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GENERAZIONE TRENTO * BYPASS TRENTO: GEAT E MARGONI, «90 METRI DI TENDONE PER SCAVARE, TRA RASSICURAZIONI E SILENZI POLITICI LA CITTÀ RESTA ESPOSTA AD UN RISCHIO DIFFUSO»

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10.20 - mercoledì 24 dicembre 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Bypass di Trento: il tendone, il silenzio del Consiglio e i Verdi in panchina. Novanta metri di tendone per scavare. È questa l’immagine del nuovo bypass ferroviario a Trento: non un simbolo di sicurezza, ma la conferma che durante gli scavi esiste un rischio reale di dispersione di inquinanti. E se c’è un rischio, non può essere liquidato come una semplice “questione di quartiere”. Perché la questione riguarda le falde acquifere, le acque sotterranee che collegano Trento nord al resto della città e che, se compromesse, riguardano tutti.

I monitoraggi lo confermano: nelle acque sotterranee del cantiere sono stati rilevati livelli di piombo organico e altri contaminanti centinaia di volte oltre i limiti di legge. Questo è il punto di partenza, non un’ipotesi.

E cosa fa l’amministrazione comunale?

Nel Consiglio Comunale, dove si discutono i temi che riguardano l’intera città, non si sente una voce politica forte che chieda controlli indipendenti, monitoraggi trasparenti, vincoli stringenti e barriere idrauliche rafforzate prima di ogni fase di scavo. I capigruppo di maggioranza si limitano a rassicurazioni generiche, senza affrontare il nodo politico centrale: non è un problema di una via o di un quartiere, è un problema che riguarda Trento nel suo insieme.

E i Verdi?

Quelli che si presentano come difensori dell’ambiente e della salute pubblica oggi sono la stampella silenziosa della maggioranza. Nessuna presa di posizione netta sui dati di falda, nessuna critica incisiva alle scelte operative, nessuna iniziativa politica chiara in Consiglio per imporre condizioni più rigorose di monitoraggio. In pratica: nessuna pressione politica strutturata su un tema di interesse collettivo. Se dati di questo tipo non bastano a far alzare la voce alla politica verde, viene da chiedersi cosa dovrebbe farlo.

E se qualcuno pensasse che il rischio riguardi solo chi abita vicino al cantiere, si sbaglia. Le falde non hanno confini amministrativi: l’acqua scorre sotto tutta la città. Esporre questo sistema a interferenze profonde senza un progetto di bonifica chiaro, e senza controlli pubblici frequenti e trasparenti non è prudenza, è improvvisazione politica.

Il tendone non è una garanzia: è l’ammissione che l’opera non è neutra.

E allora la domanda è semplice: nel luogo che rappresenta tutta la città, perché nessuno alza davvero la voce? Perché chi si definisce ambientalista si limita a prese di posizione deboli mentre una questione che riguarda le falde resta confinata alla gestione tecnica invece che al controllo politico continuo?

Finché in Consiglio una tensostruttura viene trattata come una garanzia sufficiente, e finché i Verdi scelgono il silenzio davanti a dati allarmanti, Trento resta esposta a un rischio che riguarda tutti.

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Generazione Trento

Martina Margoni Claudio Geat

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