(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
////
Un parco fluviale che non è un parco. La Conferenza della rete delle riserve del fiume Sarca ha approvato il piano di interventi per il triennio 2026/2029; l’organismo che rappresenta tutti i Comuni, le Comunità di Valle, il BIM e tutti gli enti locali che insistono sull’asta del fiume Sarca. Il rappresentante delle associazioni ambientaliste del Coordinamento Tutela Ambiente Alto Garda e Ledro, in seno alla conferenza è Lucio Matteotti in particolare a nome degli Amici della Sarca, che da oltre trent’anni sono impegnati nella salvaguardia del fiume e del suo habitat. Il documento programmatico approvato ci appare debole nel senso che non vede il fiume come soggetto al centro di tutte le azioni previste. Il metodo scelto è per lo più quello di spalmare su tutto il territorio amministrativo interventi a pioggia che alle volte hanno poco a che vedere con la tutela del fiume. Due esempi che riguardano l’Alto Garda: il finanziamento per la salvaguardia del castagneto di Arco, (gli scorsi anni sono state finanziate iniziative simili per i castagneti di Drena e di Campi) e quello per il ripristino dei danni provocati dalle bici sul monte Brione.
Davvero lo stato di salute del castagno nel Basso Sarca centra con la salvaguardia dell’ambiente fluviale della Sarca? Per le opere sul Brione non si ha il coraggio di dire che forse sarebbe meglio vietare o, almeno, disciplinare meglio l’uso della bici su tutta l’area? Per la salvaguardia dell’olivaia e dei castagneti come per le opere di ripristino ambientale abbiamo chiesto il sostegno economico di APT Garda Dolomiti anche tramite il lavoro dei Rangers. Si impiegano risorse per il monitoraggio e lo studio di svariati elementi riguardanti l’acqua; ma manca forse quello più importante: quanta acqua scorre giornalmente in alveo?
È per lo meno da trenta anni che, come ambientalisti, abbiamo chiesto di installare idrometri lungo l’alveo per misurare quanta acqua scorre; questa richiesta la abbiamo fatta più volte anche alla rete delle riserve, purtroppo non abbiamo mai avuto risposte e non abbiamo modo di sapere quanta acqua scorre in alveo nelle diverse stagioni dell’anno. In proposito ricordiamo lo studio dell’Università di Trento che raccomanda non solo il rispetto del Deflusso Minimo Vitale (DMV) a salvaguardia delle specie ittiche ma anche introduce il più restrittivo concetto di Deflusso Ecologico a tutela dell’intero habitat fluviale. Più in generale ci pare che il documento non abbia una sua anima, una sua visione di tutela e salvaguardia dell’ambiente fluviale, ma sia più sbilanciato nella promozione e impulso alle attività antropiche lungo il fiume.
Nulla si dice sugli allarmi rispetto agli inquinamenti da letame che hanno interessato il fiume anche di recente, nulla viene detto rispetto ad un intervento ad alto rischio impattante legato alle operazioni di svaso (necessarie e più volte da noi richieste) del bacino di Ponte Pià; così per tante altre attività che interessano il fiume e il suo equilibrio sulle quali la rete delle riserve non dice nulla. È inutile che andiamo nelle scuole a fare promozione della cultura ambientale se poi non diciamo nulla sul succedersi di eventi che compromettono l’equilibrio del fiume. Abbiamo il timore, infine, che chiamare la rete delle riserve “parco fluviale” sia una sorta di millantato credito ai fini della promozione turistica, ma che non sia il soggetto principe che ne difende gli equilibri ambientali.
*
Coordinamento Tutela Ambiente Alto Garda e Ledro
