(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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La spesa turistica in Trentino e il suo impatto sull’economia provinciale. La spesa media giornaliera pro capite dei turisti che hanno pernottato in Trentino nel corso del 2025 è stata pari a 148,6 euro: 178,8 euro il dato medio per la stagione invernale e 128,7 euro per la stagione estiva. Tale spesa ha generato un fatturato turistico che supera i 4 miliardi di euro, per un impatto. sul Prodotto interno lordo provinciale stimato intorno all’11,9%.
L’Istituto di Statistica della provincia di Trento (ISPAT) presenta l’aggiornamento al 2025 dei dati sulla
spesa turistica in Trentino. I dati utilizzati nel presente report derivano da un’indagine diretta condotta
tra il 2024 e il 20251 su circa 2.800 nuclei turistici2 (1.340 nella stagione invernale e 1.451 nella stagione
estiva). Nella Nota metodologica posta alla fine del report sono descritte le caratteristiche principali
dell’indagine e viene presentano lo schema campionario sottostante. La precedente stima della spesa
turistica risale al periodo di effettuazione della precedente rilevazione, vale a dire gli anni 2017 e 2018.
Il report è strutturato in cinque capitoli.
Il capitolo 1 apre con un inquadramento del ruolo strategico
del turismo, inteso come pilastro fondamentale del sistema economico sia a livello nazionale che
locale. Dopo questa introduzione descrittiva, il capitolo 2 analizza la spesa media giornaliera pro capite
complessiva dei turisti pernottanti, rilevata nel 2025 attraverso il confronto longitudinale con le
precedenti stime per identificare i trend storici e la resilienza del settore nel tempo. Nel capitolo 3 la
spesa media giornaliera pro capite dei turisti pernottanti viene analizzata distintamente per entrambe
le stagioni, secondo tutte le dimensioni possibili: per struttura ricettiva, per provenienza dell’ospite,
per motivazione della vacanza, per composizione del nucleo turistico. L’analisi stagionale consente di
apprezzare le fluttuazioni della domanda e la capacità di spesa nei diversi periodi dell’anno.
Il capitolo 4 è dedicato all’analisi territoriale secondo la consueta stratificazione per cluster. In questa parte
del report la spesa turistica viene osservata in una logica spaziale per evidenziare la marcata eterogeneità
territoriale connessa alle diverse tipologie di offerta e di densità delle infrastrutture turistiche. Vengono
mappate le differenti gerarchie economiche dei territori secondo la loro capacità di attrazione della spesa
ed è presentato un focus rispetto alla motivazione sci come driver della spesa invernale.
Il capitolo 5 è dedicato alla traduzione dei consumi turistici in indicatori macroeconomici. Lo studio va
oltre la dimensione fisica del turismo, presentando una stima della sua capacità di generazione di
Prodotto interno lordo (PIL) e occupazione. Questo processo analitico include la quantificazione dello
shock di domanda, vale a dire dell’effetto economico immediato generato dalla spesa turistica, nonché
le reazioni intersettoriali, ossia l’attivazione delle filiere trasversali (agricoltura, servizi, artigianato) che
creano un effetto moltiplicatore che va ben oltre il comparto ricettivo. L’ultima parte del capitolo
sposta l’attenzione sulla dimensione territoriale dell’impatto. Qui la ricchezza prodotta viene messa in
relazione con i diversi livelli di turisticità dei territori. L’analisi permette di valutare il punto di equilibrio
tra il beneficio economico generato e la vivibilità del territorio. Conclude questa sezione la
valorizzazione dell’impatto del turismo dal punto di vista occupazionale.
Capitolo 1. Scenari evolutivi e valore economico: il turismo come driver strategico nazionale
e provinciale
L’analisi dei comportamenti di spesa turistica in Trentino non può prescindere da una preliminare
contestualizzazione del tema all’interno del più ampio scenario macroeconomico nazionale, dove il
comparto turistico ha ormai da tempo consolidato il proprio ruolo di pilastro per la crescita del PIL
italiano. Superata definitivamente la fase di incertezza post-pandemica, il biennio 2023-2024 ha
segnato il passaggio da una semplice fase di ripresa a una fase di strutturale consolidamento e crescita,
confermando la capacità del settore di agire come ammortizzatore economico anche in contesti di
rallentamento degli altri comparti produttivi.
Come evidenziato dalle più recenti rilevazioni contenute nel Rapporto sul Turismo Italiano (curato da
CNR-IRISS e Istat) e dai dati diffusi dalla Banca d’Italia, il turismo rappresenta oggi una delle poche
industrie in grado di garantire un saldo attivo costante nella bilancia dei pagamenti3. Le stime più
aggiornate attribuiscono alla filiera turistica allargata un peso specifico che oscilla, a seconda delle
metodologie di calcolo del conto satellite, tra il 10% e il 13% del Prodotto interno lordo nazionale. Il
2024, in particolare, si è configurato come un anno record, con un volume di presenze che ha superato
la soglia critica dei 460 milioni di euro4, trainato in misura determinante dalla componente
internazionale. È proprio il turismo inbound (presenze estere in Italia) ad aver mostrato il dinamismo
più marcato, arrivando a rappresentare oltre il 54,5% delle presenze totali e compensando un mercato
domestico che, pur rimanendo solido, mostra tassi di crescita più contenuti a causa dell’erosione del
potere d’acquisto delle famiglie italiane.
Questa dinamica nazionale non è solo una questione di volumi, ma riflette una portata economica
strategica per il valore in grado di generare. L’attenzione per l’industria dell’ospitalità si concentra
sempre più, infatti, non solo sul semplice conteggio degli arrivi, ma sulla massimizzazione del valore
aggiunto per presenza. Ciò rileva non solo per gli operatori che direttamente offrono sistemazioni
ricettive, ma anche per tutte le filiere interconnesse attivate dal turismo: dall’agroalimentare ai
trasporti, dai servizi culturali al commercio al dettaglio. Ogni euro speso dal turista attiva un
moltiplicatore economico che si riflette ben oltre i confini delle strutture ricettive, generando ricchezza
e occupazione diffusa, sostenendo il gettito fiscale locale e nazionale.
Nel contesto provinciale il turismo assume un ruolo ancora più importante, configurandosi non solo
come settore economico, ma come elemento identitario e strutturale per la tenuta socio-economica
del territorio. Il Trentino, per la sua particolare orografia e per la distribuzione demografica nelle valli,
trova nell’economia dell’ospitalità il principale antidoto allo spopolamento delle aree periferiche e una
leva per il mantenimento di elevati standard di servizi.
I dati recenti confermano che la crescita del PIL trentino (stimata intorno a +0,5% in termini reali per
l’anno 2024) è stata sostenuta dalla performance del comparto turistico, che ha saputo
controbilanciare la stagnazione di altri settori industriali e il rallentamento degli investimenti fissi
lordi5. Il sistema turistico provinciale ha dimostrato una resilienza straordinaria, in particolare durante
3 Si veda il Rapporto sul turismo italiano. XXVI edizione. 2022-2023, novembre 2023.
4 Si veda Istat, I flussi turistici nel 2024, 9 marzo 2026.
5 Si veda ISPAT, Stima anticipata del PIL e delle principali grandezze macroeconomiche in Trentino – Anno 2024,
agosto 2025.
4la stagione invernale 2024/2025, che ha registrato un incremento delle presenze totali nonostante la
flessione della componente italiana, prontamente compensata da una robusta crescita della domanda
straniera (+6% circa)6
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Questa capacità di sostituzione tra diversi mercati di origine evidenzia la maturità della destinazione
Trentino, capace di attrarre flussi internazionali alto-spendenti (provenienti prevalentemente dall’area
DACH7, ma anche dai mercati dell’Est Europa e degli Stati Uniti) che garantiscono una maggiore stabilità
dei ricavi. L’elevata incidenza del turismo sull’economia provinciale impone quindi un monitoraggio
costante non solo dei flussi fisici, ma anche della capacità di spesa dei visitatori, senza perdere di vista
le esternalità negative legate all’overtourism o alla congestione stagionale.
È in questo scenario che si inserisce la necessità di analizzare nel dettaglio la spesa turistica rilevata
attraverso l’indagine diretta. Limitarsi all’analisi degli arrivi e delle presenze offre infatti una visione
parziale della performance di una destinazione. Il numero di notti vendute è un indicatore di pressione
sulle infrastrutture, ma non è necessariamente un indicatore di benessere economico generato.
Il passaggio da una logica di volume a una logica di valore richiede strumenti di indagine più raffinati,
capaci di disaggregare il comportamento di consumo del turista.
Comprendere quanto, come e dove
il turista spende significa decodificare il posizionamento reale del brand Trentino. Significa capire se la
destinazione è percepita come una meta value-for-money (scelta per il vantaggioso rapporto qualità-
prezzo) o se è in grado di sostenere un pricing power elevato (vale a dire la capacità di imporre tariffe
premium) grazie alla qualità dell’offerta. L’indagine sulla spesa permette di isolare il valore generato
non solo per il comparto ricettivo (alloggio), ma per l’intera filiera allargata (ristorazione, shopping,
servizi sportivi e culturali, mobilità interna), fornendo ai decisori politici e agli operatori privati le
metriche necessarie per calibrare l’offerta.
I risultati presentati nelle pagine seguenti, frutto di una rigorosa rilevazione campionaria, non si
limitano dunque a fornire una fotografia statica dello scontrino medio, ma offrono una chiave di lettura
dinamica per interpretare le nuove abitudini di consumo. Dall’analisi emerge come la composizione
del paniere di spesa stia evolvendo, riflettendo un turista sempre più attento all’esperienza e meno al
possesso di beni materiali, un turista che cerca nel Trentino non solo il paesaggio, ma una piattaforma
di servizi integrati ad alto valore aggiunto. La conoscenza di queste dinamiche diviene così uno
strumento indispensabile per orientare le politiche di marketing territoriale e per validare gli
investimenti infrastrutturali necessari a mantenere alta la competitività della provincia nel complesso
scacchiere del turismo alpino ed europeo.
