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CONSIGLIO PAT * SCUOLA: «RECUPERO CARENZE FORMATIVE, IL DDL GEROSA ACCENDE IL CONFRONTO»

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18.06 - mercoledì 10 giugno 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Scuola, il ddl Gerosa accende il confronto
Al centro studenti, docenti e futuro del sistema educativo

E’ proseguito anche nel pomeriggio in Consiglio provinciale il dibattito sul disegno di legge 75 dell’assessora Francesca Gerosa sul recupero delle carenze formative e delle capacità relazionali degli studenti nel secondo ciclo di istruzione. La discussione ha alternato approfondimenti sul merito della riforma a un vivace confronto politico sul metodo seguito nella sua elaborazione e sul rapporto con il mondo della scuola. Alla ripresa ha esordito la consigliera Lucia Maestri a completamento del proprio intervento avviato in mattinata e a seguire sono intervenuti per un acceso confronto l’assessora Gerosa e il consigliere Degasperi. Il pomeriggio è proseguito con i contributi dei consiglieri Parolari, Stanchina, Demagri Paccher, Calzà. I lavori riprendono domani mattina a partire dalle ore 10.00.

Maestri: capacità relazionali ridotte ad un voto in condotta

Lucia Maestri (PD) ha criticato il disegno di legge sostenendo che il concetto di “capacità relazionali”, introdotto dalla riforma, sia stato svuotato del suo significato pedagogico originario e ricondotto impropriamente al tradizionale voto di condotta. Secondo la consigliera, le capacità relazionali comprendono aspetti quali pensiero critico, problem solving, collaborazione, comunicazione e intelligenza emotiva, elementi difficilmente valutabili attraverso un semplice voto numerico. A suo avviso la scuola dovrebbe essere chiamata a promuovere la crescita delle persone e delle competenze trasversali, più che a esercitare una funzione di controllo del rispetto delle regole. Maestri ha però riconosciuto al ddl il merito di affrontare il tema delle carenze scolastiche, evidenziando come l’attuale sistema di recupero non funzioni adeguatamente e finisca per accentuare le disuguaglianze sociali. Ha tuttavia osservato che il provvedimento interviene poco sulle cause profonde delle difficoltà di apprendimento e dell’abbandono scolastico. Pur giudicando condivisibili l’introduzione dei cicli biennali, tempi di apprendimento più distesi e una maggiore attenzione al recupero personalizzato, la consigliera ha espresso preoccupazione per il rischio di un aumento degli adempimenti burocratici a carico dei docenti, non accompagnato da risorse sufficienti. Ha infine sottolineato la necessità di garantire che i percorsi di recupero mantengano effettivi livelli di apprendimento e non si traducano in una promozione automatica degli studenti. Ha infine chiesto all’assessora di ritirare il testo e renderlo base di discussione di una nuova edizione frutto di un percorso partecipato.

Consulta degli studenti, Gerosa e Degasperi divisi sulla regolarità dell’iter

L’assessora Francesca Gerosa ha riferito all’aula gli esiti degli approfondimenti svolti sulla vicenda sollevata dal consigliere Degasperi in merito alla Consulta provinciale degli studenti. La vicepresidente ha ricostruito l’iter seguito dalla Consulta nell’esame del ddl 75, sostenendo che il documento presentato in Quinta commissione sia stato regolarmente condiviso, discusso e approvato dagli organi competenti. Secondo quanto riferito, il testo è stato trasmesso ai membri della Consulta, illustrato in seduta plenaria e successivamente approvato senza osservazioni o richieste di modifica. Anche i verbali delle riunioni successive, integrati e corretti secondo le procedure previste, sarebbero stati approvati all’unanimità. Gerosa ha infine invitato a evitare polemiche che coinvolgano direttamente gli studenti, sottolineando come i chiarimenti richiesti avrebbero potuto essere affrontati attraverso un confronto diretto senza esporre pubblicamente ragazzi impossibilitati a intervenire nel dibattito consiliare.

Filippo Degasperi (Onda) ha contestato la ricostruzione fornita da Gerosa, riferendo che alcuni studenti della Consulta gli hanno scritto sostenendo che il documento sul ddl 75 non fu né discusso né votato formalmente e che il verbale approvato l’11 marzo non corrisponderebbe alla versione successivamente integrata. Gerosa ha sostenuto che eventuali contestazioni sulla ricostruzione dei fatti debbano essere affrontate all’interno della Consulta dagli stessi studenti, ribadendo di aver riferito all’Aula gli esiti degli approfondimenti svolti e invitando a non coinvolgere il Consiglio provinciale in dinamiche interne all’organismo di rappresentanza studentesca. Di nuovo Degasperi ha messo in guardia da una lettura strumentale evidenziando come la vicenda assuma rilievo pubblico quando le posizioni della Consulta vengono utilizzate nel dibattito istituzionale. Ha quindi richiamato le perplessità espresse da alcuni studenti nella lettera inviata ai giornali. Ancora Gerosa è intervenuta “per fatto personale” a difendere la validità degli atti ufficiali della Consulta degli studenti, affermando che il documento depositato in Commissione è quello formalmente approvato dall’organismo e riportato nel verbale dell’11 marzo. Ha quindi invitato a non basare il dibattito su ricostruzioni giornalistiche o testimonianze indirette, dichiarando di considerare chiusa la vicenda e respingendo ogni accusa di strumentalizzazione.

Parolari: non servono nuove procedure, serve investire sui docenti

La consigliera Francesca Parolari (PD) ha sostenuto che il successo formativo degli studenti dipende anzitutto dalla qualità della comunità professionale scolastica, dalla formazione continua dei docenti e dalla loro capacità di collaborare, più che dall’introduzione di nuove procedure e adempimenti. A suo avviso il rischio del ddl è quello di aumentare la burocratizzazione del lavoro degli insegnanti, sottraendo tempo alla relazione educativa e alla cura pedagogica. Pur condividendo l’obiettivo di una valutazione più continua e formativa, la consigliera ha osservato che un vero cambiamento culturale non può essere imposto per legge ma richiede percorsi di formazione e accompagnamento. Ha inoltre criticato la scelta di misurare in decimi le capacità relazionali, ritenendo che aspetti dinamici e complessi come le relazioni e il disagio adolescenziale richiedano ascolto, mediazione e sostegno piuttosto che una valutazione numerica. Parolari ha infine espresso dubbi sulla concreta attuabilità dei piani individualizzati di recupero previsti dal provvedimento. Secondo il consigliere, l’elevata quota di personale precario presente nel sistema scolastico trentino compromette la continuità didattica necessaria per costruire percorsi personalizzati efficaci e duraturi nel tempo.

Stanchina: la scuola è una scelta di futuro per la nostra comunità

Roberto Stanchina (Campobase) ha richiamato il valore strategico della scuola per una Provincia autonoma come il Trentino, sostenendo che il dibattito non possa essere ridotto a questioni amministrative o organizzative. A suo avviso la scuola rappresenta il luogo in cui si formano cittadini, si contrastano le disuguaglianze e si costruisce la coesione sociale, contribuendo a definire il futuro della comunità. Per questo ha invitato a utilizzare pienamente gli strumenti dell’autonomia per sviluppare una visione educativa capace di affrontare le trasformazioni della società contemporanea. Richiamando le criticità emerse negli ultimi anni, il consigliere di Campobase ha osservato che il sistema scolastico necessita di una nuova visione, precisando che le difficoltà non possono essere attribuite agli insegnanti, chiamati oggi a operare in contesti sempre più complessi. Ha quindi sottolineato la necessità di investire maggiormente in risorse e supporti per le scuole, ricordando le difficoltà che molti istituti incontrano nel garantire percorsi educativi e di inclusione adeguati. Stanchina ha inoltre posto l’accento sul benessere degli studenti, evidenziando l’importanza di prevenire situazioni di disagio, perdita di fiducia e abbandono scolastico. In quest’ottica ha sostenuto la necessità di una scuola sempre più orientata allo sviluppo delle competenze trasversali, del pensiero critico, della capacità di comunicazione, del problem solving e dell’adattamento ai cambiamenti, accanto alle tradizionali conoscenze disciplinari. Ha citato in chiusura quello che ha definito “l’abominio della legge Valditara” che vieta i percorsi all’affettività, i laboratori o altre attività che trattino la sessualità nelle scuole dell’infanzia e primarie. A questo proposito il consigliere ha richiamato l’importanza di rafforzare i percorsi educativi legati all’affettività, alle relazioni e al rispetto delle differenze, sostenendo che la scuola debba accompagnare bambini e ragazzi nella comprensione della complessità del mondo contemporaneo. Le riforme scolastiche producono a suo avviso effetti solo nel tempo e richiedono un ampio coinvolgimento della comunità educante. Per questo Stanchina ha invitato la politica a prendersi il tempo necessario per costruire scelte condivise e durature, definendo quella sulla scuola una delle decisioni più strategiche per il futuro della comunità trentina.

Demagri: serve ricucire il rapporto con il mondo della scuola

Paola Demagri (Casa autonomia) ha riconosciuto all’assessora Gerosa la buona fede e la determinazione con cui ha portato avanti il ddl, sottolineando tuttavia come il dibattito sviluppatosi negli ultimi mesi abbia evidenziato una forte distanza tra l’impostazione della riforma e le perplessità espresse da una parte significativa del mondo scolastico. Secondo la consigliera, il compito della politica è anche quello di raccogliere e rappresentare le preoccupazioni manifestate da docenti, dirigenti, studenti e famiglie. Richiamando il valore della scuola come luogo di crescita personale, formazione e costruzione della cittadinanza, Demagri ha osservato che il sistema educativo deve essere in grado di evolvere insieme alla società e rispondere ai cambiamenti in atto. A suo avviso, l’aumento delle fragilità, l’ampliarsi delle disuguaglianze e le nuove competenze richieste ai giovani impongono una scuola capace di adattarsi e innovarsi. Per affrontare queste sfide, la consigliera ha sostenuto come il sistema scolastico abbia bisogno di risorse, autonomia, flessibilità e personale adeguatamente supportato, evitando di essere gravato da ulteriori incombenze che rischiano di sottrarre energie alla propria missione educativa. La consigliera ha inoltre sostenuto come il confronto sviluppatosi attorno al provvedimento abbia prodotto uno strappo con una parte del mondo della scuola. Una frattura che, a suo giudizio, potrebbe essere ricomposta attraverso un percorso di maggiore coprogettazione e ascolto degli operatori scolastici, anche rimettendo mano al testo per costruire una riforma maggiormente condivisa. Infine, Demagri ha chiesto all’assessora di chiarire in fase di replica, quale vantaggio deriverebbe al corpo docente dall’eventuale approvazione di questo provvedimento.

Paccher: l’ostruzionismo non può paralizzare l’attività del Consiglio

Roberto Paccher (Lega) ha contestato gran parte delle critiche rivolte al disegno di legge, sostenendo che molti interventi abbiano affrontato temi estranei al contenuto del provvedimento. Il consigliere della Lega ha difeso il diritto della maggioranza di attuare il programma presentato agli elettori, ricordando che il ddl si inserisce negli impegni assunti dalla coalizione di governo. Il vicepresidente del Consiglio ha criticato il ricorso all’ostruzionismo da parte delle opposizioni, giudicandolo uno strumento che finisce per rallentare e talvolta bloccare l’attività legislativa. A suo avviso, il confronto politico è legittimo, ma non può tradursi in un utilizzo sistematico delle procedure consiliari per impedire alla maggioranza di portare a termine il proprio programma. Paccher ha inoltre respinto le accuse di scarsa condivisione rivolte alla Giunta, ricordando come anche in passato riforme scolastiche promosse da amministrazioni di diverso colore politico abbiano suscitato proteste e contestazioni. Per il consigliere, il dissenso fa parte del confronto democratico e non può essere considerato di per sé una prova dell’inadeguatezza di una riforma.

Le minoranze: i nostri sono interventi di merito, si rispetti l’impegno

In replica a Paccher, Lucia Maestri è intervenuta invocando maggiore rispetto per i colleghi di minoranza, tutti in diversa misura intervenuti nel merito della legge. La consigliera del PD ha stigmatizzato un’affermazione del collega della Lega che ha definito “molto grave”, nella misura in cui ha affermato che l’azione delle minoranze delegittimerebbe l’istituzione consiliare e sarebbe responsabile della disaffezione dei cittadini verso la politica. A suo avviso, a minare la credibilità delle istituzioni sono piuttosto le incertezze legate al futuro della legislatura e il dibattito sulla possibilità di un ulteriore mandato del presidente Fugatti. Similmente hanno replicato alle affermazioni di Paccher Roberto Stanchina, Paola Demagri e Lucia Coppola (AvS): i consiglieri hanno contestato in diversa misura la ricostruzione del collega, accusandolo di non aver seguito con continuità il dibattito e di aver liquidato come ostruzionismo argomentazioni che, a loro avviso, riguardano invece aspetti sostanziali della riforma scolastica. Hanno definito quello del consigliere della Lega un approccio superficiale al confronto in Aula, ribadendo la necessità di confrontarsi sui contenuti del provvedimento e sulle osservazioni formulate dalle minoranze nel corso della discussione.

Calzà: serve una comunità educante capace di accompagnare i ragazzi

Michela Calzà (PD) ha sottolineato il ruolo centrale della scuola nel percorso di crescita dei giovani, evidenziando come gli insegnanti siano chiamati non solo a trasmettere conoscenze, ma anche a costruire relazioni con studenti e famiglie. Secondo la consigliera, i cambiamenti sociali intervenuti negli ultimi anni hanno accresciuto le aspettative nei confronti della scuola, rendendo necessario un rinnovato patto di corresponsabilità tra istituzioni scolastiche, docenti e genitori. La consigliera del Partito Democratico ha richiamato le nuove fragilità che caratterizzano il mondo giovanile, segnato da forti pressioni legate alla prestazione, alla competizione e all’esposizione continua ai sistemi digitali. A suo avviso, molte famiglie faticano a sostenere da sole questi percorsi e la scuola è quindi chiamata a svolgere un ruolo educativo sempre più importante, in collaborazione con il terzo settore, i servizi sociali e l’intera comunità. Calzà ha inoltre evidenziato la necessità di aiutare i ragazzi a sviluppare strumenti critici, capacità di scelta e autonomia personale, valorizzando percorsi diversi e contrastando la distinzione tra professioni considerate di serie A e di serie B. In quest’ottica ha richiamato l’importanza delle figure educative che operano accanto agli insegnanti, dagli educatori agli insegnanti di sostegno, chiedendo un maggiore riconoscimento del loro ruolo e condizioni lavorative più stabili. Pur riconoscendo l’esistenza del problema delle carenze scolastiche, la consigliera ha infine espresso il timore che il ddl, così come formulato, rischi di non affrontarne pienamente le cause e di produrre un ulteriore aggravio per il sistema scolastico.

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