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CONSIGLIO PAT * «PARI OPPORTUNITÀ, APPROVATE LE MODIFICHE ALL’INDICATORE POVERTÀ ICEF, FOCUS SU LAVORO E CONTRASTO ALLA VIOLENZA DI GENERE»

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17.37 - martedì 26 maggio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Pari opportunità, la CPO in Commissione: focus su lavoro, scuola e violenza di genere

Via libera alle modifiche dell’Indicatore Povertà ICEF per adeguare i benefici alle condizioni economiche attuali delle famiglie

La Quarta Commissione permanente del Consiglio provinciale, presieduta da Maria Bosin, ha incontrato oggi la Commissione provinciale per le pari opportunità tra donna e uomo per l’esame della relazione sull’attività svolta nel corso del 2025. Alla seduta ha partecipato la presidente della CPO, Marilena Guerra, che ha illustrato i principali contenuti del documento annuale.

Nel corso della seduta, la Commissione ha inoltre espresso il parere sulla proposta di modifica della disciplina ICEF relativa alla valutazione della condizione economica dei richiedenti interventi agevolativi. Il provvedimento, illustrato dall’assessore competente, introduce aggiornamenti alla deliberazione approvata nell’agosto 2025 nell’ambito del percorso di revisione e semplificazione del sistema ICEF avviato dalla Giunta provinciale.

Modifica dell’indicatore povertà di ICEF

La modifica riguarda in particolare l'”Indicatore Povertà”, prevedendo la possibilità di aggiornare la situazione reddituale e patrimoniale del nucleo familiare in presenza di cambiamenti significativi intervenuti successivamente al periodo di riferimento utilizzato per il calcolo dell’indicatore.

Il nuovo strumento, denominato “Indicatore Povertà Attualizzato”, consentirà di tenere conto di situazioni come la perdita del lavoro, la cessazione di attività autonome, la sospensione dell’attività lavorativa, la perdita di ammortizzatori sociali o altri mutamenti economici rilevanti. Tra i casi considerati rientrano anche le situazioni certificate di violenza di genere.

La revisione si inserisce nel più ampio riordino della disciplina ICEF, che ha introdotto quattro differenti indicatori riferiti alle principali macro-aree di intervento: sostegno al reddito, famiglie con figli, edilizia abitativa e disabilità

Ad illustrare la riforma la Dirigente dell’Agenzia provinciale per l’assistenza e la previdenza integrativa, Nadia Rampin che ha spiegato che la modifica nasce dall’esigenza di rendere più aderente alla situazione reale l’Indicatore Povertà, collegato ai benefici di sostegno alla sussistenza. Attualmente, infatti, l’ICEF viene calcolato sulla base dei redditi dei due anni precedenti, ma nel frattempo – è stato evidenziato – possono intervenire cambiamenti significativi nella situazione occupazionale e patrimoniale delle famiglie. Per questo motivo viene introdotta la possibilità di “attualizzare” l’indicatore, raccogliendo i redditi correnti dell’anno in cui viene presentata la domanda. Una modalità già utilizzata in alcuni ambiti, come gli interventi straordinari dei servizi sociali territoriali, e che ora viene sistematizzata all’interno della disciplina generale ICEF, così da uniformare i criteri applicati alle diverse misure di sostegno. Nel dettaglio, la nuova disciplina prevede che l’aggiornamento dell’Indicatore Povertà possa avvenire in caso di perdita del lavoro, sospensione dell’attività lavorativa non dipendente dalla volontà dell’interessato, impossibilità di accedere agli ammortizzatori sociali o cessazione dell’attività per i lavoratori autonomi, comprovata dalla chiusura della partita IVA. È stato inoltre chiarito che il meccanismo non opera solo “in negativo”, cioè in presenza di diminuzioni del reddito, ma anche nei casi di miglioramento della situazione economica, ad esempio per l’avvio di una nuova attività lavorativa o per incrementi rilevanti del patrimonio. Nel corso del confronto in Commissione, durante il quale sono intervenuti i consiglieri Parolari (Pd), Biada (FdI), Bosin (Patt), Angeli (Misto) sono stati posti alcuni quesiti sui controlli e sulle modalità applicative della nuova disciplina, in particolare rispetto all’obbligo di comunicare eventuali variazioni reddituali e patrimoniali. È stato chiarito che il sistema si basa anche sulla correttezza dichiarativa del beneficiario, pur restando attivi i controlli previsti dal nucleo di verifica ICEF. La dirigente ha inoltre precisato che l’attualizzazione funziona sostituendo ai redditi storici già dichiarati quelli più recenti, calcolati sulla base delle ultime mensilità disponibili, così da consentire una rappresentazione più fedele della situazione economica effettiva del nucleo familiare.

3 favorevoli (Bosin, Biada, Paccher) e 4 astenuti (Parolari, Zanella, Angeli, Maule).

Monitoraggio ICEF Famiglia – Indicatore Povertà

La dottoressa Rampin ha quindi illustrato il monitoraggio dell’Indicatore famiglia sul nuovo sistema di calcolo ICEF. Ha spiegato che tutti i comuni sono stati informati del nuovo sistema e che il campione ha riguardato un terzo delle famiglie che richiedono un beneficio. Di fatto la rimodulazione delle deduzioni non ha causato aumenti troppo marcati. Decisamente più corposo l’aumento dovuto alle componenti patrimoniali, soprattutto immobiliari. Per quanto riguarda il monitoraggio dell’indicatore povertà, che ha interessato 8.315 nuclei familiari di quota A è stato calcolato l’indicatore ICEF povertà è stato simulato e confrontato con l’ICEF A. Le principali divergenze sono legate a diverso computo sulle deduzioni di interessi su mutuo e canoni di locazione; eliminazione delle deduzioni forfettarie per nuovi redditi e invalidità; introduzione di una franchigia sul patrimonio immobiliare di 10.000€ per compensare la valorizzazione. In questa analisi, ha spiegato la dirigente, è stata applicata all’indicatore ICEF Povertà la stessa riduzione per invalidità, introdotta con la nuova Quota A. In conclusione, il sostanziale equilibrio tra il vecchio ICEF-A e il nuovo indicatore ICEF Povertà, considerando anche la correttiva introdotta per i componenti invalidi e gli effetti voluti per gli affitti, ha fatto sì che non venisse corretta la soglia di accesso a causa della riforma. La correzione è avvenuta tuttavia per dare conto dell’aumento inflattivo dell’ultimo triennio.

Incontro con la CPO

Nel corso dell’incontro è stato evidenziato come l’attività della Commissione pari opportunità si sia concentrata sul rafforzamento delle politiche di equità di genere nei principali ambiti della vita sociale, economica e istituzionale, con particolare attenzione al mondo del lavoro, alla rappresentanza nei luoghi decisionali, alla comunicazione in ottica di genere, all’educazione alle relazioni e al contrasto della violenza sulle donne. A presentare la relazione la Presidente Marilena Guerra, la vicepresidente Mara Rinner, l’avv.ta Paola Paolazzi e Dominique Cappelletti.

Parità di genere processi decisionali

La presidente della Commissione provinciale Pari Opportunità, Marilena Guerra, ha illustrato l’attività svolta nel 2025, sottolineando come il lavoro della CPO si sia concentrato sul rafforzamento delle politiche di genere nei diversi ambiti della vita sociale ed economica, in continuità con l’azione della precedente legislatura. Guerra ha evidenziato in particolare il percorso di confronto avviato con comuni, comunità di valle e associazioni del territorio, con l’obiettivo di costruire una rete stabile di collaborazione sui temi delle pari opportunità, della sensibilizzazione e della formazione. Tra i temi centrali affrontati dalla Commissione figurano il lavoro femminile, la rappresentanza di genere nei luoghi decisionali, la comunicazione inclusiva, l’educazione alle relazioni e il contrasto alla violenza di genere. La presidente ha richiamato i dati che evidenziano il permanere di forti disparità occupazionali e salariali, ribadendo la necessità di intervenire anche sul piano culturale, in particolare sulla condivisione dei carichi di cura. Ampio spazio è stato dedicato anche all’educazione all’affettività e alle relazioni nelle scuole, tema sul quale la CPO sostiene il disegno di legge di iniziativa popolare promosso in Trentino. Infine Guerra ha ricordato l’impegno della Commissione nel contrasto alla violenza di genere e l’audizione svolta davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, durante la quale sono state presentate le buone pratiche sviluppate in Trentino. Ha quindi auspicato un rafforzamento del ruolo consultivo della CPO nei processi legislativi e decisionali provinciali.

Donne e lavoro

Sul fronte delle pari opportunità sul mondo del lavoro, La vicepresidente della Commissione provinciale Pari Opportunità, Mara Rinner, ha evidenziato come in Trentino persistano ancora forti disuguaglianze strutturali nel mondo del lavoro femminile, nonostante indicatori generalmente migliori rispetto alla media nazionale. Rinner ha richiamato in particolare il tema del part-time femminile, ricordando che nel 2025 il 38,5% delle donne occupate lavorava a tempo parziale contro il 6% degli uomini. Una situazione che, secondo la vicepresidente, spesso non rappresenta una libera scelta ma una conseguenza della difficoltà di conciliare lavoro e carichi di cura familiari. Nel suo intervento ha affrontato anche il tema delle dimissioni dopo la maternità, della segregazione formativa nei percorsi tecnico-scientifici e delle difficoltà di accesso al credito e all’imprenditoria femminile. La vicepresidente ha sottolineato la necessità di rafforzare politiche pubbliche strutturali, servizi di conciliazione e interventi culturali già a partire dalla scuola, ribadendo che le politiche di genere devono essere considerate vere politiche di sviluppo territoriale e non misure rivolte esclusivamente alle donne.

Stereotipi di genere, linguaggi sessisti e discriminanti

L’avvocata Paola Paolazzi ha definito la violenza maschile contro le donne un fenomeno strutturale, radicato in stereotipi culturali e disuguaglianze ancora profondamente diffuse nella società. Nel suo intervento ha spiegato come la CPO abbia svolto nel 2025 un’attività di monitoraggio del territorio per richiamare l’attenzione su approcci discriminatori e promuovere una maggiore sensibilizzazione culturale, in linea con i principi della Convenzione di Istanbul. Paolazzi ha sottolineato l’importanza di intervenire non solo sulla violenza fisica e sessuale, ma anche sulle forme più invisibili come la violenza psicologica ed economica, che limitano l’autonomia e l’autodeterminazione delle donne. In particolare ha evidenziato il ruolo centrale dell’educazione finanziaria e dell’indipendenza economica femminile come strumenti fondamentali anche per consentire alle donne di uscire da situazioni di violenza. Nel corso del 2025 la Commissione ha inoltre promosso iniziative culturali e teatrali, partecipato all’audizione presso la Commissione parlamentare sul femminicidio e sostenuto progetti di formazione rivolti anche ai volontari dei grandi eventi, con l’obiettivo di favorire il riconoscimento di comportamenti discriminatori e violenti.

Scuola, luogo dove si possono scardinare gli stereotipi

Dominique Cappelletti, ricercatrice della Fondazione Bruno Kessler e componente della Commissione provinciale Pari Opportunità, ha concentrato il proprio intervento sulle azioni culturali e formative promosse dalla CPO, in particolare nell’ambito scolastico. Cappelletti ha definito la scuola un luogo fondamentale non solo per l’apprendimento, ma anche per la costruzione delle identità e delle relazioni, sottolineando la necessità di interventi strutturati sull’educazione alla parità di genere, all’affettività e al rispetto delle differenze. Secondo la ricercatrice, oggi nelle scuole esistono molte iniziative positive, ma manca ancora una regia coordinata che garantisca continuità e uniformità sul territorio. Per questo la Commissione sostiene il disegno di legge di iniziativa popolare promosso dalla rete per l’educazione alla parità di genere, che prevede percorsi interdisciplinari per studenti e studentesse, formazione per personale scolastico e famiglie, referenti dedicati negli istituti e un coordinamento scientifico provinciale. Cappelletti ha precisato che l’obiettivo non è “sostituire” le famiglie, ma fornire strumenti per affrontare temi come relazioni sane, gestione delle emozioni, violenza di genere e linguaggi digitali. Nel suo intervento ha affrontato anche il tema del linguaggio inclusivo e della segregazione formativa, in particolare nelle discipline STEM. Richiamando i dati del monitoraggio sulle disuguaglianze di genere in Trentino, Cappelletti ha evidenziato come persistano stereotipi culturali che influenzano le scelte formative delle ragazze, nonostante l’elevata richiesta di competenze tecnico-scientifiche da parte del mercato del lavoro. La ricercatrice ha infine ribadito che interventi sporadici non sono sufficienti e che servono strumenti stabili, coordinati e continuativi, costruiti attraverso la collaborazione tra istituzioni, scuole, famiglie e territorio. Ridurre le diseguaglianze di genere non è solo una questione di giustizia, ma può essere una strategia di rilancio economico.

Il dibattito

La consigliera Francesca Parolari (PD del Trentino) ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze sociali dell’invecchiamento della popolazione, sottolineando il rischio che il crescente carico di cura continui a ricadere soprattutto sulle donne. Per questo ha ribadito la necessità di investire in modo strutturale nei servizi di domiciliarità e assistenza, così da sostenere concretamente le famiglie e favorire una maggiore partecipazione femminile al lavoro. Parolari ha inoltre proposto di sviluppare maggiormente il tema della medicina di genere, definendolo ancora poco approfondito in Italia, e ha indicato nella nuova facoltà di Medicina di Trento una possibile occasione per promuovere ricerca e attenzione specifica su questi aspetti. Infine ha richiamato la situazione delle donne detenute, evidenziando le particolari fragilità presenti nel sistema carcerario femminile e auspicando percorsi più efficaci di reinserimento sociale e di recupero.

Marilena Guerra è tornata sul tema del carcere, parlando di un progetto che ha visto la CPO farsi parte attiva nell’acquisto di una gelatiera per le donne che potrebbe essere utilizzata per la pizzeria “Spini Pizza” che aprirà nella casa circondariale di Trento e ha chiesto anche una possibile collaborazione dei consiglieri con la CPO

L’assessora all’istruzione e pari opportunità Francesca Gerosa ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto dalla Commissione provinciale Pari Opportunità, evidenziando però come molte delle criticità affrontate abbiano radici profonde nel contesto familiare ed educativo. Secondo Gerosa, la scuola rappresenta un luogo fondamentale per costruire cultura del rispetto e delle relazioni, ma il vero nodo resta il coinvolgimento delle famiglie, spesso difficili da raggiungere anche attraverso incontri e progetti dedicati. L’assessora ha inoltre richiamato la necessità di trovare un equilibrio tra coordinamento provinciale e autonomia scolastica, spiegando che le scuole scelgono direttamente le progettualità da sviluppare e che iniziative calate dall’alto rischiano di risultare poco efficaci. Sul disegno di legge di iniziativa popolare sull’educazione alla parità di genere, Gerosa ha evidenziato la presenza di alcune criticità tecniche e organizzative, dichiarando però la disponibilità a lavorare per migliorare il testo e costruire un percorso condiviso e concretamente applicabile nelle scuole trentine. Infine ha ribadito la volontà della Giunta di mantenere aperto il confronto con la Commissione Pari Opportunità, valorizzando i punti comuni per sviluppare politiche utili alla comunità.

Il consigliere Paolo Zanella ha sottolineato come, nonostante alcuni segnali di cambiamento, le disuguaglianze legate alla condivisione dei carichi di cura e alla parità di genere restino ancora fortemente radicate sul piano culturale. Zanella ha rilanciato la proposta di ampliare il ruolo della Commissione provinciale Pari Opportunità, auspicando in prospettiva un organismo che si occupi più in generale dei diritti e delle discriminazioni legate alle diverse minoranze e identità. Nel suo intervento ha inoltre difeso il disegno di legge sull’educazione alle relazioni e alla parità di genere, respingendo le polemiche sulla cosiddetta “teoria del gender” e sostenendo che il vero obiettivo del testo sia lavorare sulla formazione culturale già a partire dalla scuola e dall’infanzia. Secondo Zanella, il cambiamento non può basarsi soltanto su singoli progetti o iniziative episodiche, ma deve passare soprattutto dalla formazione degli insegnanti e da percorsi strutturali inseriti stabilmente nell’attività scolastica. Ha quindi sostenuto la necessità di superare la logica della partecipazione facoltativa, ritenendo che su questi temi servano strumenti educativi continuativi e condivisi.

Chiara Maule (Campobase), ringraziando la CPO per il lavoro fatto, ha posto il tema economico, ricordando la difficoltà che molte donne vivono.

Anche la presidente Maria Bosin (PATT) ha voluto porre l’accento sulla passionalità, la passione e il ventaglio di competenze che la Commissione mette in campo. Dietro a tanto impegno, i risultati fanno fatica ad arrivare, ha detto. La cosa è lento ma non meno importante rispetto a quanto avviene su altri temi. Ha colto l’occasione per ringraziare le membre della Commissione anche per la collaborazione con i consiglieri provinciali.

Nel corso del dibattito è emersa in modo trasversale la necessità di rafforzare le politiche di conciliazione, il sostegno alle famiglie e gli strumenti educativi e culturali per contrastare le disuguaglianze di genere già a partire dalla scuola.

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