(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Scuola, Liceo del Made in Italy: la cronaca di un fallimento annunciato. Solo 9 iscritti in tutto il Trentino. Parolari e Maestri (PD), Malfer (Campobase) e Demagri (Casa Autonomia.eu): “Un naufragio educativo mascherato da ideologia. La Giunta smetta di negare la realtà e non sprechi risorse per un ‘indirizzo fantasma’.”
I numeri non mentono, anche quando la politica tenta di ignorarli. I dati ufficiali dell’Anagrafe Unica dello Studente, aggiornati al 27 febbraio 2026, certificano il definitivo tracollo del “Liceo del Made in Italy” (LMI) in Trentino. Nonostante l’enfasi patriottica e i tentativi di difesa dell’Assessora Gerosa, le famiglie trentine hanno bocciato il progetto senza appello: per l’anno scolastico 2026/2027 si contano appena 9 iscritti in tutta la provincia.
I numeri del disastro
Il quadro che emerge dall’interrogazione depositata dai consiglieri provinciali Francesca Parolari, Lucia Maestri, Michele Malfer e Paola Demagri descrive un’irrilevanza statistica imbarazzante:
Crollo verticale: Rispetto ai già miseri 11 iscritti dell’anno precedente, il liceo registra un ulteriore calo del -18,18%.
Inconsistenza: Su un totale di 14.718 nuovi iscritti in Trentino, il Made in Italy rappresenta lo 0,06% delle scelte totali.
Controtendenza: Mentre i licei tradizionali fioriscono — lo Scientifico cresce di 66 studenti (+5,88%) e le Scienze Umane di 38 (+5,76%) — il Made in Italy rimane il fanalino di coda assoluto del sistema scolastico.
Un “accanimento terapeutico” a spese della qualità
Per mantenere in vita questo “indirizzo fantasma” presso gli istituti Rosmini di Trento e Martini di Mezzolombardo, la Giunta è costretta a ricorrere a classi articolate per una media di meno di 5 studenti per istituto.
“Siamo di fronte a un vero e proprio accanimento terapeutico per mascherare l’assenza di una classe autonoma,” dichiarano i quattro firmatari. “In un momento di calo demografico, dove la Primaria perde quasi 200 iscritti, è inaccettabile disperdere risorse umane e fondi pubblici per un percorso privo di un profilo professionale chiaro”.
Le richieste alla Giunta
Attraverso l’atto ispettivo, i consiglieri Francesca Parolari, Lucia Maestri, Michele Malfer e Paola Demagri interrogano la Giunta per sapere:
Come si possa ancora definire “attrattiva” un’offerta scelta da soli 9 studenti in tutta la provincia.
Quali siano i costi reali (ore docenza, coordinamento, orientamento) sostenuti per mantenere attivo questo apparato burocratico a fronte di un’utenza infinitesimale.
Se non sia giunto il momento di ammettere il fallimento e convogliare le risorse verso i licei tradizionali e la formazione professionale (cresciuta del 2,05%).
“La scuola trentina ha bisogno di investimenti seri su percorsi solidi, non di bandierine ideologiche che generano solo confusione” concludono i firmatari.
Francesca Parolari e Lucia Maestri (Partito Democratico del Trentino)
Michele Malfer (Campobase)
Paola Demagri (Casa Autonomia.eu)
