate giornalistiche) l’utilizzo integrale o parziale del presente contenuto, ma con l’obbligo di Legge di citare la fonte: “Agenzia giornalistica Opinione”.
È comunque sempre vietata la riproduzione delle immagini.

I commenti sono chiusi.