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PAT * RICERCA TMS – I FREQUENTATORI DEI RIFUGI MONTANI: FAILONI, «TRENTINI, EUROPEI E SEMPRE PIÙ TURISTI DALLE AMERICHE»

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15.50 - giovedì 19 marzo 2026

Una ricerca promossa dal Servizio Turismo e Sport della Provincia Autonoma di Trento e realizzata da TSM-Accademia della Montagna, in collaborazione con l’Associazione Gestori dei Rifugi del Trentino, Trentino Marketing e l’Università di Trento, ha approfondito il profilo di chi pernotta nei rifugi trentini. Lo studio ha analizzato le caratteristiche sociodemografiche dei frequentatori, le loro modalità di fruizione della montagna, le aspettative nei confronti dei servizi e dei gestori, oltre al livello di consapevolezza rispetto alle tematiche ambientali e alla sostenibilità.

L’assessore provinciale al turismo e promozione territoriale Roberto Failoni ha sottolineato l’importanza della ricerca nel definire le strategie future. “I dati evidenziano una forte e costante presenza dei trentini, ma anche molti europei e una presenza sempre più importante di turisti del Nord e Sud America. Questo conferma che siamo sempre più attrattivi, ma dobbiamo capire cosa queste persone si aspettano e conseguentemente alzare l’asticella dell’accoglienza”. Failoni ha ribadito che “i turisti sono gli ambasciatori più preziosi del nostro territorio e il nostro straordinario sistema dei rifugi rappresenta una preziosa risorsa”.

Maurizio Rossini, Ceo di Trentino Marketing, ha evidenziato come sia importante mantenere i valori fondamentali adattando contemporaneamente le strutture e i servizi ai cambiamenti della società. “Indagare, conoscere e comprendere è fondamentale per accompagnare con consapevolezza i mutamenti in corso”, ha dichiarato.

Francesco Barone, presidente di TSM, ha presentato la ricerca come esempio della missione dell’accademia: contribuire alla crescita e all’innovazione del territorio fornendo conoscenze utili ai decisori pubblici. “La ricerca evidenzia come il rifugio non sia solo un punto di appoggio logistico, ma rappresenti sempre più un’infrastruttura identitaria e culturale. I rifugi ci offrono un osservatorio privilegiato sulle dinamiche e sui cambiamenti della montagna”, ha concluso.

Roberta Silva, presidente dell’Associazione Gestori dei Rifugi del Trentino, ha riconosciuto il valore di dati così strutturati per orientare la gestione dei servizi e permettere agli operatori di far crescere la frequentazione in modo equilibrato e sostenibile.

Emerge dalla ricerca il profilo di un frequentatore “maturo” non solo anagrafico ma anche per esperienza e modalità di frequentazione della montagna. Quasi l’80% si definisce “esperto di montagna” e il 48% ha dormito in rifugio “molte volte”. Il 57,78% possiede una laurea, dimostrando un alto livello di istruzione. Questi visitatori ricercano consapevolmente un’esperienza di “immersione e distacco”. Il 62,9% si informa da diverse fonti sul tragitto dell’escursione e mostra sensibilità ai temi ambientali, mantenendo una percezione della montagna come spazio di libertà dove le limitazioni sono legittime se orientate alla tutela dell’ambiente.

Le modalità di frequentazione variano significativamente tra italiani e stranieri. Gli italiani, che rappresentano il 52,4% del campione, si identificano più spesso come “trekker” o “turisti occasionali”, pernottano per uno o due giorni e vivono il rifugio come meta dell’escursione. Gli stranieri, il 47,6% del totale, provengono prevalentemente da Germania, Paesi Bassi, Stati Uniti e Regno Unito. Mostrano profili più tecnici con una marcata presenza di “escursionisti d’alta quota” e “alpinisti”, utilizzando il rifugio come punto di appoggio all’interno di itinerari di più giorni. La socialità rimane prevalentemente legata a gruppi già formati come amici e famiglia, confermando il rifugio come “guscio collettivo” piuttosto che come spazio di interazione aperta con estranei.

Più della metà del campione riconosce il rifugista come “interlocutore esperto”, figura di riferimento per la sicurezza e la conoscenza del territorio, non solo come operatore turistico. Per quanto riguarda i servizi, emerge innanzitutto l’aspettativa di servizi igienici adeguati e la possibilità di prenotazione on-line, con un punteggio medio di 3.1 in scala da 0 a 4. Altri servizi come stanze riservate, flessibilità oraria, offerta gastronomica e connessione internet risultano secondari. Il rifugio trentino non è percepito come un hotel-ristorante in quota, ma come un’infrastruttura di necessità. Il tema del sovraffollamento appare circoscritto: la pressione è generalmente contenuta e limitata a periodi specifici dell’alta stagione, con il 23% che dichiara di aver incontrato poca gente e il 51% un flusso normale per il periodo.

I pernottanti mostrano elevati livelli di consapevolezza rispetto alle principali questioni ambientali. La scarsità d’acqua, l’energia e la gestione rifiuti registrano un punteggio medio superiore a 3 in scala da 0 a 4. Tendono ad accettare limitazioni quando chiaramente orientate alla tutela della natura, come nel caso della gestione dei rifiuti o della protezione degli ecosistemi. Risulta più selettiva l’adesione alle misure che introducono controlli organizzativi sulla pratica della montagna, come l’accesso su prenotazione ai rifugi o ai parcheggi. Una frequentazione più sostenibile viene ricondotta non solo agli interventi istituzionali nel 45,4% dei casi, ma anche ai comportamenti dei frequentatori stessi nel 34%, nella ricerca di un equilibrio tra libertà di esperienza e responsabilità verso l’ambiente.

Le modalità di informazione confermano un contesto policentrico. Il 31,8% delle fonti è costituito da figure individuali come influencer, atleti e divulgatori, superando associazioni e brand di settore che rappresentano circa il 9% ciascuno. L’uso dei social media è contenuto e ponderato: oltre la metà dei frequentatori presenta un profilo a bassa o bassissima esposizione e la maggior parte degli account ha meno di mille follower. La montagna si configura come spazio di disconnessione, più che di esposizione digitale.

Il rifugio resta una struttura operativa della “montagna attraversata”, parte di itinerari a tappe e percorsi pianificati, ma assume sempre più una dimensione simbolica come spazio di esperienza vissuto come traguardo o come momento intenso, seppur limitato nel tempo. In questo quadro, il rifugio, imprescindibile “presidio territoriale”, si configura sempre più come un'”infrastruttura sociale e culturale” della montagna, capace di sostenere pratiche diverse, livelli di esperienza differenti e modalità plurali di relazione con l’ambiente alpino.

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