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ORCHESTRA HAYDN * “HAYDN’S SUMMER“: «MARIOTTI ESEGUIRÀ PAGINE DI “MAHLER“ E “STRAUSS“ CON IL SOPRANO TOROSYAN, A DOBBIACO (21/7 – 18.00)»

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15.45 - venerdì 17 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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L’Orchestra Haydn alle Settimane Musicali Gustav Mahler diretta da Michele Mariotti, solista il soprano Hasmik Torosyan. In ricordo della residenza di Mahler a Dobbiaco, l’Orchestra Haydn eseguirà pagine di Mahler e Strauss per la direzione di Michele Mariotti, eletto recentemente Accademico effettivo di Santa Cecilia a Roma, solista il soprano Hasmik Torosyan.

Martedì 21 luglio alle ore 18.00 presso la Sala Gustav Mahler di Dobbiaco (Toblach), prenderà il via il cartellone della Haydn’s Summer, evento inserito nel programma delle Gustav Mahler Musikwochen. Dal 1908 al 1910, Gustav Mahler trascorse le vacanze estive a Toblach, e qui compose le sue ultime tre opere orchestrali, mentre in suo onore, dal 1981 si tengono annualmente le Settimane Musicali Gustav Mahler. Con il titolo Mahler a Dobbiaco, il concerto vedrà l’Orchestra Haydn diretta da Michele Mariotti, musicista di fama internazionale che quest’anno festeggia il decennio di collaborazione con la Fondazione Haydn, accostando la Sinfonia n. 4 di Gustav Mahler ai Vier letzte Lieder di Richard Strauss, interpretati dalla voce del soprano Hasmik Torosyan.

Sulla scelta delle pagine musicali in programma, Michele Mariotti dichiara:
«Dal punto di vista interpretativo, le Sinfonie di Mahler non avranno mai un punto di arrivo, non ci sarà mai un’interpretazione che valga per sempre. Essendo capolavori, sono inclassificabili, e quindi cambiano insieme a noi, con il cambiare del mondo. Ogni volta che eseguo la Quarta Sinfonia di Mahler, provo sensazioni diverse. Si trovano significati molteplici nel dualismo tra terra e paradiso, tra orrori umani e gioie celestiali. È importante mantenere la freschezza – che non vuol dire ottimismo, non vuol dire dimenticare gli orrori della vita – come prospettiva con cui dovremmo guardare il mondo, attraverso gli occhi dei bambini che, con purezza, si confrontano con esso. I bambini vedono cose che gli adulti non riescono più a vedere. La grande forza di questa Sinfonia risiede nel fatto che dovremmo filtrare tutto attraverso l’ingenuità, la purezza, la freschezza di un bambino».
Per quanto riguarda l’accostamento della Quarta di Mahler ai Lieder di Strauss, Mariotti afferma:

«I quattro ultimi Lieder di Strauss sono il testamento del compositore. Rappresentano la serena accettazione della morte: amara, terribile, ma comunque una serena accettazione del fatto che è meglio lasciare questa vita segnata da orrori, tragedie e ingiustizie. La morte suona alata, dolce e sinuosa come il solo del violino del terzo Lied. È desiderata, è l’unica via di uscita per sopravvivere. È l’eterno paradosso: quanta vita c’è nella morte!».
Il concerto si inserisce nell’ambito di un progetto pluriennale promosso dalla Fondazione Haydn in collaborazione con i Conservatori di Musica di Bolzano e Trento, finalizzato a favorire il coinvolgimento delle nuove generazioni di musicisti e a offrire loro un’importante esperienza formativa a fianco dei professionisti dell’Orchestra.

Sul valore e la partecipazione all’esecuzione di un gruppo di studenti dei due Conservatori, Mariotti ha affermato:
«La presenza di giovani è importantissima, loro sono già il nostro futuro. Da giovane ho avuto persone che mi hanno dato fiducia, rischiando, e rimarrò loro sempre grato. È nostro dovere dare ai giovani l’opportunità di sedersi accanto a professionisti che li hanno preparati. Sedersi accanto a loro in questi viaggi bellissimi rappresenta un arricchimento, per loro ma anche per noi, poiché il giovane porta entusiasmo, freschezza e attenzione. Grazie a operazioni di questo tipo, noi adulti ci investiamo di una responsabilizzazione ulteriore perché ancora di più dobbiamo rendere conto della qualità del nostro lavoro».

L’appuntamento segna inoltre il decimo anno di collaborazione di Michele Mariotti, recentemente nominato Accademico effettivo di Santa Cecilia a Roma, con l’Orchestra Haydn. A tal proposito il Maestro ricorda:
«Ogni concerto rappresenta l’occasione di rinnovare l’ammirazione per quest’orchestra e una crescita personale e collettiva, data la possibilità di arricchimento da entrambe le parti. Avendo diretto tanti programmi, sempre diversi, ultimamente anche con la possibilità di avere i ragazzi dei Conservatori, possiamo proporre programmi con organici più grandi, per esempio Strauss, Mahler, o ancora Wagner. In questi dieci intensi anni, faccio fatica a individuare un momento sugli altri: ogni volta si rinnova il piacere della prima volta».

La composizione dei Quattro ultimi Lieder ebbe inizio subito dopo la fine della guerra. Strauss morì prima di poter ascoltare la sua opera, che venne eseguita per la prima volta alla Royal Albert Hall di Londra il 22 maggio 1950 da Kirsten Flagstad e Wilhelm Furtwängler. Ritornando dopo trent’anni di teatro al Lied con orchestra, il vecchio Strauss affina all’inverosimile la capacità di interpretare con il canto le suggestioni di testi pregni di profondi significati emotivi, che la musica però alleggerisce e sospende in una dimensione di sogno, sprofondandoli mollemente in un tessuto orchestrale tanto sontuoso quanto evaporato.

La Quarta Sinfonia occupa un posto particolare nella produzione di Gustav Mahler: da un lato conclude il ciclo delle Wunderhorn-Symphonien, chiudendo, in definitiva, la prima fase del sinfonismo mahleriano. Dall’altro inaugura un nuovo stile, più essenziale nella severità del contrappunto e meno incline alla monumentalità. Composta nelle estati del 1899 e 1900, la Quarta Sinfonia conosce in realtà un più lungo periodo di gestazione. Nell’ultimo movimento, le quattro strofe del Lied “Das himmlische Leben” si concludono con un verso finale, intonato a mo’ di Corale e in funzione di ritornello, che chiude ogni volta una sezione musicale. Ciascuna strofa illustra un diverso aspetto della «vita celeste», evocato attraverso la parte del soprano, la cui scrittura vocale assume un carattere popolare e vagamente infantile.

MICHELE MARIOTTI
Michele Mariotti è Direttore Musicale del Teatro dell’Opera di Roma dal 2022. Insignito del 36° Premio Abbiati come Miglior direttore d’orchestra, è ospite dei principali teatri e festival italiani ed internazionali. È salito sul podio dell’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia, dell’Orchestre National de France, dei Münchner Symphoniker, dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, della Danish National Symphony Orchestra, dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dei Bamberger Symphoniker, della Royal Philharmonic Orchestra, della Nederlands Philharmonisch Orkest, della Gürzenich Orchester Köln, della Filarmonica della Scala, della RTÉ National Symphony Orchestra, solo per citarne alcune.
Collabora con registi di spicco – Mario Martone, David McVicar, Emma Dante, Davide Livermore, Damiano Michieletto, Robert Carsen -, e ha ricoperto il ruolo di Direttore principale e musicale del Comunale di Bologna, guidando l’Orchestra e il Coro in tournée internazionali. Recentemente è salito sul podio dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, della Gürzenich Orchester Köln alla Philharmonie di Colonia, della Radio Filharmonisch Orkest al Concertgebouw di Amsterdam, della Tonkünstler Orchestra al Musikverein di Vienna e della Tokyo Symphony Orchestra.

HASMIK TOROSYAN
L’artista armena si afferma in diverse competizioni, tra cui i premi speciali nei Concorsi Repubblicani di Sazandaryan, il primo premio e la medaglia d’oro nel Concorso Repubblicano di G. Gasparyan, il Premio del Presidente per i giovani cantanti dell’Armenia, il Primo Premio al Concorso Internazionale di Musica Bella Voce di Mosca, il Primo Premio al Concorso Internazionale di Musica Sacra di Roma, ed è finalista al 6° Concorso Internazionale di Musica di Seoul. Dal 2011 è solista principale del Teatro Accademico Nazionale Armeno dell’Opera e del Balletto A. Spendiaryan. Hasmik Torosyan si è esibita in Europa, America del Sud, Corea del Sud, Russia, Libano e Turchia con diversi progetti concertistici. Il suo repertorio comprende i ruoli principali nelle opere del periodo classico e romantico.

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