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ZANELLA (CONSIGLIO PAT – PD) – INTERROGAZIONE * OSPEDALE S. CAMILLO: «L’ACQUISTO DELL’EDIFICIO HA PREVISTO TUTELE ED AGGIORNAMENTI CONTRATTUALI PER I LAVORATORI?»

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09.27 - martedì 30 dicembre 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Oggetto: OSPEDALE SAN CAMILLO: IL SENSO DELL’ACQUISTO PER LA PROVINCIA.

Premesso che:
con deliberazione n. 2131 del 19/12/2025 la Giunta provinciale autorizza la stipulazione di un contratto di compravendita tra la Provincia Autonoma di Trento e l’Istituto Figlie di San Camillo per l’acquisto, da parte della Provincia, dell’intera p.ed. 2170 C.C. Trento, l’Ospedale di San Camillo, per un importo complessivo pari a euro 25.800.000;

dopo che l’APSS – a breve ASUIT – ha assunto in locazione all’interno dell’immobile la disponibilità del 4° piano, per spostare il Day Hospital di Reumatologia, Ematologia e Neurologia del S. Chiara (liberato per mettere a disposizione uno spazio “polmone” in cui spostare gli altri reparti durante i lavori di messa a norma antincendio), ora si passa all’acquisto dell’intero edificio;

nella deliberazione si riporta che l’Istituto Figlie di San Camillo ha comunicato l’intenzione di cedere a terzi l’immobile sito in Trento, via Benedetto Giovannelli n. 19, oggi sede di attività sanitarie di ricovero e specialistica ambulatoriale. Non si fa cenno, invece, alle ragioni per le quali l’Istituto ha messo in vendita l’immobile, ragione che paiono riconducibili alla grave crisi finanziaria che sta attraversando l’Istituto, attualmente gestito da un commissario straordinario a cui è stato affidato il risanamento dei conti, a cui evidentemente sta provvedendo anche attraverso la vendita del presidio ospedaliero di Trento, mentre quelli di Treviso e Brescia, dei quali si è vociferato per mesi sulla possibile cessione, pare resteranno di proprietà dell’Istituto;

pare quindi che sinora solo a Trento si stia provvedendo all’acquisto di un Ospedale dell’Istituto San Camillo, acquisto ufficialmente finalizzato a “garantire la continuità dell’attività sanitaria presso la struttura, salvaguardando l’accessibilità ai servizi e
l’equilibrio del sistema provinciale nel breve e medio periodo”, ma che di fatto rappresenta  un paracadute per l’Istituto Figlie di San Camillo, vista la grave crisi economica che sta attraversando;

con questo acquisto la Provincia di Trento ha contribuito al salvataggio dell’Istituto, con un’operazione che ad oggi rimane un unicum in tutto il Paese, dove l’Istituto possiede ben otto Ospedali. A fronte di questa operazione straordinaria che contribuisce a risanare le casse dell’Istituto, però, non pare che la Provincia abbia chiesto contropartite, come ad esempio garanzie e migliori condizioni contrattuali per i dipendenti, che non necessariamente devono essere sostenute da aumento dei trasferimenti pubblici per le attività convenzionate, visto che parte delle entrate deriva dall’attività svolta in regime privatistico;

come accennato, tra le ragioni di acquisizione della struttura la deliberazione provinciale menziona “la necessità di garantire la continuazione dell’attività sanitaria, soprattutto in pendenza di realizzare il nuovo polo ospedaliero”, ma anche il fatto che “il mantenimento di un presidio di prossimità anche dopo l’entrata in esercizio del nuovo Polo Ospedaliero e Universitario del Trentino, a beneficio in particolare dei residenti nella città di Trento (reti di assistenza primaria e specialistica a bassa/media complessità), risulta coerente con il modello “Case della Comunità”, “Ospedali di Comunità” e le reti di assistenza primaria e specialistica a bassa/media complessità)”;

difficile comprendere, se questa è realmente la prospettiva, le ragioni per cui si sia deciso – prima ancora che emergesse l’esigenza di spostare il DH dell’ospedale S. Chiara al S. Camillo – di rinunciare alla riattivazione post – CoVid-19 di 11 posti di cure intermedie (che oggi sarebbero posti di Ospedale di Comunità) allocati all’Ospedale S. Camillo, per dirottarli su S. Vendemmiano a Castel Ivano (deliberazione di Giunta provinciale n.
2227/2023), sguarnendo così il capoluogo di posti letto per la continuità ospedale – territorio;

con la recente interrogazione n. 1413/XVII il sottoscritto portava all’attenzione della Giunta provinciale il destino di 24 posti letto di Ospedale di Comunità che verranno a mancare a causa della rinuncia della cooperativa gestrice di quei posti a San Vendemmiano, perché non in grado di garantire i criteri previsti dal DM 77/2022. Sì ripropone quindi il tema di allocare quei 24 posti, e l’opportunità quindi di non lasciare nuovamente scoperto il capoluogo utilizzando da subito a tale scopo alcuni posti dell’Ospedale S. Camillo (evitando però il gioco delle tre carte di sottrarli alla lungodegenza, che ha finalità analoghe, ma non coincidenti).

Tutto ciò premesso si interroga la Giunta provinciale per sapere

1. se l’operazione dell’acquisto dell’edificio dell’Istituto Figlie di San Camillo di Trento, oltre alla continuità del servizio di ospedale accreditato e convenzionato, abbia

previsto altre condizioni poste dalla Provincia all’Istituto, come ad esempio aggiornamenti contrattuali e tutele per i lavoratori, visto che l’operazione rappresenta un unicum nel Paese ed è rivolta anche a contribuire a sanare i conti in rosso dell’Istituto;
2. se nella redistribuzione dei 24 posti di Ospedale di Comunità, venuti meno con la rinuncia della cooperativa gestrice di San Vendemmiano, si pensa di allocarne alcuni al S. Camillo per garantire anche nel capoluogo – con un quarto degli abitanti del Trentino – un presidio per la continuità ospedale – territorio.

*

Paolo Zanella

Consiglio Provincia autonoma Trento (Pd del Trentino)

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