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“COMITATI CONTRO LA CIRCONVALLAZIONE FERROVIARIA DI TRENTO“ * AREE INQUINATE SIN: «CHIEDIAMO BARRIERE IDRAULICHE CONTRO LA PERCOLAZIONE DEI VELENI / PRESIDIO IL 19/11»

Scritto da
17.36 - mercoledì 12 novembre 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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In allegato il documento inviato nella giornata di oggi ai Presidenti ed ai capigruppo provinciali e comunali sulla situazione di Trento Nord e sulla necessità di realizzare immediatamente adeguate barriere idrauliche che impediscano la percolazione dei veleni del SIN.

Nel documento chiediamo un urgente incontro sia con i capigruppo provinciali e con quelli del Comune di Trento per capire come le istituzioni locali intendono affrontare la situazione.
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Lo stato dell’inquinamento.

1. A seguito della caratterizzazione dei terreni effettuata da APPA nel 2001, che ha portato i terreni inquinati di Trento Nord ad essere qualificati come Sito di Interesse Nazionale, è stata realizzata a sud della ex Carbochimica una piccola barriera idraulica (una struttura con tre pozzi dove, in realtà, solo uno è stato messo in funzione) allo scopo di captare e disinquinare l’intera falda acquifera della valle dell’ Adige, mentre, attorno alle aree inquinate di Trento Nord, fin da metà degli anni ‘90 del secolo scorso, sono stati posizionati una quindicina di piezometri, finalizzati a capire, in una prima fase, la reale dimensione dell’ inquinamento ed in una seconda a vigilare sulla estensione delle aree inquinate del SIN alle zone limitrofe, ovvero nel quartiere di Cristo Re, in quello dei Solteri, in via del Brennero e nell’ ex scalo Filzi.

2. Lo storico dei dati dei piezometri (presente sul sito web di APPA) testimonia il parziale (per non dire scarso) funzionamento della barriera idraulica realizzata a valle della ex Carbochimica che non ha evitato inquinamento dell’ intera area ex Francy (dove attualmente sorge il supermercato Aldi) e dell’intero scalo Filzi, mentre la non realizzazione di una barriera idraulica anche a valle delle ex SLOI ha fatto sì che l’area contaminata da piombo tetraetile e dai prodotti del suo dilavamento (piombo dietile e trietile) si estendesse a tutta l’area ex Elma (ora area Sequenza) e in talune rilevazioni raggiungesse la rotonda stradale di via Ezio Maccani. Sempre i dati storici dei piezometri indicano inequivocabilmente che gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) provenienti dalla Carbochimica inquinano anche la parte nord del quartiere di Cristo Re.

3. La caratterizzazione dello scalo Filzi, realizzata da RFI e validata da APPA, fra novembre 2023 a gennaio 2024, ha certificato l’inquinamento dell’ex scalo, dove i primi 5 metri di suolo sono stati classificati in Colonna B del allegato 5 della parte V del D.leg. 152/06 (che in Trentino sono classificati come rifiuti e vanno disinquinati o collocati in discarica) mentre in 3 punti (due dei quali non ancora bonificati) l’inquinamento supera anche la colonna B e dette zone vanno bonificate sul posto. In occasione della caratterizzazione in oggetto sono stati posizionati, a sud dell’ex scalo Filzi, 6 piezometri, che hanno certificato l’estensione dell’ inquinamento da IPA di tutto il piazzale; posto che la parte nord dello stesso ed il tratto di terreno sotto la rotatoria di Nassyria (un’area di circa 10.000 mq) sono da settembre 2023 sotto sequestro della Magistratura che ha iscritto sul libro degli indagati il Direttore dei Lavori per la realizzazione della Circonvallazione ferroviaria di Trento, ing. Damiano Beschin, accusato di disastro ambientale per aver omesso di rendere noto che i sondaggi del terreno effettuati in quelle aree avevano evidenziato un pesante inquinamento di idrocarburi policiclici aromatici da meno 4 a meno 16 di metri sotto la superficie del suolo, esattamente dove dovrebbe transitare la ipotizzata circonvallazione ferroviaria.

4. i dati dei monitoraggi ambientali effettuati da RFI dal 2023 ad aprile 2025 (ultimo dato reso pubblico) confermano l’inquinamento e la sua estensione, in particolare:

a. lo scavo pilota del 2023 ha messo i evidenza come presso la Fossa degli Armanelli (area di proprietà anche di RFI su cui transiteranno i binari della circonvallazione ferroviaria) il terreno è inquinato da piombo tetraetile per un valore 246 volte superiore a quello consentito dal Codice dell’Ambiente;

b. i monitoraggi del rio Lavisotto (primo lotto della bonifica delle rogge parte del SIN in corso di realizzazione da parte di APOP) segnalano presenza di piombo a nord del SIN evidenziando la necessità di capire se residui delle lavorazioni della ex SLOI siano stati depositati e/o sotterrati a nord dello stabilimento

c. Il piezometro collocato presso l’area Sequenza ha evidenziato, nel monitoraggio di aprile 2025, la presenza di piombo trietile 460 volte superiore ai limiti consentiti e di piombo dietile di 62 volte.

d. Il 21 ottobre, con più di un mese di ritardo, L’Osservatorio ha pubblicato il dati relativi al monitoraggio effettuato nei giorni 15/16 e 21/22 luglio 2025. Tali dati non solo confermano la gravità dell’inquinamento da piombo nell’ area Sequenza, a sud della SLOI dove i valori del piombo trietile sono di ben 310 volte superiori ai limiti di legge mentre quelli del piombo dietile sono 260 volte superiori ai limiti di legge. Ad essere smentita è poi la origine dell’inquinamento allo scalo Filzi che la narrazione di Comune, RFI e Consorzio ascriveva alla destinazione d’uso come scalo di quell’ area.

Per la prima volta (perché prima non erano stati cercati!) compaiono nella parte a sud dello scalo Filzi, in quantità superiori anche 40 volte ai limiti definiti dall’ Istituto superiore di Sanità, idrocarburi tipici delle lavorazioni che si svolgevano dentro la Carbochinica, testimoniando l’estensione dell’ inquinamento del SIN all’intero scalo Filzi, dove peraltro sono stati trovati, in quantità superiore ai limiti consentiti anche altri IPA appartenenti alla famiglia dei benzeni e metalli pesanti e nitrati. Il ritrovamento di IPA tipici delle lavorazioni che avvenivano dentro la Carbochimica e di piombo trietile e dietile nell’ area Sequenza certificano in maniera incontrovertibile l’allargamento del SIN e la sua necessaria riperimetrazione.

5. in un incontro dei vertici di APPA con i rappresentanti dei comitati, tenutosi a luglio del 2024, Appa ha dichiarato e la Assessora Provinciale all’ Ambiente lo ha scritto in un comunicati ufficiale della Provincia Autonoma di Trento che le acque aggottate ed incontrate durante la lavorazione presso lo scalo Filzi ed il SIN devono essere trattate come rifiuti, disinquinate e rimesse nell’ ambiente in zone diverse da quelle del loro prelievo. Si tratta di milioni di metri cubi di acqua, posto che la falda acquifera in quelle aree si situa a circa 2/2,5 metri sotto il livello del suolo e che lo scavo della trincea che dovrebbe ospitare i binari della circonvallazione sarà di circa 30 metri di profondità, di 40 m di larghezza e si estenderà dalla balza della Pietrastretta a Roncafort attraversando per intero, da est a ovest, la valle dell’Adige.
Impediamo un disastro ambientale Con protervia RFI si rifiuta di prendere atto che il percorso scelto per far transitare la circonvallazione attraverso la città di Trento è sbagliato e foriero di un disastro ambientale.

Fin dall’ inizio il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici aveva bocciato il percorso parietale sotto la Marzola, per la presenza di una depressione gravitazionale profonda (una paleo frana in movimento) che si interseca con il percorso della galleria a due canne. A questo si è aggiunta, pesantissima, la situazione di inquinamento a Trento Nord costituita dalla aree del SIN (che sarebbero interessate per circa 1,5 ettari dal passaggio della circonvallazione) e dalla sua estensione presso l’ex scalo Filzi.

All’ opposto RFI ha continuamente cercato di minimizzare e falsificare i dati dell’inquinamento, modificando il progetto dei lavori propedeutici e riducendolo alla realizzazione dello scasso dove alloggiare le due grandi frese (TBM) per lo scavo della galleria a due canne e la realizzazione della galleria artificiale per l’imbocco.

Dopo aver portato i terreni dello scalo Filzi, contaminati da Idrocarburi Policiclici Aromatici, presso la discarica dei Ponte di Ronco a Canal San Bovo (e aver messo il Vanoi, uno dei territori incontaminati della Alpi e del Trentino a rischio di disastro ambientale) ed in misura minore presso altre discariche a Lavis, a Pergine Valsugana ed a Vezzano, il problema dell’ acqua è diventato insormontabile.
E’ da qui che nasce quella che viene chiamata “trasparenza idraulica”.

L’intento è quello di non disinquinare la falda ma di farla transitare sotto l’opera attraverso un sistema di sifoni e di pompe in modo da permetterne la realizzazione. La conseguenza è che l’inquinamento (che già ora raggiunge il complesso delle Fornaci) sarà favorito nel suo deflusso verso il centro della città. Si tratta di un vero e proprio disastro ambientale che estenderà ulteriormente l’inquinamento del SIN portandolo dentro il quartiere di San Martino e dentro il centro Storico.

Si tratta di un progetto di dubbia legalità visto che anziché procedere alla bonifica integrale della aree inquinate, come imporrebbe la normativa vigente, allargherà sia verso nord che verso sud l’inquinamento.
Per favorire il profitto di alcune grandi imprese che sono dentro l’alta velocità ferroviaria e realizzare un opera inutile anziché affrontare l’emergenza ambientale che interessa Trento da quasi 50 anni, si fa finta di non vedere che la scelta fatta da RFI e dal Consorzio Tridentum costituisce un grande pericolo per la città, un progetto ambientalmente distruttivo. Infine si tratta di un progetto che dimostra la assoluta demagogia e falsità di chi ha sostenuto e sostiene che la realizzazione della circonvallazione avrebbe favorito il disinquinamento delle aree di Trento Nord e del SIN.

Prima di tutto le barriere idrauliche

L’importanza delle barriere idrauliche nel disinquinamento di Trento Nord è dimostrata dalle scelte di Fidenza, altro luogo in Italia dove si era verificato un pesante inquinamento da piombo tetraetile e da IPA e dove invece di fare scelte che premiano la rendita e la speculazione edilizia (come è stato fatto nella nostra città, favorendo, in cambio di un enorme aumento delle volumetrie realizzabili, il disinquinamento da parte dei proprietari delle aree) si è scelta la strada della bonifica integrale. A Fidenza, in presenza di un inquinamento da piombo prevalentemente in vasche e di una falda acquifera molto più profonda (fra gli 8 ed i 9 metri sotto il piano di campagna) la realizzazione di una barriera idraulica con 13 pozzi ha consentito di perimetrare le aree inquinate, disinquinare la falda impedendo la estensione dell’inquinamento e di avviare un serio progetto di bonifica che dura ormai da più di 20 anni e che si prevede di concludere in altri 10.

La realizzazione di due barriere idrauliche ovvero il potenziamento di quella esistente attraverso un suo nuovo dimensionamento e la realizzazione di una barriera idraulica sotto la ex Sloi, nell’area Sequenza, assieme al disinquinamento delle acque della falda, è la misura che va presa subito per invertire un percorso che fino ad ora ha solo e soltanto premiato la rendita creando pesanti danno sanitari alla popolazione come testimonia la ricerca epidemiologica SENTIERI.

I ritardi e le omissioni pubbliche nel percorrere questa strada vanno subito affrontati. Il Codice dell’Ambiente consente al Comune ed alla Provincia, in presenza di proprietari inadempienti, che il pubblico realizzi i lavori e si rivalga poi nei confronti dei proprietari fino al valore che avranno le aree una volta disinquinate. Una scelta di questo tipo ha permesso a Fidenza di far arrivare in proprietà pubblica le aree inquinate e di mettere al primo posto la salute e la qualità ambientale.

Su questo chiediamo ai capigruppo comunali e ai capigruppo provinciali un incontro di confronto e di approfondimento da tenersi entro la metà di novembre 2025 per definire le iniziative istituzionali per dare corso alle richieste contenute in questo documento.

Il prossimo 19 novembre 2025 alle ore 18 i Comitati organizzeranno un presidio informativo e di denuncia dove saranno raccolte le firme che accompagneranno l’esposto che sulla vicenda sarà presentato alla Procura della Repubblica.

 

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Comitati contro la circonvallazione ferroviaria di Trento

Comitato NO TAV Trento

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