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“SERVIZI SOCIALI TERRITORIALI DEL TRENTINO” TUTELA MINORENNI: «IL RUOLO DEL SERVIZIO SOCIALE, NEL SOSTEGNO ALLA GENITORIALITÀ»

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12.01 - domenica 15 dicembre 2024

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il Protocollo d’intesa tra la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trento, la Procura della Repubblica di Rovereto, la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Trento e la Provincia autonoma di Trento, siglato a novembre, ha colto di sorpresa anche i Responsabili dei Servizi sociali delle Comunità di Valle e dei Comuni di Trento e Rovereto. Nonostante tra le funzioni attribuite ai Servizi sociali dalla legge vi sia anche la tutela dei bambini infatti, ne hanno appreso l’esistenza solo dalla stampa.

Come noto in Trentino, in base alla Legge 3/2006 di riforma istituzionale, le funzioni amministrative di assistenza e beneficenza pubblica, compresi i servizi socio-assistenziali, sono trasferite ai Comuni, ma erogate in forma di esercizio associato da parte delle Comunità di Valle.

I Servizi sociali territoriali sono articolati in 16 enti (15 Comunità di Valle ed il Territorio Val d’Adige), mentre a livello provinciale sono rimaste competenze di Servizio sociale specifiche (adozione, affidamento familiare extra parentale, minori stranieri non accompagnati ed i richiedenti asilo politico, per fare qualche esempio).

Tra le attribuzioni specifiche delle Comunità, vi è indubbiamente anche la protezione e la cura di bambini e ragazzi, la quale consiste, sia nella funzione, assolutamente primaria, della prevenzione, lavorando quindi in primis sull’intercettazione precoce delle situazioni a rischio, per andare poi verso forme più articolate di intervento, con una gradazione che va dalla funzione assistenziale (con interventi di aiuto e sostegno alla genitorialità e lavoro di rete con altri Servizi territoriali e con le scuole, solo per fare due esempi) fino a giungere alla vigilanza e tutela a favore dei minori, in collaborazione con l’Autorità giudiziaria.

Ed è proprio in relazione a tale imprescindibile relazione inter-istituzionale tra la Provincia autonoma di Trento, la Magistratura, le Comunità di Valle e l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari che si è collocata a fine marzo la firma dell’Accordo di programma, che ha visto la partecipazione anche dei Servizi sociali delle Comunità ad un gruppo di lavoro iniziato nel 2022 ed al quale hanno preso parte i rappresentanti di tanti Enti e Servizi che in Trentino si occupano di prevenzione e tutela dei minori.

Servizi sociali che ogni giorno sono in prima linea, sull’intero territorio trentino, anche nelle zone più periferiche e decentrate, per assicurare un’importante funzione di accompagnamento delle famiglie in situazione di vulnerabilità, intesa come condizione che può riguardare ogni famiglia, in specifiche fasi del suo ciclo di vita.

Per comprendere la significatività di tale lavoro, si pensi che nel 2023 i minori con interventi attivi (sociali, socio-assistenziali e socio-educativi) da parte dei Servizi sociali sono stati quasi 3.800, con il coinvolgimento di oltre 2.700 nuclei familiari (escludendo gli interventi di sostegno economico).

Se guardiamo poi i minori che hanno usufruito di servizi specifici (es. interventi educativi a domicilio, assistenza a domicilio, interventi di Spazio Neutro/Incontri protetti genitori-figli, accesso ai Centri diurni per minori, …) essi sono stati oltre 2.200 e per quasi 900 di questi era presente un mandato della Magistratura.

Complessivamente i minorenni interessati da interventi di tutela, ovvero che prevedono anche il coinvolgimento dell’Autorità Giudiziaria, sono stati oltre 2.000, con oltre 1.400 nuclei coinvolti. I nuovi interventi di tutela del 2023 sono stati quasi 1.000, con circa 700 nuove famiglie coinvolte.

Sicuramente numeri significativi, ma preme evidenziare che, rispetto ai quasi 3.800 interventi citati, solo una parte ha riguardato gli interventi di tutela, un po’ più della metà, e questo significa che gran parte del lavoro dei Servizi sociali – attuato grazie ad oltre 180 assistenti sociali che hanno seguito situazioni di minori – è stato e continua ad essere primariamente centrato sulle funzioni precipue dell’Ente locale, ossia quelle di prevenzione, promozione sociale ed assistenza, quest’ultima nella sua accezione più ampia.

Ed è proprio sulla funzione preventiva che si vuole porre l’accento, prendendo con forza le distanze da stereotipi che attribuiscono ai Servizi sociali funzioni di controllo e allontanamento, che rappresentano invece solo l’estrema ratio.

Gli interventi di tutela avvengono in situazioni caratterizzate dalla presenza di una molteplicità di problematiche e quando i genitori pongono in essere comportamenti che espongono i figli a situazioni di pregiudizio e di rischio e non accettano i percorsi proposti dal Servizi. E’ in questi scenari che spesso vi è l’intervento della Magistratura, la quale emette provvedimenti specifici a tutela dei minorenni. Sono, queste, situazioni che richiedono un percorso di accompagnamento con un progetto di aiuto personalizzato, frutto di un processo di intervento integrato e partecipato, che coinvolge varie risorse, professionali e informali.

Anche quando attivati con l’intervento della Magistratura, i Servizi sociali operano comunque in un’ottica di partecipazione e trasparenza, al fine di un cambiamento possibile e finalizzato alla riassunzione di una genitorialità più consapevole.

I Servizi sociali lavorano peraltro, secondo Linee di indirizzo nazionali, recepite anche a livello locale dalla Giunta provinciale, che definiscono la metodologia di lavoro, ma anche un complesso di interventi attivabili, alcuni dei quali contenuti nel Piano nazionale degli interventi come livelli essenziali delle prestazioni e che sono finanziati anche con risorse del PNNR (es. il progetto PIPPI di prevenzione dell’allontanamento dei bambini).

La funzione di questo Accordo è stata proprio quella di costruire una collaborazione funzionale, che conosca e riconosca i ruoli ed i mandati di ciascun Soggetto coinvolto.

Ed è proprio alla luce di questo percorso e di altri tavoli di lavoro che negli anni hanno visto la partecipazione dei diversi soggetti impegnati nella tutela minorile, che non si comprende come un documento così significativo e di ampia portata, quale il Protocollo in parola, non abbia previsto il coinvolgimento dei Servizi sociali e sanitari, che nel loro munus publicum, nelle loro precipue funzioni di pubblico interesse, hanno proprio la protezione dei bambini.

I Responsabili dei Servizi sociali auspicano pertanto che possa essere attivato quanto prima un tavolo di confronto allargato, con la partecipazione dei rappresentanti dei Servizi sociali territoriali, della Magistratura, degli Psicologi, dei Neuropsichiatri, delle Scuole, della Provincia autonoma di Trento, degli Ordini professionali delle categorie operanti sul tema, affinché tale documento possa divenire uno strumento condiviso, al fine di garantire i diritti dei bambini e delle loro famiglie.

 

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Maria Angela Zadra

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