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SMI TRENTINO * SANITÀ TRENTINA – REPLICA AD ASSESSORE TONINA: «IL QUADRO RIGUARDANTE IL NOSTRO PERSONALE È AL MOMENTO DISPERATAMENTE DESOLANTE»

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16.14 - venerdì 12 giugno 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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In relazione all’informativa secondo l’articolo 140 del regolamento riguardante la salute della sanità trentina, alla luce della comunicazione dell’assessore competente, il Sindacato dei Medici Italiani, Trentino, segnala quanto segue:

il quadro riguardante il nostro personale è al momento disperatamente desolante. Sul fronte delle liste d’attesa i medici di medicina generale riferiscono continui confronti duri con la popolazione che insiste, soprattutto con i più giovani di noi, a volere RAO urgenti per tutte le tipologie di visite.

È vero altresì che se l’erba del vicino è sempre più verde, il rapporto Pit Salute 2026 di Cittadinanzattiva fotografa la difficoltà di accesso al servizio sanitario attraverso le 14.176 segnalazioni del 2025 di tutta Italia, indicando che la colonscopia urgente ha fino a 31 giorni di attesa; una mammografia da fare entro 10 giorni ne richiede 102; quella programmata prevede 480 giorni, per la RMN dell’encefalo il cittadino arriva ad attendere 540 giorni!

Ci domandiamo, invece, come SMI Trentino, perché, se è bastato fare la voce grossa in questi ultimi tre mesi per abbassare il numero delle visite da 24.000 circa a 14.000 circa, non ci si è messi prima ad abbassarne altrettante in ulteriori tre mesi, per arrivare ai 4.000 fisiologici.

Per quanto riguarda gli accordi con i medici di medicina generale, segnaliamo all’Assessore che sono stati firmati durante la sua legislatura già tre accordi della categoria. Nessuno di questi è stato attuato secondo i suoi dettami, se non per alcuni isolati istituti. Infatti non si è ancora attivato alcun ambulatorio dei codici minori, contrattualizzato aziendalmente su sua richiesta specifica alle OO.SS. di categoria all’insediamento del 2020; non si sono ancora concessi nelle Case di Comunità gli uffici a tutti i referenti di AFT; il personale amministrativo aziendale non è ancora a conoscenza del fatto che non esistono più le medicine di gruppo integrato, ma solo 27 AFT; non viene applicato il Regolamento di AFT vigente; non è ancora stato dato, nel 2026, neppure uno degli strumenti digitali previsti dagli accordi provinciali del 2021 e del 2025 per i progetti destinati ai medici di medicina generale.

E neppure ciò che, nell’ambito del Progetto finanziato dal PNRR Missione 6 Componente 1, Investimento 1.2.3, denominato Telemedicina, è stato previsto per ogni regione e provincia autonoma: l’assegnazione delle postazioni di lavoro configurate come PC all-in-one con monitor, oppure in modalità PC mobile, anche a favore dei medici di medicina generale. Lo stanno già facendo molte regioni, dalla Puglia al Veneto, mentre in Trentino, nonostante i proclami aziendali a inizio anno da parte del Direttore sanitario, ai medici di medicina generale non è stato ancora consegnato nulla.

Stendiamo un velo pietoso, poi, sulle Case di Comunità. Le uniche che funzionano a pieno regime, per la presenza dei medici di medicina generale necessaria secondo PNRR e Agenas, sono quelle a cui è stato cambiato il titolo sulla porta d’accesso (Distretto), lasciando pressoché inalterato il servizio interno. Tutte le altre sono solo muri e stanze d’accesso senza alcun costrutto, sebbene avessimo un tecnico trentino nella task force di Agenas per quanto riguardava il DM 77/2022 e le linee guida per le Case di Comunità hub, finalizzate a farle funzionare con all’interno i medici di medicina generale. Invece i medici sono gli stessi che erano presenti prima, con i loro ambulatori in associazione, con il loro personale dipendente di studio o infermieristico privato; senza la benché minima strumentazione decisa sia a livello ministeriale che contrattuale, comprese le postazioni lavorative digitali per i medici di famiglia.

E il personale non è dell’ASUIT, come sarebbe auspicabile, ma esterno, a supporto dei singoli medici, proveniente per lo più da cooperative di servizio. E speriamo che, bocciata la riforma della medicina generale a Roma dopo la manifestazione in piazza di SMI di giovedì scorso, l’Assessorato non pensi di obbligare i medici di famiglia a fare sei ore a settimana in Case di Comunità lontane dalla prossimità di chi soffre. O di obbligare i giovani che lavorano come medici di famiglia a lavorare contemporaneamente oltre le 12 ore giornaliere di ruolo unico, anche di notte, come sembrerebbe dalle ultime lettere loro inviate, nonostante gli accordi presi con D’Urso, che dicevano ben altro.

Restano i numeri delle Case: entro il 30 giugno 2026, per avere quanto ci spetta dal PNRR, tutte le Case di Comunità hub della Provincia di Trento dovevano essere attivate. Sentiamo invece dire dall’Assessore, ieri, che Predazzo, considerata Casa di Comunità hub per l’intera Valle di Fiemme (mentre la Valle di Fassa è solo Spoke), non è pronta nella tempistica prevista dal PNRR. Lasciamo all’Assessore rispondere sul punto.

Per quanto riguarda i consiglieri provinciali presenti ieri, spiace constatare che, al di là dell’ex Assessore alla salute Segnana e della consigliera Bonet, di cui condividiamo tutto, oltre a quanto riferisce il dott. Valduga sul personale, non si capisca ancora che il personale che manca non è possibile reperirlo né in tempi brevi né in numero adeguato, almeno per altrettanti anni, tenuto presente che oltre il 70% del personale attuale ha più di 60 anni e forse vorrebbe oggi un’opzione volontaria di dipendenza se inserito nelle Case di Comunità, mentre i giovani optano per le specialità piuttosto che per le scuole regionali.

Corre allora l’obbligo di chiedersi perché il Consigliere Cia debba criticare chi, nella sua stessa maggioranza, ha scelto Ferro come Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata con il territorio. Come ben sa, la governance non è di Ferro, che gestisce non “monarchicamente”, ma secondo la Legge 16, quanto deciso nella reggenza di Tonina. Si è sempre fatto così, fin dai tempi di Carlo Favaretti!

 

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Dottor Nicola Paoli
Segretario SMI Trentino

 

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