(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Disposizioni in materia di IMIS e servizi pubblici locali: via libera al DDL della Giunta provinciale
Nella seduta di oggi, il Consiglio ha espresso parere favorevole rispetto ad un disegno di legge, adottato in via preliminare dalla Giunta provinciale, e contenente due interventi puntuali in materia di IMIS e di servizi pubblici locali.
Per quanto concerne le disposizioni in materia di imposta immobiliare semplice (IMIS), il disegno di legge, in coerenza con gli impegni assunti con il Consiglio delle autonomie locali nell’ambito del Protocollo in materia di finanza locale per il 2026, rende strutturale, alla luce dell’intervenuta definizione dell’ordinamento tributario degli Enti del terzo settore, l’esenzione dall’IMIS per gli immobili delle cooperative sociali, destinati allo svolgimento delle loro attività caratteristiche, già proposto in via transitoria nelle precedenti annualità.
“Si tratta di un segnale di attenzione alle realtà del Terzo settore, che oggi soltanto in Trentino viene proposta” ha commentato l’Assessore provinciale agli Enti locali, Giulia Zanotelli, introducendo il provvedimento. Il minor gettito derivante dall’agevolazione, concessa dalla norma, viene compensato ai comuni tramite trasferimento di risorse provinciali, per un valore di circa 380.000 euro annui.
Per altro verso, il disegno di legge va a ridefinire le regole di cumulabilità delle indennità, previste per i componenti degli organi del Consorzio EGATO Trentino per la governance del ciclo dei rifiuti, qualora essi siano, al contempo, amministratori locali. La disposizione, superando una precedente formulazione che faceva rimando alla disciplina regionale e provinciale applicabile ai comuni e alle comunità, prevede ora la possibilità di assommare, all’indennità percepita come amministratore locale, quella eventualmente riconosciuta per i ruoli rivestiti all’interno di EGATO.
“Il Consiglio delle autonomie locali ha sempre sostenuto che l’assunzione di un ruolo di responsabilità deve essere sempre accompagnato da un degno riconoscimento economico. La disciplina che il disegno di legge introduce è condivisibile, in quanto i compiti assunti da chi amministrerà l’EGATO sono sicuramente rilevanti ed aggiuntivi, rispetto alle responsabilità eventualmente già ricoperte presso il proprio comune.” – ha osservato il Presidente del CAL, Michele Cereghini – “Le stesse ragioni valgono anche per chi svolge ruoli amministrativi sia presso i comuni che nella comunità di riferimento, o nei BIM. A chi ha un ruolo presso il comune e anche presso la comunità, viene oggi riconosciuto un compenso pari alla sola, eventuale, differenza, fra l’indennità prevista per il ruolo ricoperto in comune e quella prevista per l’incarico in comunità. Indennità, quest’ultima, che peraltro non ha beneficiato di alcun recente aumento. Si tratta di un tema che questo Consiglio ha già, in passato, evidenziato, alla luce del ruolo importante che le Comunità svolgono, e che si prevede di rafforzare ulteriormente. La richiesta alla Provincia è quindi di rivedere anche il regime dei compensi, attualmente in essere, per i ruoli contemporaneamente assunti, presso il comune e la comunità. Le stesse considerazioni verranno condivise anche con la Regione, per quanto riguarda i Consorzi BIM.”
Nella discussione, Alberto Scerbo, presidente della Comunità della Vallagarina e rappresentante delle comunità all’interno del CAL, ha evidenziato la condizione in cui si trovano, non soltanto i presidenti, ma anche i vice presidenti e i componenti del comitato esecutivo delle comunità, che accettano di svolgere tale ruolo in aggiunta rispetto alle responsabilità assunte nel comune, e che spesso assumono provvedimenti nell’interesse di un territorio molto ampio, non trovano un adeguato riconoscimento economico per tale ruolo.
L’Assessore Zanotelli ha dato la propria disponibilità ad aprire un confronto su tali richieste.
Assegno unico provinciale: sì alla nuova disciplina che incentiva l’attivazione lavorativa, ma con attenzione alle situazioni di fragilità e la richiesta di un monitoraggio nella fase sperimentale.
Il Consiglio delle autonomie locali si è quindi confrontato con la riforma della quota A dell’Assegno unico provinciale, proposta dalla Giunta provinciale.
“La riforma risponde alla finalità di rafforzare l’incentivo all’ingresso e alla permanenza nel mondo del lavoro di tutti i componenti attivabili delle famiglie che percepiscono la quota A dell’Assegno unico provinciale.” – ha relazionato Alberto Scerbo, Presidente della Comunità della Vallagarina e assessore competente per il welfare – “E’ necessario, però, che l’applicazione di progressive e predeterminate decurtazioni dell’Assegno, in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi di attivazione lavorativa stabiliti dalla nuova disciplina, sia temperata da meccanismi che consentano, da un lato, di intercettare situazioni di fragilità anche latente dei soggetti attivabili e, dall’altro, di garantire tempi adeguati per il trattamento di condizioni di lontananza dal mercato del lavoro che, per essere colmate, richiedano uno sforzo più prolungato, attraverso un attento monitoraggio da parte dei Centri per l’impiego e una presa in carico di fragilità sociali eventualmente esistenti, da parte di equipe multidisciplinare. Più in generale, data la natura sperimentale della riforma, è opportuno prevedere che l’applicazione della nuova disciplina sia accompagnata da un attento monitoraggio, da condividere con tutti gli stakeholders”
Il CAL ha voluto, infine, invitare la Giunta provinciale a valutare l’introduzione di una condizionalità relativa al regolare assolvimento dell’obbligo scolastico, per i nuclei familiari con presenza di minori, previo approntamento di un adeguato sistema di monitoraggio in tal senso. La scuola è il principale strumento di integrazione sociale e culturale della comunità, e il fenomeno dell’evasione dell’obbligo di istruzione, che purtroppo si riscontra anche nel nostro contesto, contrasta con questa finalità e rischia di perpetuare situazioni di marginalità. Subordinare il mantenimento della quota A all’assolvimento dell’obbligo di frequenza consentirebbe di rafforzare, attraverso il sostegno al reddito, il percorso di integrazione delle famiglie beneficiarie, in coerenza con le finalità più ampie cui l’assegno unico provinciale è ispirato.
Nella discussione, Arianna Fiorio, sindaca di Arco, ha espresso la sua preoccupazione rispetto ad un intervento che, seppur comprensibile nelle finalità, rischia di introdurre penalizzazioni nei confronti di nuclei familiari dove la mancata attivazione di alcuni componenti, in particolare femminili, potrebbe essere legata alla presenza di carichi di cura importanti e assenze di reti familiari. La prospettiva di una presa in carico personalizzata dei nuclei da parte di Agenzia del lavoro, che potrebbe in tali casi sospendere o attenuare le puntualizzazioni, rischia di essere soltanto parzialmente risolutiva, tenuto conto degli elevati numeri di nuclei familiari potenzialmente da seguire.

