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COMITATI “NO TAV” – TRENTO * BY PASS FERROVIARIO – REPLICA AD APPA: ««TERRE CONTAMINATE DEPOSITATE NEL SIN» (REPORT PDF)

Scritto da
22.26 - giovedì 12 febbraio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Alla cortese attenzione dell’ ing. Gabriele Rampanelli – Dirigente Generale di  A.P.P.A

Oggetto: risposta alla sua del 26 gennaio 2026.

Con messaggio di posta certificata di data 26 gennaio 2026 il Dirigente Generale dell’A.P.P.A, ing.
Gabriele Rampanelli, risponde alla nostra lettera del 10 gennaio scorso nella quale, preoccupati dei
contenuti del Piano di Utilizzo delle Terre di parte B della circonvallazione ferroviaria ac/av di
Trento, approvato con parere n. 833 d.d. 11 novembre 2025 dalla Commissione PNRR-PNIEC,
chiedevamo un “incontro urgente alla Agenzia per la Protezione dell’ Ambiente.

Nella sua risposta alla nostra lettera l’ing. Rampanelli cerca di tranquillizzarci affermando che il
PUT “ha lo scopo di definire e descrivere nel dettaglio la gestione dei materiali di scavo in funzione
delle loro caratteristiche, relativamente alle opere cosiddette di Parte B (…)”. Mentre le
“informazioni correlate ai processi di produzione dei materiali di scavo, nonché informazioni
relative alle varie criticità ambientali, che possono influenzare sia le caratteristiche dei materiali
scavati che gli interventi stessi su alcune porzioni su alcune porzioni del tracciato…sono propri del
progetto esecutivo, dove saranno meglio dettagliati”.

Spiace fargli notare che il PUT di parte B è parte essenziale del Progetto Esecutivo (basta leggere il
frontespizio dei documenti che ne costituiscono la documentazione su cui si è espressa la
commissione tecnica PNRR-PNIEC per saperlo) e, dopo la approvazione da parte di questa, sarà
molto difficile (ed RFI “farà le barricate” se dovesse succedere) che gli aspetti e le scelte contenute
nel PUT di parte B varino significativamente nel Progetto Esecutivo di parte B.

Rampanelli poi ci ricorda (ma non lo abbiamo mai negato!) che le osservazioni di APPA sono state
recepite nel parere della Commissione Tecnica (il parere 833/2025). In verità però Rampanelli non
dice che si è trattato di una striminzita cartella dattiloscritta che trascura di contestare parti molto
significative del PUT di parte B (a fronte di una documentazione di circa 2000 pagine, in parte
costituita da documentazione già nota, che costituiscono l’insieme della documentazione in
oggetto).

Svista imperdonabile, gravissimo errore da sopravvalutazione della propria memoria e
conoscenza o peggio ancora?

Dopo avere, con una frase, smentito non solo quanto detto a noi nell’ incontro avuto nel luglio 2024,
ma anche la posizione consolidata di APPA (fino ad oggi), ovvero che in Trentino il terreno
contaminato di colonna B, (nel nostro caso, da Idrocarburi Policiclici Aromatici, sostanze tossiche
e cancerogene) era considerato rifiuto e conferito in discarica, l’ing. Rampanelli, facendo propria la
posizione di RFI, scrive che “i terreni di colonna B non sono da considerarsi ‘inquinati’ bensì
materiali che il quadro normativo definisce come pienamente compatibili con la presenza all’
interno di aree a destinazione industriale e commerciale”.

Ambientalmente si tratta di un gravissimo errore sia di metodo che sostanziale, che sottende un
errato rapporto con le contaminazioni ambientali e le confonde con i limiti di legge. Le colonne A e
B servono a determinare il tipo di utilizzo urbanistico dei suoli. Nel determinare il grado di presenza
degli inquinanti permettono o vietano sui terreni talune attività umane. E’ fuori discussione che
terreni di colonna B siano contaminati. La colonna B stabilisce il massimo di inquinamento
possibile prima che si debba procedere con la messa in sicurezza e poi con la bonifica dei terreni.
Pensare che un terreno di colonna B non sia contaminato non è ragionare come chi opera per
proteggere l’ambiente ma aver interiorizzato la forma mentis degli immobiliaristi e dei costruttori
per cui i limiti di legge misurano la differenza fra inquinato e non inquinato e se si è sotto i limiti si
può fare tutto, fino ad arrivare al paradosso (come è successo molto spesso nel nostro paese) che per
sanare l’inquinamento bastava alzarne i limiti.

La seconda “perla” della risposta del Dirigente Generale dell’APPA riguarda la parte della nostra
lettera in cui sostenevamo che il deposito del materiale inquinato avverrà, diversamente da quanto
deciso in sede di approvazione del Piano di Fattibilità Tecnico Economica dell’opera, dentro il SIN
di Trento Nord e ne evidenziavamo le pericolosità.

Rampanelli sostiene invece che: “Non risponde al vero che sono previsti depositi provvisori anche
nelle aree del SIN” e, forse, senza accorgersi di prendere una colossale cantonata ci spiega che “all’
interno dell’ area di deposito intermedio denominata CO.02 che si sviluppa a fianco della ferrovia
nello scalo Filzi e si estende poi verso nord, allargandosi a monte nell’ area della ex
Carbochimica saranno realizzati tre capannoni per il deposito intermedio” dei terreni
contaminati che saranno gestiti come rifiuto. All’interno dell’area CO.02 sono previste inoltre le
baie per lo stoccaggio temporaneo dei materiali da scavo con additivi (…) per il tempo necessario a
consentirne la degradazione di questi ultimi (la sottolineatura in neretto è nostra””

Pur non essendo la parte essenziale delle nostre osservazioni, data la autorevolezza della
contestazione, abbiamo ripetutamente ed a più mani controllato la fondatezza della osservazione
dell’ing. Rampanelli (per una maggiore comprensione alleghiamo la planimetria della CO.02 come
appare nell’ allegato Aree di Deposito temporaneo contenuto nel PUT di parte B).

Spiace rilevare però che la sua è una affermazione quantomeno sbagliata, per non dire falsa.
In realtà la CO02 (l’area di deposito temporaneo del terreni prevista nel Piano di Utilizzo delle
terre), come si evince dalla cartografia inserita a pag. 3 della relativa scheda pubblicata nell’
allegato Siti Aree di deposito intermedio (allegato 1), ha una forma a L. A nord del cavalca-ferrovia
di Largo Caduti di Nassiryia si sviluppa lungo la linea ferroviaria fino al complesso del Magnete, si
tratta di una fascia di terreno larga indicativamente una cinquantina di metri che nella sua parte
finale si allarga nell’ area ex Carbochimica fino a raggiungere via del Brennero.

Non esiste nessuna striscia di terreno fra la ferrovia e il SIN, comparto ex Carbochimica, che
non sia parte del Sito di Interesse Nazionale di Trento Nord, così come quello che Rampanelli
chiama allargamento della CO.02 “a nord della ex Carbochimica” avviene in buona parte
nell’ area ex Carbochimica, ovvero nel SIN.

Prima di dimostrarlo, e per permettere una reale lettura delle cartografie e della documentazione che
alleghiamo, va ricordato che il SIN di Trento Nord è composto da tre comparti: il comparto SLOI
alias comparto via Maccani, il comparto Carbochimica alias comparto via Brennero, ed il comparto
Rogge.

L’ erroneità delle affermazioni dell’ing. Rampanelli sul non deposito di materiale inquinato dentro il
SIN la abbiamo verificata su due documenti ufficiali: 1. la caratterizzazione del SIN, contenuta nel
“Progetto Speciale recupero ambientale ed urbanistico delle aree industriali” redatto dalla Provincia
di Trento (allegati 2, 3 e 4) dove sono riportate anche le particelle catastali e le loro proprietà; 2. Il
Piano regolatore di Trento, Norme tecniche di attuazione, cartografia vigente del luglio 2024 del
PRG di Trento, dove è presente la destinazione d’uso come C.6 (aree soggette alla pianificazione
attuativa di riqualificazione urbana) (allegato 5) e dove risulta in maniera evidente che fra il
comparto della ex Carbochimica e la ferrovia non esiste nessuna area che non sia nel SIN.

Inoltre, come abbiamo sostenuto nella nostra lettera, è lo stesso Rampanelli conferma nella sua
risposta, nel PFTE approvato e nel PFTE plus l’originaria previsione di deposito di materiale nelle
aree del SIN era stata modificata, lasciando per il deposito temporaneo oltre allo scalo Filzi la sola
area Sequenza.

Quello di cui il Dirigente Generale di APPA non si accorge è che nel PUT di parte B, ed in
particolare negli allegati relativi al deposito temporaneo, la CO.02 ritorna ad allungarsi verso nord e
finisce proprio nell’ area del SIN comparto Carbochimica e comparto Rogge demaniali. Per farlo
RFI omette dalla documentazione che compare nel PUT di Parte B, il certificato di destinazione
d’uso dell’area in oggetto. Inoltre, vengono presentate analisi di laboratorio del 2023 che, in realtà,
riguardano la sola area dello scalo Filzi e non anche l’area del SIN Carbochimica inglobata nella
CO.02 (Allegato 6b), evidentemente perché queste avrebbero portato valori di contaminanti
impresentabili.

A cancellare ogni dubbio è inoltre quella parte della documentazione dove la stessa RFI è costretta
ad ammettere la interferenza con il SIN comparto Carbochimica e comparto Rogge demaniali
(allegato 6a) e si afferma che la interferenza sarà trattata ai sensi dell’articolo 242ter del Codice
dell’ Ambiente, guarda caso proprio l’articolo che governa il transito delle opere del PNRR dentro i
Siti di bonifica dei Interesse Nazionale (SIN)!

Infine Rampanelli non si accorge di un ulteriore pasticcio, ovvero che la prevista localizzazione
nell’area CO.02 dei tre capannoni per il ricovero dei terreni inquinati avverrà o allo Scalo Filzi o in
un’altra area delicatissima, ovvero quella posta tra la parte del SIN occupata dall’ex Carbochimica e
il quartiere residenziale Magnete di via Benedetto Disertori, con l’Agenzia delle Entrate ed a pochi
passi dal Top Center. Aree densamente popolate, assolutamente inadatte ad ospitare terreni
pesantemente contaminati da IPA e da Piombo organico.

Infine, attualmente la CO.02 risulta, dal dicembre 2023, sotto “sequestro probatorio” da parte della
Magistratura e proprio in quelle aree dove dovrebbe essere realizzato sia il deposito temporaneo è
insediata anche la piccola barriera idraulica a sud della Carbochimica e si sono appena ultimati i
lavori del primo lotto della bonifica delle rogge demaniali: davvero i posti migliori dove costruire le
baie per la decantazione dei terreni scavati con additivi e schiume pericolosi o dove transitare,
caricare e scaricare le migliaia di camion che serviranno per il conferimento dei terreni nei depositi
intermedi e caricare i rifiuti che saranno portati presso la loro destinazione finale!
Nella nostra lettera mettevamo in evidenza inoltre anche il gravissimo errore ambientale di
consentire il deposito di terreno sull’ area Sequenza, un’area pesantemente inquinata e da
bonificare.
RFI presenta nella documentazione del PUT di parte B, relativamente all’area Sequenza, analisi
relative al 2023, quando la vicenda dell’ inquinamento di quell’area era occultata dalla pretesa “non
competenza” del Comune circa l’emissione di ordinanze sulla messa in sicurezza dell’ area
(problema risoltosi con una sentenza del Consiglio di Stato 2024), circostanza che ha favorito
addirittura, oltre alla retorica dei proprietari che la presentavano come “non inquinata”, la
approvazione da parte della Giunta Provinciale di una “Analisi di Rischio sito specifica” che
sostanzialmente accoglieva la loro tesi.

Ormai tutti i monitoraggi su quell’ area certificano un pesantissimo inquinamento, quelli più recenti
parlano di piombo trietile e bietile centinaia di volte superiore ai valori consentiti. Sembrava logico
quindi che anche quelle aree non ospitassero terreni inquinati. Rampanelli invece non ci fa capire da
dove vengono i terreni che saranno ospitati sull’ area Sequenza, posto che se quelli considerati
rifiuti pericolosi e quelli scavati con gli additivi vanno nel SIN o sull’area dello scalo Filzi, dove per
logica saranno collocati anche quelli dello scasso per il passaggio della trincea aperta TR03, di altri
ne rimangono ben pochi (la TR.03 è la trincea aperta che dovrebbe scorrere alcuni metri sotto il
suolo dello scalo Filzi e dove dovrebbe essere realizzata la stazione provvisoria).

Nella foga di contraddirci Rampanelli non risponde neppure alla nostra affermazione circa la
falsificazione della realtà connessa alle dichiarazioni di RFI su quell’area, che parla di area a
destinazione “industriale e commerciale” e non si avvede che “l’errore” emerge chiaro sin dalla sola
lettura della documentazione presente nel PUT di parte B, dove oltre alla falsa dichiarazione è
contenuto il certificato urbanistico del Comune che parla invece di “area interamente in C.6, area di
riqualificazione urbana”.

Prendiamo atto che APPA vigila circa le conseguenze sui terreni relative allo scavo della galleria a
due canne con additivi. Ripetiamo che in molte altre occasioni l’uso di questi prodotti in dosi
massicce, sia per accelerare le lavorazioni che per compattare il cemento delle gallerie, ha prodotto
PFAS e una analisi preventiva di questi prodotti, classificati dagli stessi produttori come
“pericolosi” non avrebbe guastato, visto che di uno dei due prodotti nella documentazione del PUT
di parte B manca la scheda tecnica.

APPA invece sorvola e non smentisce la gravissima situazione dell’inquinamento a nord che
costringe RFI a dichiarare rifiuto praticamene tutto il terreno movimentato dallo scalo Filzi fino a
Roncafort ovvero la parte terminale della TR.03, la intera TR.04, la GA.03 (la galleria artificiale
che passa sotto il cavalca-ferrovia di via caduti di Nassiriya, le aree del SIN comparto SLOI ovvero
la Fossa degli Armanelli) che emerge nella sua interezza solo ora e che fino ad ora è stato
pesantemente occultato e mai reso pubblico.

APPA non dice una parola sulle modalità di intervento nelle aree del SIN attraverso le idrofrese, sul
non rispetto del Codice dell’ ambiente relativamente alle modalità di transito della circonvallazione
sotto il cavalca ferrovia dei caduti di Nassiriya dove è presente una quantità e tipologia di
inquinamento (terreno saturo di idrocarburi e bolle di inquinante allo stato liquido) che secondo RFI
costringerebbero a modificare le tecniche di realizzazione dell’ opera, mentre il Codice dell’
ambiente costringerebbe a bonificare!

APPA non dice una parola sul fatto che avevano ragione i Comitati ad affermare che il tratto di
terreno fra i binari che divide il SIN comparto SLOI e quello comparto Carbochimica è risultato
inquinato, nonostante la stessa agenzia dell’Ambiente abbia in passato dichiarato l’opposto (vedi la
saccente lettera a firma Monica de Rossi inviata alla circoscrizione Centro Storico nel 2023).

Secondo l’ing. Rampanelli questi sarebbero elementi già noti. Noti a lui può darsi! Alla
popolazione di Trento queste notizie non sono mai state rese pubbliche, quasi sempre le notizie
sull’inquinamento sono state fornite con il contagocce. Anche in questa occasione, come in
pressoché tutti i casi precedenti, se non fossimo intervenuti per rendere pubbliche le notizie
contenute nel PUT di parte B questo documento approvato ormai tre mesi fa dalla commissione
PNRR-PNIEC, ad oggi, non risulta ancora pubblicato né sul sito di APPA, né su quello
dell’Osservatorio, né su quello del Comune, né su quello della Provincia Autonoma di Trento.
Rampanelli risponde 16 giorni dopo alla nostra lettera commettendo un pesantissimo errore sui
depositi nel SIN e provando ancora ad imbonire, a farci passare per precipitosi o per catastrofisti.
Addirittura ci nega l’incontro richiesto perché “non ci sarebbero novità significative” (sic!).
Vergogna!

Comitati NO TAV e contro la Circonvallazione ferroviaria di Trento
Sindacato di Base Multicategoriale di Trento

Elenco allegati:
1. planimetria delle area di deposito temporaneo CO.02 contenuta nel PUT di parte B (scheda PUT
aree di deposito intermedio)
2, 3, 4. planimetrie caratterizzazione del SIN di Trento Nord, presenti nel Progetto Ufficiale
5. Piano regolatore di Trento, cartografie del 2024
6a e b. Elenco delle interferenze contenute nella scheda “aree di deposito temporaneo” al PUT di
parte B
Allegato 1

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