Al Trentino non serve un inceneritore!
Nella scorsa legislatura ho presentato un Disegno di Legge, piuttosto articolato, sottoscritto anche da consiglieri di altri partiti, sulla chiusura del ciclo dei rifiuti.
Tale Disegno, se pure aperto in tempi assolutamente congrui rispetto alla fine della legislatura, purtroppo non ha mai avuto una conclusione, perché dopo le doverose audizioni non è stato né discusso né votato, e in modo piuttosto bizzarro e desueto, è stato superato in commissione da altri disegni di legge.
Ora, il tema dell’inceneritore ha avuto l’accelerazione che peraltro ci potevamo aspettare, in controtendenza con ciò che avviene nel resto d’Europa dove gli inceneritori vengono smobilitati. La difficoltà di identificare il luogo pare superata: Trento Nord, Ischia Podetti, sono da sempre le vittime sacrificali di tutto ciò che ha a che fare con l’inquinamento e con la salute/malattia della popolazione e dell’ambiente.
Purtroppo si è andati, e si va come spesso accade, diretti, senza minimamente prendere in considerazione le soluzioni alternative che dovevano essere attentamente valutate.
Tutti siamo, credo, consapevoli, e basta leggere gli studi sin qui fatti, che nessun inceneritore è neutro rispetto alla dispersione in atmosfera di agenti inquinanti, fumi cancerogeni, acque da depurare, micropolveri che se inalate dai polmoni giungono al sangue in 60 secondi e in ogni altro organo in 60 minuti, e che il 30% delle ceneri che restano a terra, oltre ad essere considerate rifiuti speciali e ad alta intensità di concentrazione di inquinanti pericolosi, corrispondono, e anzi sono in quantità maggiore, a quanto resterebbe da smaltire in Trentino a seguito della raccolta differenziata porta a porta.
Infatti, anche alcuni territori più critici si sono allineati al trend generale, superando l’80%. E parliamo dei costi, che ammonteranno a 194 milioni per un inceneritore da centomila tonnellate, a cui andrebbero aggiunti quelli per la rete di teleriscaldamento.
Parliamo di 250 milioni di euro, probabilmente. Questa opera, tra l’altro, non giustificherebbe la quantità di rifiuto da bruciare, che in Trentino, dove il “porta a porta” funziona, è davvero residuale. Gli inceneritori hanno fame di rifiuti e allora che si farà? Si eliminerà la raccolta differenziata e si incenerira’ tutto?
A Bolzano la quota di differenziata è piuttosto bassa. Si importeranno rifiuti da fuori provincia? Brescia insegna purtroppo: aumento esponenziale di tumori, soprattutto di quelli infantili, perché sono i più fragili a subire i danni dovuti all’inquinamento che incide sulla salute sommando criticità a criticità.
Inceneritore, più traffico, più riscaldamento, davvero una bella pensata! E la popolazione che dice? Dove sono gli agricoltori che vedranno svalutare i propri prodotti a causa della vicinanza a una importante fonte di inquinamento? Dove coloro che si occupano di turismo sostenibile, quello di ” respira sei in Trentino”?
Il senso civico e la tutela della salute e dell’ambiente ci chiedono di interrogarci, informarci, darci delle risposte e non subire passivamente le decisioni di chi ci governa. Inoltre saremmo la regione d’Italia con il maggior numero di inceneritori rapportati alla dimensione e alla popolazione. Davvero un bel record!
Ci diconi che sarà pronto entro il 2033. E il famoso Egato, le previste ricerche su possibili alternative? Solo annunci. La parola ora passa ai comuni. Auguri Trentino!
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Lucia Coppola
Consiglio Provincia autonoma Trento
(Alleanza Verdi e Sinistra)
