(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Fugatti a giudizio con l’imputazione coatta grazie all’azione di Enpa per la barbara uccisione dell’orso M90
Lunedì 9 marzo andrà a processo Maurizio Fugatti, presidente della Provincia Autonoma di Trento, per la barbara uccisione dell’orso M90. Il risultato è stato ottenuto grazie all’azione incisiva e determinata di ENPA, assistita dagli avvocati Valentina Stefutti e Rosa Rizzi, con l’obiettivo di fare luce su una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica nazionale e internazionale.
Determinanti si sono rivelate le puntuali e approfondite consulenze dei professori Cristina Cattaneo, medico legale e antropologa forense, e Orlando Paciello, veterinario forense. Nella relazione tecnica depositata agli atti per ENPA, gli esperti hanno chiaramente evidenziato come l’uccisione con proiettili esplodenti di calibro 30.06, senza previa anestesia, abbia causato un’emorragia interna che ha portato alla morte dell’animale dopo prolungate e atroci sofferenze.
Il giudice ha riconosciuto gravi elementi indiziari per procedere nei confronti di Fugatti per il reato di uccisione di animale con crudeltà e senza necessità, ai sensi dell’articolo 544-bis del codice penale e/o dell’articolo 544-ter, commi 1 e 3, del codice penale.
L’orso M90 era stato ucciso in modo crudele. Dalla ricostruzione dei fatti è emerso chiaramente che M90 non fu narcotizzato prima dell’uccisione, nonostante fosse radiocollarato e quindi facilmente rintracciabile. Furono esplosi tre colpi, ma solo due colpirono l’animale, senza peraltro causarne la morte immediata. L’autopsia ha evidenziato che l’orso morì dissanguato per un’emorragia interna dopo una lunga agonia. Inoltre, nessun veterinario era presente, contrariamente a quanto previsto dal PACOBACE.
Alla luce di questi elementi, il GIP ha ritenuto che vi fosse “sufficiente base probatoria per ritenere configurabile il reato di uccisione con crudeltà”, in ragione della sofferenza evitabile inflitta all’animale, delle modalità con cui l’uccisione è stata perpetrata e dell’accettazione del rischio di una morte anche crudele per M90. Secondo il giudice, la condotta non solo non era necessaria, ma è stata attuata in violazione delle cautele previste, causando sofferenze evitabili.
«Si inizia finalmente – commenta Ivana Sandri, etologa ENPA e presidente dell’ENPA di Rovereto – a fare chiarezza e giustizia per l’orso M90, ucciso sottoponendolo ad atroci e lunghe sofferenze. M90 era stato condannato a morte perché accusato di aver seguito alcuni escursionisti, seppure senza mai alcun contatto, e per essersi avvicinato a centri abitati».
«Questo è un momento storico per la tutela della fauna selvatica in Italia – dichiara Carla Rocchi, presidente nazionale ENPA –. Per troppo tempo la Provincia Autonoma di Trento ha pensato di poter disporre a piacimento della vita e della morte di orsi e lupi, senza rispetto per le normative nazionali ed europee».
E conclude: «Confidiamo che sia fatta giustizia per M90 e che episodi come questo non accadano mai più: vicende che distruggono quanto ENPA e tanti cittadini fanno quotidianamente per costruire la convivenza fra la nostra e le altre specie».
