(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Lavoro nero e caporalato: chi sfrutta i lavoratori deve essere escluso dal mercato. Se utilizzi caporali ti deve essere revocata la possibilità di fare impresa
I dati elaborati dalla CGIA di Mestre su base Istat, che stimano in Trentino oltre 21 mila lavoratori irregolari e un’economia sommersa del valore di circa 728 milioni di euro, confermano che il lavoro nero continua a rappresentare una piaga economica e sociale che danneggia lavoratori, imprese corrette e collettività.
Dietro questi numeri si nascondono migliaia di persone prive delle tutele contrattuali, contributive e di sicurezza previste dalla legge. Una situazione inaccettabile che alimenta sfruttamento, dumping contrattuale e concorrenza sleale. Come UILA Trentino Alto Adige ribadiamo che la lotta al lavoro nero deve diventare una priorità assoluta. Occorre rafforzare i controlli, aumentare il numero degli ispettori e colpire con maggiore severità chi costruisce i propri profitti sulla violazione delle regole.
Ma c’è una differenza sostanziale tra una singola irregolarità e chi organizza scientemente sistemi di sfruttamento attraverso il caporalato. In questi casi non siamo più di fronte a semplici violazioni amministrative, ma a un modello imprenditoriale fondato sull’illegalità. Per questo la UILA ritiene che le aziende condannate per caporalato e sfruttamento della manodopera debbano essere escluse definitivamente dalla possibilità di fare impresa. Chi utilizza caporali per reclutare lavoratori, chi trae profitto dalla loro condizione di bisogno, chi aggira contratti, contributi e norme di sicurezza non può continuare a operare sul mercato come se nulla fosse accaduto.
Allo stesso modo, alle aziende che impiegano lavoro nero devono essere revocati contributi, incentivi e agevolazioni pubbliche eventualmente percepiti, prevedendo inoltre l’esclusione dall’accesso a nuove risorse pubbliche per un lungo periodo.
Non è accettabile che denaro pubblico finisca nelle mani di chi sfrutta i lavoratori e altera la concorrenza a danno delle imprese che rispettano le regole.
Il caporalato non riguarda esclusivamente l’agricoltura. Oggi fenomeni di intermediazione illecita e sfruttamento emergono anche nell’edilizia, nella logistica, nei servizi e nel turismo. Per questo è necessario rafforzare il coordinamento tra ispettorati, forze dell’ordine e magistratura, intervenendo lungo tutta la filiera produttiva.
Difendere il lavoro regolare significa difendere la dignità delle persone, la sicurezza nei luoghi di lavoro e la sopravvivenza delle imprese sane. Chi sceglie la strada dello sfruttamento non deve trovare giustificazioni né sconti. La legalità non è un costo aggiuntivo per fare impresa: è il requisito minimo per poterla fare.
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Devid Olivotto
Segretario UILA Trentino Alto Adige
