Gentile direttore Franceschi,
allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano Il T, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.
Nidi e scuola dell’infanzia: come possono integrarsi? Il rispetto dei bambini, così come sancito dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del 20 novembre 1989, è il principio base che deve guidare qualsiasi scelta in campo formativo.
A questo proposito, si tratta di progettare insieme, nel rispetto delle competenze istituzionali, condizioni di apprendimento e di socializzazione che garantiscano a ogni bambino il diritto soggettivo all’educazione e consentano a ciascuno di sentirsi riconosciuto e accolto nella propria unicità e diversità.
È necessario dunque tenere conto della diversità dei bisogni e dei contesti sociali, culturali ed economici in un sistema, quello dei nidi e delle scuole dell’infanzia, che si caratterizza per l’elevata professionalità.
Dunque, nel merito, non un’opposizione pregiudiziale al fatto che venga esplorata la diffusione di servizi interconnessi che mettano in comune sia la cura, da non intendersi mai come mera custodia, che la qualità dell’esperienza educativa anche per i più piccoli.
Ma il quadro deve disegnare e descrivere un disegno istituzionale complesso che esige coordinamento, integrazione, sinergie tra operatori e famiglie, tra la provincia, i comuni e tutti i soggetti pubblici e privati. Facilitando il confronto tra i portatori di interesse e i decisori politici e amministrativi.
Perciò è necessaria una forte governance, una solida regia delle istituzioni che non cali le sue decisioni senza un processo di ascolto e dialogo, in primis con le e gli insegnanti. Alla piena inclusione del nido nel sistema di educazione e istruzione dovrebbe conseguire una consistente riduzione delle rette contributive, che sono attualmente un elemento di discriminazione nell’accesso ai servizi. Su questo si sarebbe dovuto lavorare in prima istanza avendo come obiettivo finale la gratuità.
La presenza di una rete di servizi educativi di qualità rende un territorio, città, valli e paesi, più a misura umana, più accoglienti e inclusivi. Accorpare scuole dell’infanzia e asili nido senza tutte le attenzioni del caso rischia però di compromettere una dimensione organizzativa importante. Ci riferiamo, tra l’altro, a classi della scuola dell’infanzia con numeri sostenuti tra cui sono aumentati i casi di BES, bisogni educativi speciali.
Senza un piano serrato di approfondimenti e formazione del personale come si può pensare di formare gruppi misti e di declinare le sezioni in modo che possano corrispondere ai bisogni educativi di fasce di età così diversificate? Vi sono infatti differenze abissali in termini di bisogni legati all’età evolutiva.
Gli orari sono incompatibili per quanto attiene, ad esempio, il sonno, il riposo, i pasti e anche la stessa dieta alimentare, le passeggiate, i tempi, i laboratori, la cura intesa come attenzione ai bisogni anche fisici dei più piccoli. Si può andare infatti da pochi mesi di età a sei anni e va valutata la coesione all’interno dei gruppi: ci sono bambini che non vengono dallo stesso nido, altri che al nido non sono mai andati.
Certo non si intende contrastare l’uso condiviso degli spazi, là dove la denatalità, colmata in parte dai bambini che arrivano da altri parti del mondo, crea vuoti che è giusto riempire di voci, parole, giochi, risate, crescita individuale e collettiva dei nostri piccoli, ma la prudenza e la gradualità sono d’obbligo.
E poi che dire della questione contrattuale? Ci sono due differenti leggi che sostengono i nidi e le scuole dell’infanzia. Sarà necessario renderle compatibili.
Vi sono scuole dell’infanzia collegate al nido e altre collegate alla scuola primaria. Vi sono i nidi comunali e le scuole dell’infanzia provinciali e della Federazione, le Cooperative e le Tagesmutter.
Le insegnanti, dopo l’iniziale sconcerto, si sono espresse compatte con manifestazioni e con una poderosa raccolta di 8 mila firme che, in pratica, chiede un opportuno tempo di riflessione.
Se il futuro sarà lo “zerosei” certamente bisognerà tenere conto del mondo fisico e sociale (limiti, potenzialità, ruoli, regole) proprio dei bambini e delle bambine. Si dovrà ascoltare la loro voce, quella delle “persone piccole”, per le quali ciascuno di noi deve avere attenzioni speciali.
Ci sta a cuore un ambiente educativo che tenga conto delle peculiarità e delle potenzialità di ciascun bambino e bambina prestando attenzione alle dimensioni affettive, sociali, cognitive sostenendo e incoraggiando.
Con una presenza adulta felice di lavorare in questi ambiti, svolgendo quello che io ho sempre definito “il lavoro più bello del mondo”: insegnanti formati, competenti, rispettosi dell’infanzia ma anche del proprio ruolo professionale, non esclusi, scavalcati, estromessi da ciò che li riguarda in prima persona.
A cui essere grati perché la scuola di qualità è nelle loro mani sapienti e generose in via prioritaria.
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Lucia Coppola
Consiglio Provincia autonoma Trento (Alleanza Verdi e Sinistra)
