(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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È già predisposta e sarà inoltrata al ministro all’Interno Piantedosi e al ministro agli affari esteri Tajani lunedì una interrogazione sulla sconvolgente azione di riconoscenza da parte del movimento di Südtiroler Freiheit e della deputata dell’FPō Gudrun Kofler verso quanto operarono nella notte fra l’11 e il 12 giugno del 1961 per provocare decine di attentati esplosivi che provocarono la morte dello stradino dell’Anas Giovanni Postal, a confine fra la Provincia di Bolzano e la Provincia di Trento.
Da quella data si intensificò l’azione eversiva con un crescendo che avrebbe portato rapidamente l’Alto Adige verso le stragi di Cima Vallona o Malga Sasso e l’uccisione di una ventina di innocenti e servitori dello Stato reclutati per garantire l’ordine pubblico.
Furono complessivamente oltre 500 gli episodi di violenza che nei suoi sviluppi successivi arrivò a manifestarsi con azioni dinamitarde sino al 1988 colpendo chiese (in particolare parrocchie in lingua italiana), Scuole (sempre in lingua italiana), infrastrutture pubbliche come la SIP, la Rai, ma anche è difficile residenziali fatti oggetto di grafiche di mitragliatore o cariche esplosive intimidatorie verso i residenti.
In occasione dell’anniversario della notte dei fuochi il movimento politico italiano dichiaratamente secessionista Sùdtiroler Freiheit ha diffuso un messaggio video impresentabile nel quale si inneggia espressamente a quegli episodi parlando di “qualcosa di più di un semplice attacco ai simboli del potere dello Stato italiano” ma di un “grido di libertà, grido di di aiuto, un simbolo di resistenza verso lo Stato italiano”.
L’inchino di fronte “ai combattenti per la libertà, e di farlo di fronte al “loro coraggio, alla loro determinazione ed al loro sacrificio” appare come una posizione di parta apologia testimoniata dalla comunicazione di immagine: la rappresentazione di una potente esplosione sotto un traliccio, l’indicazione dell’anniversario dei 65 anni della “notte dei fuochi” e un grazie (Danke) a caratteri cubitali.
Oltre ad apparire evidente il profilo di profonda mistificazione della stagione terroristica presentata come propedeutica all’acquisizione da parte del Provincia di Bolzano di un’autonomia che nella realtà ha potuto essere realizzata nonostante il terrorismo e non grazie al terrorismo, si infierisce sulla memoria delle vittime della eversione secessionista ed in particolare sulla figura di Giovanni Postal, che proprio nella notte dei fuochi perse la vita.
Per questo all’autorità giudiziaria (con una denuncia) si chiederà di verificare gli estremi di condotte che possono incitare, per emulazione, ad atteggiamenti eversivi e al governo la valutazione sulla urgente opportunità di prevedere misure di prevenzione e repressione di forme espressive quando assumano il carattere di aperta apologia di metodi e attività eversive finanche terroristiche con l’aggravante quando riferite a contesti nei quali siano maturati anche omicidi o stragi; ma anche di valutare l’opportunità di condividere con le autorità austriache il profondo disagio nell’assistere a proclami di aperto indirizzo apologetico verso il terrorismo secessionista e antitaliano da parte di gruppi politici o personalità politiche operanti nel Land Tirol.
Lo ha dichiarato l’On. Alessandro Urzì
