(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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In Trentino si boccia troppo? Proviamo a fare chiarezza.
Autore: prof. Franco Buratti – Associazione DOCET
Introduzione
Negli ultimi tempi un’affermazione presentata come un dato oggettivo ha fatto molto discutere nella nostra provincia: “in Trentino si boccia troppo!”. A corredo di tale affermazione quella secondo la quale la nostra provincia si collocherebbe addirittura al quarto posto nella speciale classifica nazionale per tasso di bocciature. Quest’ultima asserzione, che è stata rilanciata da alcuni giornali e ha suscitato dibattiti e preoccupazioni, è però basata su un’analisi incompleta e fuorviante.
Quella che vi raccontiamo è la storia di una statistica che, a causa di una lettura quantomeno affrettata dei dati, è stata usata per diffondere un allarme che non trova riscontro nella realtà. Per capirlo dobbiamo svelare due errori fondamentali, partendo dai dati ufficiali del Ministero dell’Istruzione e del Merito relativi all’anno scolastico 2022/23.
Primo errore: un confronto fatto a metà
La classifica che ha messo in allarme la provincia di Trento si basa sui risultati degli scrutini di giugno. Tuttavia, in Trentino, a differenza del resto d’Italia, l’esame di riparazione non esiste. Il risultato di giugno è quindi definitivo, mentre nelle altre province molti studenti con insufficienze vengono “rimandati” per sostenere l’esame a fine agosto/inizio settembre, e qui una parte di loro non ce la fa e viene bocciata. Il confronto corretto, quindi, non va fatto sui dati provvisori di giugno, ma su quelli definitivi di settembre.
Il dato della nostra regione aumenta di poco da giugno a settembre, per il contributo dei bocciati a settembre nella provincia di Bolzano, mentre nelle altre regioni si registrano aumenti più marcati. Tutto ciò basta a modificare drasticamente la posizione del Trentino-Alto Adige, che da giugno a settembre retrocede di quattro posti in classifica.

Secondo errore: l’inganno della media
Qui sta il punto cruciale. Chi ha diffuso la notizia ha usato il dato aggregato della regione Trentino-Alto Adige, senza considerare che si tratta di due realtà scolastiche e amministrative completamente separate: la Provincia autonoma di Trento e quella di Bolzano, ciascuna con le proprie peculiarità e le proprie politiche scolastiche. I loro dati sono molto diversi e dunque non ha alcun senso utilizzare il dato medio come rappresentativo della nostra provincia. Sostituendo il dato regionale con quelli delle due province si osserva un’ulteriore discesa del Trentino dall’ottavo al dodicesimo posto, in compagnia della Sicilia e dopo tutte le regioni del Nord.

La vera conclusione
Al termine di un’analisi fatta con i dati ufficiali del Ministero dell’Istruzione e del Merito, il presunto allarme non regge. Con il suo 6,5% di bocciature, la provincia di Trento non solo ha un tasso di non ammessi inferiore alla media nazionale (7,3% per l’anno scolastico 2022/23), ma si colloca al 72° posto tra le 107 province italiane, ultima tra tutte le province del Nord Italia. E questo non è un evento isolato: il tasso di bocciature è diminuito negli ultimi tre anni (passando dal 7,1% al 6,9% e, infine, al 6,5%), e la provincia di Trento si era già posizionata all’80° e al 73° posto nei due anni precedenti, a dimostrazione di un quadro consolidato nel tempo. Il dato disaggregato delle due province, che ha svelato l’abbaglio, è diventato disponibile solo da pochi anni, a dimostrazione di come la mancanza di un quadro completo possa portare a conclusioni affrettate e a dibattiti fuorvianti.
L’invito, quindi, è a guardare sempre i dati con spirito critico, prima di far scattare un allarme sociale. Come educatori, l’ultima cosa che vogliamo è che si crei un dibattito basato su una “fake news” statistica, anziché su una realtà onesta e ben documentata.
Qualcuno potrebbe obiettare che un tasso di bocciature del 6,5%, per quanto basso in classifica, resti comunque elevato in valore assoluto. Questa è un’opinione legittima, ma sposta l’attenzione dalla statistica alla pedagogia. Il 6,5% non è un fallimento da nascondere, ma un dato che riflette una precisa scelta politica: l’abolizione degli esami di riparazione. In un sistema che tende a promuovere tutti per non “avere problemi”, una tale percentuale può sembrare alta. In realtà, per molti docenti, la mancanza di esami di riparazione non affronta l’insuccesso, ma lo ignora, nascondendo la polvere sotto il tappeto e non dando agli studenti il tempo e il modo di recuperare le proprie lacune. L’obiettivo finale non è un’alta percentuale di promossi, ma la preparazione adeguata e lo sviluppo di competenze solide.
Focus “Esiti degli scrutini del secondo ciclo di istruzione” Anno scolastico 2022/23 – Ufficio di Statistica del Ministero dell’Istruzione e del Merito, pubblicato a settembre 2024. Consultabile all’indirizzo LINK: https://www.mim.gov.it/pubblicazioni/-/asset_publisher/6Ya1FS4E4QJw/content/focus-esiti-degli-scrutini-del-secondo-ciclo-di-istruzione-anno-scolastico-2022-2023. I dati di riferimento si trovano alle pagine 39, 40 e 41 del report.
