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CONSIGLIO PAT * «LA SCUOLA TRENTINA TRA INCLUSIONE E QUALITÀ, IL DIBATTITO SULLE CARENZE FORMATIVE DIVIDE LA MAGGIORANZA»

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18.11 - mercoledì 6 maggio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Consiglio provinciale

Ddl Degasperi: ostruzionismo sul tema delle carenze formative e del futuro della scuola trentina

Pomeriggio di lungo confronto in Consiglio provinciale sul ddl di Filippo Degasperi in materia di crediti e carenze formative, al centro di un acceso ostruzionismo che ha trasformato il dibattito in una riflessione più ampia sul futuro della scuola trentina. Tra richiami al disagio giovanile, alla dispersione scolastica, al rapporto tra istruzione e lavoro e al ruolo educativo della scuola pubblica, gli interventi hanno evidenziato sensibilità diverse ma anche la richiesta condivisa di una riforma capace di coniugare inclusione, qualità degli apprendimenti e nuove sfide sociali. Sono intervenuti Lucia Coppola (AvS), Paola Demagri Casa autonomia), Chiara Maule (Campobase), Andrea de Bertolini (PD), Eleonora Angeli (Misto), Michela Calzà (PD), Francesca Parolari (PD), Filippo Degasperi (Onda).

Coppola: la scuola non è un parcheggio verso il lavoro

Nel prosieguo del dibattito sul disegno di legge del consigliere Filippo Degasperi, Lucia Coppola ha riconosciuto al testo il merito di affrontare temi molto sentiti dal mondo della scuola, a partire dalla necessità di “equiparare i diritti” e ripensare il rapporto con le scuole paritarie. La consigliera ha definito “interessanti” anche le riflessioni sulle cosiddette “materie fantasma” e sul rapporto tra scuola e lavoro, osservando però come l’attuale impostazione dell’alternanza abbia progressivamente perso efficacia rispetto alle intenzioni originarie. Nel suo intervento Coppola ha posto particolare attenzione al ruolo del Consiglio del sistema educativo, giudicato oggi poco incisivo rispetto alle scelte dell’assessorato. Ricordando i 14 anni trascorsi alla guida dell’organismo, ha parlato di un periodo in cui il Consiglio aveva “molte più competenze e grandi responsabilità”, definendolo un vero “parlamentino della scuola”, capace di rappresentare tutte le componenti del mondo educativo e di dialogare stabilmente con il sovrintendente e con l’assessorato. La consigliera di AvS ha poi affrontato il tema della formazione professionale, giudicando poco comprensibile l’obbligo per gli studenti qualificati dopo tre anni di sostenere ulteriori esami per accedere al quarto o quinto anno. Secondo Coppola il disegno di legge introduce invece un meccanismo più equilibrato, distinguendo fra carenze formative lievi e insufficienze più rilevanti, senza interrompere automaticamente il percorso scolastico. “Non erano esattamente gli esami di settembre di buona o cattiva memoria”, ha osservato, sottolineando però come molti insegnanti restino perplessi rispetto a tempi di recupero troppo lunghi e poco efficaci dal punto di vista didattico. Positiva anche la valutazione sull’obbligo per le scuole di organizzare corsi di sostegno e recupero, evitando che il peso ricada interamente sulle famiglie. Coppola ha infine insistito sulla necessità di rivedere il numero delle ore dedicate all’alternanza scuola-lavoro, ricordando che in Trentino risultano circa il doppio rispetto ai livelli nazionali. “La scuola è scuola e dovremmo sempre ricordarcelo”, ha affermato, riportando le preoccupazioni degli insegnanti per il tempo sottratto alle discipline fondamentali come italiano e scienze.

Demagri: riformare la scuola è un atto di cura verso il futuro

Paola Demagri (Casa autonomia) ha scelto di partire da un ricordo personale per riflettere sul rapporto tra scuola, regole e crescita individuale. Un’esperienza che la portò a interrogarsi sul rischio che giudizi e sanzioni possano incidere profondamente sulla percezione di sé degli studenti. “Mi sono chiesta se quei rischi che io ho avuto allora, il rischio di sentirmi debole, inadeguata, non all’altezza, oggi possano correrli altri ragazzi e ragazze”, ha osservato. Da qui la riflessione sul ruolo della scuola e sulla necessità o meno di una riforma. Secondo Demagri, il sistema scolastico appare ancora solido sotto molti aspetti, ma il contesto sociale è profondamente cambiato. “I ragazzi oggi crescono in un ambiente che non assomiglia più a quello per cui la scuola era stata progettata”, ha detto, richiamando il peso delle trasformazioni tecnologiche, dei nuovi linguaggi, dei flussi continui di informazioni e delle fragilità che attraversano il mondo giovanile. La consigliera ha sottolineato come il disagio delle nuove generazioni non riguardi soltanto l’apprendimento scolastico, ma anche la capacità di relazionarsi, di comunicare e di trovare un equilibrio nei diversi contesti della vita quotidiana. Per questo, a suo avviso, la scuola deve interrogarsi sulla propria capacità di restare connessa alla realtà degli studenti. “Se la scuola resta immobile rischia di diventare un luogo che parla un linguaggio diverso da quello dei suoi studenti”, ha affermato, evidenziando la necessità che anche gli insegnanti riescano a stare al passo con i tempi e a comprendere i nuovi codici comunicativi delle giovani generazioni. Nel suo intervento Demagri ha voluto sottolineare anche il valore positivo delle differenze, ricordando che spesso sono proprio i ragazzi a vivere la diversità come un’opportunità più che come un ostacolo. Secondo Demagri la scuola non può essere riformata esclusivamente dalla politica: “c’è bisogno degli insegnanti, delle famiglie, dei tecnici, delle associazioni, di tutti coloro che accompagnano la riforma stessa” ha affermato, invitando le istituzioni a costruire alleanze capaci di unire il sistema educativo attorno a obiettivi comuni. “In fondo riformare la scuola è un delicato atto di cura verso il futuro”, ha aggiunto la consigliera: “non è un esercizio tecnico, ma un gesto di responsabilità collettiva”. In chiusura la consigliera ha richiamato nuovamente la necessità di trovare una convergenza politica su temi di particolare rilievo: il disegno di legge del consigliere Degasperi contiene a suo avviso “degli spunti interessanti” che le sarebbe piaciuto l’assessora Gerosa mettesse in evidenza entrando maggiormente nel merito.

Maule: la scuola deve essere “officina di umanità”

Chiara Maule (Campobase) ha richiamato il contesto di profonda trasformazione sociale e culturale in cui oggi si trovano a crescere le nuove generazioni. “Viviamo il tempo della complessità e dell’incertezza”, ha osservato, sottolineando la rapidità con cui negli ultimi anni siano cambiati modi di relazionarsi, di studiare, di comunicare e perfino di pensare. Secondo Maule, la scuola non può più limitarsi a trasmettere conoscenze utilizzando modelli ormai superati, ma deve interrogarsi sui bisogni reali dei giovani di oggi. “Le necessità degli studenti non sono solo cognitive, sono emozionali e relazionali”, ha affermato, spiegando che il compito della scuola deve essere quello di accompagnare la crescita interiore dei ragazzi e prepararli a un mondo e a professioni che ancora non esistono. Nel suo intervento la consigliera ha insistito molto sul tema del pensiero critico, distinguendolo dalla semplice critica superficiale alimentata dai social network. A suo avviso, una delle sfide principali della scuola contemporanea è insegnare agli studenti a orientarsi nel flusso continuo di informazioni, fake news e contenuti prodotti anche attraverso l’intelligenza artificiale. “Devono imparare a distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è”, ha detto, evidenziando il rischio di costruire una società incapace di comprendere i meccanismi che stanno dietro alla comunicazione digitale. Maule ha poi richiamato l’idea di una scuola che “educa” nel senso più profondo del termine, cioè una scuola capace di “tirare fuori” il pensiero e le capacità degli studenti, piuttosto che limitarsi a “mettere dentro” nozioni da ripetere. Maule ha rivendicato un modello educativo fondato sul confronto, sul dibattito e sulla partecipazione attiva degli studenti e ha posto l’accento sul tema dell’uguaglianza delle opportunità e della lotta alla dispersione scolastica, richiamando l’articolo 3 della Costituzione e una celebre frase di Don Lorenzo Milani: “se si perdono i ragazzi difficili, la scuola non è più scuola, è un ospedale che cura i sani e respinge i malati”. Per Maule la scuola deve quindi saper guardare non soltanto ai numeri e ai parametri di efficienza, ma anche “alle storie e alle fragilità” degli studenti: “noi dobbiamo occuparci di tutto ciò che precede il voto e di ciò che accompagna il voto”, ha detto, denunciando l’eccessiva attenzione al tema della valutazione la crescente pressione prestazionale vissuta dagli studenti. La scuola deve essere “officina di umanità, non un luogo di prestazione, ma di liberazione, il tempo dell’ozio fecondo” e lo studente deve essere una scintilla da alimentare perché i nostri ragazzi sono “la nostra più grande risorsa democratica”.

De Bertolini: il diritto al fallimento non può diventare una condanna

Andrea de Bertolini (PD) ha richiamato il tema del “diritto al fallimento”, definito come uno degli aspetti più delicati nel percorso di crescita degli studenti. Ha sottolineato come la scuola debba saper offrire ai ragazzi spazi nei quali l’errore e la difficoltà possano essere affrontati senza conseguenze traumatiche, diventando invece parte di un percorso evolutivo e di maturazione personale. L’obiettivo deve essere quello di accompagnare gli studenti nel superamento delle fragilità e delle carenze, evitando che situazioni di disagio possano trasformarsi in esclusione o in comportamenti antisociali. Nel suo intervento il consigliere ha poi richiamato un documento depositato in Commissione dal Consiglio del sistema educativo provinciale, soffermandosi sui principi ritenuti fondamentali per qualsiasi riforma scolastica. Tra questi, la centralità della legge provinciale Salvaterra del 2006, definita ancora oggi un riferimento valido perché frutto di un lungo percorso di ascolto e concertazione; la necessità di mantenere equilibrio fra autonomia scolastica e coerenza con il quadro normativo nazionale; e soprattutto il valore pedagogico della valutazione, che non dovrebbe ridursi a una semplice “media aritmetica”, ma restare uno strumento di crescita e inclusione. Particolare attenzione de Bertolini l’ha riservata al tema del recupero delle carenze scolastiche, con il richiamo alla necessità di prevedere percorsi strutturati e concreti affinché le lacune non si trascinino per tutto il ciclo di studi. Nel passaggio dedicato al disegno di legge 22 ha evidenziato alcuni elementi positivi, tra cui il rafforzamento del rapporto con il Consiglio del sistema educativo provinciale e il riconoscimento del ruolo del sovrintendente come figura tecnica di raccordo. Alcune perplessità su aspetti relativi alla rappresentanza dei genitori, alla disciplina delle scuole paritarie e alla formazione professionale, rispetto alla quale ha richiamato il valore del modello trentino, giudicato un’eccellenza da preservare per il suo legame con il territorio e per la flessibilità dei percorsi formativi.

Angeli: appello a una sintesi condivisa fra i due disegni di legge

Eleonora Angeli (Misto) ha ribadito come il voto scolastico non possa essere considerato soltanto “un numero”, ma debba rappresentare uno strumento capace di accompagnare la crescita e il miglioramento degli studenti. Partendo da questo presupposto, si è soffermata sul tema della relazione educativa e sulla proposta contenuta nel disegno di legge dell’assessora Francesca Gerosa relativa alla valutazione delle competenze relazionali. Ha definito la proposta “particolarmente interessante e innovativa” perché introduce nella scuola trentina il riconoscimento delle capacità relazionali come elemento valutabile accanto agli apprendimenti disciplinari tradizionali. Un approccio che, a suo avviso, supera la logica puramente sanzionatoria della valutazione e punta invece su crescita, accompagnamento e responsabilizzazione dello studente. Pur esprimendo apprezzamento per alcuni contenuti del disegno di legge della Giunta, Angeli ha riconosciuto anche “spunti positivi” presenti nella proposta del consigliere Filippo Degasperi, in particolare sui temi della responsabilizzazione degli studenti, dell’organizzazione dei percorsi scolastici e del recupero delle carenze formative. Da qui l’auspicio che possa emergere una convergenza fra i due testi in discussione. Angeli ha auspicato che il confronto in aula possa rappresentare un’occasione utile per costruire un lavoro condiviso nell’interesse della scuola trentina, definita un sistema con molte eccellenze ma che necessita anche di “aggiornarsi e modernizzarsi” di fronte alle nuove sfide educative e sociali. Infine, la consigliera ha proposto di aprire un lavoro più organico e complessivo sull’intero sistema scolastico provinciale, a partire dalla legge provinciale del 2006, affrontando temi come la formazione dei docenti, la continuità didattica, il rapporto scuola-famiglia, il benessere psicologico degli studenti e le nuove competenze richieste dalla società contemporanea. “Quando si parla di scuola non deve vincere una parte politica o l’altra”, ha concluso, ma deve prevalere “la capacità della politica di ascoltare, correggere e costruire strumenti concreti per studenti, famiglie e docenti”.

Calzà: la scuola è l’ossatura democratica del Paese

Michela Calzà (PD) ha ribadito come il tema delle carenze formative e della valutazione scolastica non possa essere affrontato soltanto sotto il profilo tecnico o procedurale. “Stiamo parlando di qualcosa di molto più grande”, ha osservato, richiamando il significato che una comunità attribuisce al successo e all’insuccesso scolastico e al modo in cui accompagna i giovani nel periodo più delicato della crescita. La consigliera del PD si è soffermata in particolare sull’adolescenza come fase di profonda trasformazione personale ed emotiva, sottolineando come dietro a insufficienze, ritiri scolastici o difficoltà di apprendimento vi siano spesso fragilità più ampie: contesti familiari difficili, problemi economici, carenze linguistiche o la progressiva perdita di fiducia nelle proprie capacità. “Non possiamo limitarci a registrare il fallimento come un dato amministrativo”, ha affermato, invitando a interrogarsi sulle cause profonde delle difficoltà scolastiche. Calzà ha citato dati e analisi di Openpolis sulla povertà educativa e sulla forte correlazione ancora esistente tra il titolo di studio dei figli e quello dei genitori. Una situazione che dimostrerebbe come il successo scolastico non sia mai soltanto una questione individuale, ma rifletta disuguaglianze sociali ed economiche che iniziano molto prima della scuola superiore. Accanto ai dati, la consigliera ha voluto portare anche una riflessione più personale e familiare sul valore dello studio. Il “pezzo di carta”, ha ricordato, ha rappresentato per intere generazioni uno strumento di emancipazione sociale, la possibilità di costruire stabilità economica e futuro attraverso il lavoro e l’istruzione, una speranza che ancora oggi molte famiglie affidano alla scuola, spesso con grandi sacrifici. “Il diritto allo studio non può dipendere dalla capacità delle famiglie di sostituirsi alla scuola”, ha ribadito, richiamando il ruolo della scuola pubblica come “ossatura democratica del Paese” e primo luogo in cui ragazze e ragazzi incontrano la dimensione della comunità e delle istituzioni. La consigliera ha poi allargato il ragionamento al ruolo sociale della scuola, definendola il luogo in cui si impara la parità, la gestione delle emozioni, il rispetto e la capacità di affrontare i conflitti senza violenza e ha richiamato il tema della genitorialità, osservando come molte famiglie si trovino oggi ad affrontare difficoltà economiche ed educative sempre più complesse. “Gli studenti” ha detto, “non chiedono una scuola più facile, chiedono una scuola che funzioni, mentre ai docenti” ha aggiunto “non si può continuare a chiedere sempre di più senza garantire risorse, tempo e riconoscimento professionale”. Concludendo il suo intervento, la consigliera ha ribadito che il successo scolastico “non è mai solo una pagella”, ma rappresenta spesso il primo terreno sul quale si misurano le disuguaglianze sociali. Serve una scuola pubblica forte, capace di chiedere molto ma anche di dare molto e che dietro ad ogni insufficienza riesca a leggere una responsabilità collettiva e la qualità democratica della nostra comunità.

Parolari: la scuola non è un’azienda, le riforme vanno costruite con chi la vive ogni giorno

Francesca Parolari (PD), ha definito il confronto in aula “un’occasione importante per rimettere al centro la scuola” e interrogarsi sul modello educativo che il Trentino intende perseguire. Nel suo intervento la consigliera ha sottolineato come i due provvedimenti, il ddl 22 e il ddl 75, pur diversi nelle impostazioni, siano strettamente collegati perché entrambi affrontano il tema del recupero delle carenze e, più in profondità, l’idea stessa di scuola. Secondo Parolari, il sistema scolastico trentino ha scelto negli anni una direzione fondata sull’inclusione, sulla relazione educativa e sul successo formativo degli studenti più che sulla punizione. Un modello che però, ha osservato, fatica ancora a realizzarsi pienamente a causa delle numerose criticità che attraversano il mondo della scuola. Nel suo intervento la consigliera ha richiamato le osservazioni emerse durante le audizioni in Quinta commissione, evidenziando come attorno ai due disegni di legge si sia diffuso “un forte clima di preoccupazione” fra insegnanti, sindacati, consulte e associazioni professionali. Da un lato il ddl 22 viene percepito da alcuni come un possibile “ritorno al passato” sul tema degli esami e delle carenze formative; dall’altro il ddl 75 genera timori rispetto a un aumento del carico di lavoro, a possibili ricadute sull’autonomia scolastica e sulla libertà di insegnamento. Parolari ha poi posto una questione di metodo, sostenendo che una riforma così incisiva non possa essere percepita come “calata dall’alto”. Secondo quanto emerso nel confronto con il mondo scolastico, molti operatori avrebbero vissuto il percorso preliminare come un coinvolgimento “di facciata”, avvenuto quando le decisioni erano ormai sostanzialmente definite. “La scuola non è una caserma né un’azienda dove un dirigente decide e la base esegue”, ha proseguito la consigliera, ribadendo che la scuola è prima di tutto una “comunità educante” fatta di professionalità che devono essere ascoltate e coinvolte nei processi decisionali. Da qui il richiamo alla necessità di costruire riforme condivise con docenti, dirigenti e personale scolastico, soprattutto quando i cambiamenti rischiano di incidere profondamente sull’organizzazione dell’insegnamento e sul lavoro quotidiano nelle classi. La consigliera ha osservato che spesso si introducono cambiamenti normativi senza considerare adeguatamente tutto ciò che ruota attorno al mondo della scuola, a partire dalle condizioni concrete in cui operano gli insegnanti. Parolari ha posto in particolare il tema del precariato scolastico, definendolo una delle questioni “più gravi e pesanti” che interessano il sistema educativo trentino. La consigliera ha poi richiamato il forte aumento degli studenti con bisogni educativi speciali, disturbi specifici dell’apprendimento e situazioni di fragilità socio-economica o linguistica, osservando che questo incremento non sarebbe stato accompagnato da un adeguato rafforzamento delle risorse e del personale specializzato. Sul tema del divario fra formazione e lavoro, tra bisogni delle imprese e capacità formative congruenti della scuola, mancherebbe a suo avviso un nodo, non sufficientemente affrontato. Il funzionamento dell’alternanza scuola lavoro non si può misurare solo in numero di ore: per non vanificare il percorso, servirebbe anche capire se i datori di lavoro sono adeguatamente formati, altrimenti il rischio è che l’esperienza si riduca a un semplice adempimento burocratico, privo di reale valore formativo. Nel suo intervento la consigliera ha richiamato anche il tema della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, definendolo uno dei cambiamenti più impattanti che stanno attraversando il mondo della scuola. Infine, ha ribadito la necessità di valorizzare maggiormente il ruolo degli insegnanti, sia dal punto di vista economico che sociale: alla scuola vengono affidate responsabilità sempre più ampie e, proprio per questo, servono investimenti adeguati nelle professioni educative e di cura, considerate strategiche per la tenuta del sistema sociale ed educativo.

Degasperi: sul ddl scuola ho sempre chiesto un confronto comune

Filippo Degasperi ha risposto in particolare alle osservazioni dell’assessora Francesca Gerosa, respingendo le accuse ricevute e rivendicando il percorso seguito dal suo disegno di legge. Il consigliere ha ricordato di aver chiesto fin dall’inizio che il ddl 22 venisse discusso insieme al ddl 75 della Giunta, proprio per favorire un confronto unitario sul sistema scolastico. Il consigliere di Onda ha sostenuto di avere sempre partecipato ai lavori della Commissione con spirito collaborativo, ricordando di aver accettato anche il rinvio della discussione in attesa della proposta dell’assessora. “Io ho sempre chiesto che i due disegni di legge venissero affrontati assieme”, ha ribadito. Nel suo intervento ha poi contestato alcune critiche mosse dalla Giunta, sostenendo che diversi temi presenti nel suo ddl siano stati nel frattempo ripresi anche dal lavoro dell’assessorato, dal ruolo del Consiglio del sistema educativo alle questioni relative agli istituti paritari e alla formazione professionale. Degasperi ha inoltre difeso l’impianto della proposta sul recupero delle carenze scolastiche, negando di avere mai parlato di “ritorno alle bocciature”. “Io non ho mai parlato di bocciature”, ha affermato, spiegando di aver invece evidenziato il peggioramento dei dati Invalsi e la perdita, negli ultimi anni, di una quota significativa di studenti con competenze adeguate. Secondo il consigliere, parte delle criticità attuali deriverebbe da una eccessiva enfasi sul concetto di competenza e sul cosiddetto “successo formativo”, che a suo avviso avrebbe finito per indebolire il livello degli apprendimenti scolastici.

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