(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Dal Made in Italy al Sense of Italy: ad Hospitality Confcommercio Trentino presenta la “rivoluzione” del terziario.
Martedì 3 febbraio 2026 alle 15.30 nel Theatre dell’evento fieristico che si apre domani a Riva del Garda
Dal Made in Italy al Sense of Italy, cioè una valutazione oggettiva e rigorosa delle potenzialità del terziario nella creazione di valore: Mariano Bella, direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio, dialoga con Alessandro Rinaldi, vicedirettore dell’Istituto Tagliacarne e Enzo Bassetti, vicepresidente Unat.
Martedì 3 febbraio, all’interno dei molti eventi previsti in occasione dell’edizione 2026 di Hospitality, Confcommercio Trentino, alle 15.30 nel Teathre del padiglione D, ospita un dialogo tra Mariano Bella, Alessandro Rinaldi ed Enzo Bassetti. Una riflessione attorno al libro di Bella dal titolo “A Sense of Italy”, considerato come “apripista naturale a una rivalutazione del settore dei servizi di mercato, sovente trascurato dal dibattito pubblico sebbene abbia generato tutta la crescita dell’occupazione negli ultimi trent’anni”.
Sense of Italy: turismo, prosperità, servizi, esportazione
Il made in Italy va bene, il Sense of italy va meglio secondo Mariano Bella direttore dell’ufficio Studi di Confcommercio. Va meglio perché unisce bene e servizi, a partire dal turismo, valorizzandone la reciproca contaminazione alla luce di ciò che unisce. E’ l’apripista naturale a una rivoluzione del settore dei servizi di mercato, sovente trascurato dal dibattito pubblico sebbene abbia generato tutta la crescita dell’occupazione negli ultimi trent’anni.
Nell’incontro l’autore, numeri alla mano, smantella l’arcaica contrapposizione tra “industria buona” e “servizi cattivi”. (ultima di copertina)
Dal libro:
“… Tutta la crescita dell’occupazione negli ultimi trent’anni è stata generata dai servizi e dentro i servizi. Anche nel post-pandemia la resilienza dell’economia italiana è dovuta al terziario di mercato, a cui è ormai ascrivibile oltre il 75% del valore aggiunto. Eppure, a fronte di questi numeri, l’interesse per l’economia dei servizi è ancora scarso, se non nullo. Eppure a fronte di questi numeri, l’interesse per l’economia dei servii è ancora scarso, se non nullo.
Si succedono con ritmo impressionante Rapporti, Relazioni e Patti che hanno tutti l’industria al centro: il terziario, neppure in periferia.
Il mondo cambia e ciò che andava bene ieri, anche in termini di analisi e di narrazione, non va più bene oggi. C’è bisogno di una nuova e più estesa riflessione sulle prospettive realistiche di crescita economica-e sociale – dell’Italia. Non si tratta di contrapporre un settore a un altro.
L’idea che senza una manifattura vitale il paese non abbia speranze è pienamente condivisa dagli autori degli scritti qui raccolti.
Poniamo, allo stesso tempo, la questione del perché non curarsi col massimo impegno di chi conta stabilmente i tre quarti della ricchezza e dell’occupazione. Rendere più produttivi i servizi di mercato è la strada principale per tornare a crescere.
E’ una scelta che ci è suggerita dal processo di terziarizzazione che investe tutte le economie del mondo, avanzate e meno avanzate. “
