(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Lunedì 23 marzo 2026, si vota, e l’Università non garantisce il diritto di voto. È una situazione che crea un problema serio e concreto: chi già sconta l’assenza del voto fuori sede — una mancanza strutturale che penalizza migliaia di studenti — si trova davanti a un ulteriore ostacolo. È costretto a scegliere se esercitare il proprio diritto al voto o il proprio diritto allo studio. Una scelta che in un Ateneo che si rispetti non dovrebbe mai porsi.
Come Azione Universitaria lo diciamo senza mezzi termini: partecipazione democratica e diritto allo studio non possono essere in contraddizione. Al contrario, debbono poter coesistere.
Un’università che vuole formare professionisti e cittadini consapevoli deve mettere quegli stessi cittadini nelle condizioni di partecipare alla vita democratica del Paese.
Va segnalato un esempio virtuoso: la Facoltà di Giurisprudenza ha deciso di sospendere le lezioni in occasione dell’appuntamento referendario. Una decisione che riteniamo assolutamente corretta, ma non basta. Questa non è una questione che può essere rimessa al libero arbitrio del singolo dipartimento.
L’Ateneo nel suo insieme ha la responsabilità di tutelare entrambi i diritti — al voto e allo studio — e deve farlo con una presa di posizione chiara e univoca. Il silenzio istituzionale, in questo caso, non è neutralità: è una scelta.
