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KASWALDER (CONSIGLIO PAT/GRUPPO PAT) * POLO AUTONOMISTA: “UNA PROPOSTA NUOVA O UN FILM GIÀ VISTO?”

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07.29 - giovedì 25 giugno 2026

Leggo con interesse la proposta rilanciata dal segretario del PATT Simone Marchiori per la costruzione di un grande polo autonomista, civico e territoriale in vista delle elezioni provinciali del 2028.

Si tratta di un tema importante, che merita rispetto e attenzione. L’autonomismo trentino ha il dovere di interrogarsi sul proprio futuro e sulla propria capacità di rappresentare una società profondamente cambiata rispetto a quella delle grandi stagioni politiche del passato.

Proprio per questo credo sia necessario porsi una domanda semplice: siamo davvero di fronte a una proposta nuova?

Ripercorrendo gli ultimi anni emerge infatti una realtà diversa. Già nel 2021 il PATT parlava di “Fronte autonomista”, raccogliendo l’invito di Lorenzo Dellai a costruire una grande area civica e territoriale. Nel 2022 venivano coinvolti movimenti centristi, civici e popolari per dare vita ad una nuova aggregazione moderata. Nel 2023 si rilanciava ancora l’idea di un fronte autonomista capace di riunire le forze territoriali presenti in Trentino.

Oggi, nel 2026, si torna a parlare di polo autonomista, di alleanza civica e territoriale e di superamento delle tradizionali appartenenze politiche.

Cambiano le parole, ma il progetto appare sostanzialmente lo stesso.

La vera domanda, quindi, non è cosa si vuole fare oggi, ma perché ciò che non è riuscito ieri dovrebbe riuscire domani.

In questi anni non sono mancati tavoli di confronto, appelli all’unità e tentativi di aggregazione. Eppure nessuno di questi percorsi è riuscito a trasformarsi in una proposta politica capace di conquistare una chiara leadership nel panorama trentino.

Anche le elezioni comunali di Trento del 2025 avrebbero dovuto rappresentare un banco di prova per quel mondo civico, territoriale e autonomista che oggi viene nuovamente chiamato a raccolta. Il risultato, tuttavia, non ha prodotto quella svolta politica che molti si attendevano.

A rendere ancora più interessante il dibattito sono arrivate le parole della capogruppo del PATT Maria Bosin. Con grande onestà politica, Bosin ha ricordato come il percorso di aggregazione e riunificazione dell’area autonomista non possa dirsi concluso e come il partito debba prima rafforzare sé stesso.

Si tratta di una riflessione importante. Negli ultimi anni si è parlato di riunificazione dell’area autonomista, del coinvolgimento di Progetto Trentino e di altre realtà civiche e territoriali. Tuttavia questo percorso non ha mai raggiunto il suo naturale approdo.

Molti si aspettavano che la riaggregazione sfociasse in un vero congresso costituente dell’autonomismo, nel quale tutte le componenti coinvolte potessero partecipare in condizioni di pari dignità, contribuendo alla definizione di una nuova classe dirigente e di organismi rappresentativi di tutte le sensibilità presenti. Questo passaggio non si è realizzato e il percorso si è fermato prima della sua conclusione.

Resta inoltre aperta una riflessione sul rapporto tra partito e governo. In ogni forza politica è opportuno che la guida politica possa esercitare pienamente il proprio ruolo di indirizzo e di confronto, mantenendo la necessaria autonomia rispetto all’azione amministrativa. È una questione che riguarda i modelli organizzativi, non le persone.

Forse è proprio da qui che occorre ripartire: completando il percorso lasciato a metà prima di immaginare nuovi contenitori elettorali.

Perché il vero nodo non è il simbolo o la sigla. I cittadini chiedono idee, credibilità e una visione per il Trentino dei prossimi anni.

L’autonomismo del futuro non può limitarsi ai confini provinciali. Deve confrontarsi con le grandi sfide dell’energia, della mobilità alpina, delle infrastrutture, delle risorse idriche, della sanità di montagna, della competitività delle imprese e del ruolo che il Trentino può esercitare all’interno di una dimensione regionale ed euroregionale sempre più strategica.

È su questi temi che si misura la credibilità di una proposta autonomista moderna.

Per questo considero positivo ogni tentativo di dialogo. Ma credo che il Trentino meriti qualcosa di più della riproposizione di formule già sperimentate.

Prima di aprire un nuovo capitolo, forse sarebbe utile chiudere quello precedente.

L’Autonomia ha bisogno di una nuova stagione politica, capace di unire identità e innovazione, radicamento territoriale e visione strategica. Perché il futuro dell’autonomismo non si costruisce sommando contenitori politici, ma costruendo contenuti, idee e prospettive condivise.

*
Walter Kaswalder
Consiglio Provincia Trento (Gruppo Patt)

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