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PAROLARI (CONSIGLIO PAT – PD) – INTERROGAZIONE * SANITÀ: «MAMMOGRAFIE MOBILI, LA PREVENZIONE PRIVATA SEGUE I PROTOCOLLI SCIENTIFICI?»

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15.51 - venerdì 3 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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(Traduzione realizzata da redazione Opinione tramite Intelligenza artificiale)

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“Stop a screening mammografici privati non coordinati nei Comuni. Rischiano di fare confusione, di creare ansia e mancano di basi scientifiche”.

Fare chiarezza sulle iniziative private di diagnostica senologica mobile che stanno proliferando nei Comuni trentini e accelerare l’attuazione della citata mozione n. 32/XVII per riuscire finalmente a estendere lo screening anche alle 45-48enni.

È questo l’obiettivo di un’interrogazione a risposta scritta depositata dalla Consigliera provinciale del Partito Democratico del Trentino, Francesca Parolari.

La Consigliera, da tempo impegnata sul fronte della tutela della salute e della prevenzione oncologica, riaccende così i riflettori su un tema cruciale per l’equità delle cure sul territorio.

Il documento della esponente dem accende i riflettori sulle campagne denominate “Salute in Comune” (come quelle in programma a Castello di Fiemme domenica 5 luglio e ad Arco domani), promosse da un’associazione romana, patrocinate dalle amministrazioni locali e finanziate da sponsor privati. Queste iniziative offrono visite, ecografie e mammografie “gratuite” a bordo di cliniche mobili a fasce di popolazione femminile giovanissima, dai 18 ai 48 anni.

L’interrogazione evidenzia come lo screening mammografico ufficiale sia un’attività di prevenzione regolata dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), basata su rigidi standard di qualità controllati centralmente, tra cui la doppia lettura delle mammografie da parte di radiologi esperti.

Al contrario, le iniziative private diffuse sul territorio presentano diverse criticità dal punto di vista medico e organizzativo:

Mancanza di basi scientifiche sotto i 45 anni: Le linee guida internazionali e i protocolli del GISMA (Gruppo Italiano Screening Mammografico) non raccomandano lo screening di massa per donne asintomatiche sotto i 45 anni. In questa fascia d’età, il bilancio tra benefici e rischi (come sovradiagnosi, radiazioni ed esami invasivi inutili dovuti a falsi positivi) non è favorevole.

Falsi sensi di sicurezza o ansia ingiustificata: Ecografie e visite cliniche proposte su base volontaria al di fuori di percorsi strutturati rischiano di generare confusione o stati di ansia immotivati.

Assenza di continuità assistenziale: Trattandosi di interventi frammentati ed esterni alla regia dell’Unità operativa di senologia clinica e screening dell’Azienda Sanitaria Universitaria del Trentino (ASUIT), non viene garantita la presa in carico di “secondo livello” in caso di riscontri sospetti.

Il testo dell’interrogazione fa notare come queste campagne, pur mosse da lodevoli intenzioni di vicinanza alla cittadinanza, possano diffondersi anche a causa dei ritardi nell’attuazione del cronoprogramma provinciale di estensione dello screening pubblico alle donne tra i 45 e i 48 anni (ora sono ricomprese solo le 49enni). In questo modo, si finisce per delegare a enti locali e sponsor privati compiti di tutela della salute che dovrebbero essere garantiti in modo uniforme ed equo dal Servizio Sanitario pubblico.

Attraverso l’interrogazione, la Consigliera del Partito Democratico chiede quindi alla Giunta:

Se sia a conoscenza di queste iniziative sul territorio e dei protocolli clinici applicati al loro interno.

Se non ritenga che l’offerta di mammografie a partire dai 18 anni contrasti apertamente con le evidenze scientifiche nazionali e internazionali.

Quali azioni intenda mettere in atto per sensibilizzare i Comuni e le imprese locali a non aderire a campagne che non rispettano gli standard del programma di screening ufficiale.

Se non sia urgente dare immediata attuazione alla mozione n. 32/XVII – della quale Francesca Parolari è prima firmataria – approvata in Consiglio nel gennaio 2025 proprio per spingere sulla diffusione dello screening mammografico nei territori. Questo consentirebbe di estendere lo screening a partire dalle 45enni e evitare che i bisogni di salute delle comunità periferiche vengano soddisfatti da interventi privati privi di coordinamento centrale e di solide basi epidemiologiche.

*

Francesca Parolari
Cons.ra provinciale Partito Democratico del Trentino

 

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