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BONFANTI (NO TAV) * LAVORI TRENTO NORD: «NON È TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA, LE RICOSTRUZIONI DI CONSORZIO – COMUNE – OSSERVATORIO SOLLEVANO MOLTI DUBBI»

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21.17 - sabato 25 gennaio 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –

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“Non è tutto oro quello che luccica”. Mercoledì 22 gennaio 2025, con il dichiarato scopo di “tranquillizzare” la cittadinanza, i tecnici ed il Presidente del Consorzio Tridentum, aggiudicatario della gara per la realizzazione della Circonvallazione ferroviaria di Trento, accompagnati dal Responsabile del Comitato Scientifico dell’Osservatorio ing. Pierluigi Negriolli e dall’Assessore comunale alla mobilità ed alla riqualificazione urbana ing. Ezio Facchin, hanno incontrato il Consiglio di Circoscrizione Centro Storico per illustrare la situazione dei lavori.

Ho assistito da remoto a parte dell’incontro e dello stesso ho letto con attenzione i resoconti giornalistici apparsi sulla stampa locale. Dico subito che quelle fatte dal Consorzio e dai rappresentanti di Comune ed Osservatorio sono ricostruzioni che lasciano molti dubbi e che non convincono.

1. Dopo il sequestro, avvenuto a fine luglio 2023, della porzione nord dello scalo Filzi da parte della magistratura (e la iscrizione sul registro degli indagati per disastro ambientale del responsabile del progetto, l’ing. Damiano Beschin di RFI) Rete Ferrovia Italiana ed il Consorzio Tridentum hanno impiegato mesi a inventarsi la soluzione per poter poter andare avanti con i lavori di realizzazione della circonvallazione transitando nelle aree del SIN di Trento Nord.

Stravolgendo il PFTE, RFI ed il Consorzio, hanno ridotto i lavori propedeutici allo scavo da nord della Galleria a due canne, che dovevano riguardare l’intero scalo Filzi, a circa 500 metri, ovvero dall’area sequestrata alla balza della Pietrastretta. Per farlo hanno dato vita ad una molto discutibile caratterizzazione di parte dello scalo Filzi, dal quale è comunque risultato:

a. che siamo in presenza di un forte inquinamento da Idrocarburi Policiclici Aromatici della falda acquifera. Mai fino ad ora erano stati trovati inquinanti tipici del SIN così a sud, ovvero davanti al complesso delle Fornaci come dimostrano le analisi dei campioni rilevati dal piezometro n. 11 istallato nel dicembre 2023;

b. che in almeno tre punti dello scalo Filzi l’inquinamento supera i livelli della tabella B del Codice dell’ ambiente;
c. che i primi 5 metri dello scalo Filzi sono inquinati da IPA e superano le concentrazioni soglia della tabella A del Codice dell’ Ambiente e dovranno essere trattati come rifiuto ovvero portati in discarica.

Nella riunione con la Circoscrizione i tecnici del Consorzio nulla hanno detto invece circa la seconda metà dello scalo Filzi, quella sequestrata dalla Magistratura, dove i dati, stando alle informazioni giornalistiche pubblicate, dicono l’opposto della caratterizzazione effettuata, ovvero che l’inquinamento sarebbe da meno 4 a meno 11 metri sotto il piano di campagna.

La contraddittorietà fra i due dati è evidente ed imporrebbe che prima di fare qualsiasi lavoro venisse risolta. Invece la strada scelta è quella di andare avanti comunque e rinviare qualsiasi decisione sulla possibilità e le condizioni di un eventuale transito nelle aree inquinate alla validazione della parte rimanente del progetto di tracciato in corso da parte di RFI (a maggio del 2024 si era parlato di sei mesi, che sono abbondantemente trascorsi).

Non solo. A metà del 2023, in un apposita sessione del Consiglio Comunale, sono stati presentati i dati relativi a quella che avevamo chiamato “buchetta pilota”, ovvero il cantiere pilota realizzato ed analizzato da RFI con il concorso della Università di Tor Vergata a Roma sotto la supervisione di APPA.

Pur cercando anche in quel caso di tranquillizzare, i tecnici della Università avevano dichiarato (basta andare sul sito dell’Osservatorio per controllarlo!) che i lavori su quelle aree avrebbero dovuto svolgersi in ambiente confinato. Ovvero in analogia con quanto avviene per il cantiere di bonifica delle rogge demaniali, sotto un capannone stagno in modo da impedire che la componente volatile degli inquinanti presenti nel SIN e nelle aree ad esso continue si disperdessero nell’ ambiente creando danno alla salute dei cittadini che abitano in quelle zone.

All’opposto nell’ incontro di mercoledì scorso si è provato ad ingarbugliare le carte e pare sia mutata la posizione. Infatti, le protezioni sono previste solo per i lavoratori (che saranno vestiti con apposite tute protettive e con maschere che impediscono di respirare l’aria inquinata ) mentre per l’ambiente e le attività residenziali circostanti non è previsto nulla o peggio si parla di non meglio precisati dispositivi che impedirebbero la volatilizzazione delle sostanze inquinanti. Cosa quest’ultima che non ci risulta neppure proposta alla Agenzia per l’ Ambiente!

Per indorare la pillola e far credere che le operazioni sono sicure è stato addirittura aggiunto che non sempre i lavoratori dovranno avere le protezioni che sono state usate per disinquinare Seveso e che forse, anche loro, potranno farne a meno se i monitoraggi sull’ area lo consentiranno. Affermazioni di grande gravità posto che i monitoraggi avvengono, quando va bene, a posteriori e che quindi ogni criticità o incidente si scaricherà sui cittadini che abitano nei pressi del cantiere e sui lavoratori che vi operano!

Più volte abbiamo richiamato l’attenzione sulla non volontà di RFI di operare in sicurezza (nella documentazione RFI ha sempre cercato di negare la necessità di lavorare in ambiente confinato), non volontà che esce confermata dall’ incontro con la Circoscrizione dove il lavoro in ambiente confinato scompare dall’ orizzonte. Stesso ragionamento va fatto per quanto riguarda le acque, che, come è stato detto nell’ incontro, saranno trattate come rifiuto “se inquinate”. Anche questa scelta appare assolutamente sbagliata e pericolosa e mette in discussione le precedenti dichiarazioni fatte dalla Giunta Provinciale e da APPA.

In altre parole in questo modo si cerca di far dimenticare che l’acqua di falda è stata trovata pesantemente inquinata e che nulla è stato fatto per impedire che continui ad esserlo. Per superare l’inquinamento ritrovato presso i piezometri a sud dello scalo Filzi non basta infatti che successive analisi testimonino la sua riduzione, ma va ed andava capito perché l’inquinamento è stato trovato così a valle e così distante dal SIN. Ricerca che non è stata fatta perché avrebbe portato a mettere in discussione il funzionamento della barriera idraulica posta a sud della Carbochimica, che, data la sua ridotta dimensione, non impedisce all’ inquinamento di allargarsi sia a sud che ad ovest (Cristo Re).

Il fatto che i piezometri a sud dello scalo Filzi segnalino una diminuzione dell’inquinamento, come la stessa APPA ha ammesso, è dovuto al fatto che sono mesi che non piove e la falda si è abbassata non alla fine del fenomeno, come si vorrebbe far credere da parte di RFI e dello stesso Osservatorio. Da questo punto di vista siamo addirittura davanti al non rispetto della normativa vigente che in casi come questo impone di ricercare da dove arriva l’inquinante anziché inventare storielle circa l’origine dell’ inquinamento dello scalo Filzi.

All’opposto, anche in questo caso quello che è mancato, e manca, è la assunzione di responsabilità delle istituzioni locali, che alla luce dell’ inquinamento della parte sud dello scalo Filzi avrebbero dovuto intimare, con apposita ordinanza, alla proprietà la messa in sicurezza provvisoria ovvero il rifacimento della barriera idraulica (lavoro che come Comitati chiediamo da mesi con apposite iniziative verso il Comune di Trento). Ordinanza infine che non sappiamo sia stata fatta neppure per quel che riguarda l’area Sequenza, dove, nonostante il non rispetto dell’Ordinanza sindacale dello scorso settembre, nulla sembra esser stato fatto. Anziché tranquillizzarci, insomma, l’incontro fra Consorzio, e Circoscrizione ci ha allarmato.

Che si decida di andare avanti comunque senza neppure sapere se i tempi della circonvallazione sono congrui con quelli del disinquinamento, se si potrà passare dalle aree inquinate di Trento nord senza disinquinare, se sono davvero i rischi per la popolazione ad essere messi al primo posto nelle scelte e molto grave e pericoloso. E lo è ancora di più alla luce della documentazione sullo stato delle aree del SIN presentata in Commissione Nazionale di Valutazione Ambientale da parte di APPA e dell’Istituto Superiore di Sanità lo scorso settembre in occasione della bocciatura del progetto speculativo dei proprietari delle aree del Sin previsto sui terreni ex Sloi ed ex Carbochimica. Documentazione che dice che la situazione è peggiorata e che le analisi recenti impongono una immediata campagna di soil gas che misuri la dispersione degli inquinanti nell’ aria e definisca le misure per la messa in sicurezza delle popolazioni limitrofe.

Solo la vigilanza e la lotta dei Comitati può impedire che per la ennesima volta siano gli interessi di pochi a prevalere, a scapito della salute della popolazione di Trento. In questa prospettiva proponiamo, fra l’altro, un apposito Convegno, alla sala della Regione in Piazza Dante il prossimo 8 febbraio nel corso del quale saranno presentati anche i risultati degli ultimissimi studi della ricerca epistemologica SENTIERI riguardanti il SIN di Trento.

 

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Elio Bonfanti, militante No Tav

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