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PAT * «ARCHITETTURA RURALE E PAESAGGIO ALPINO, PALÙ DEL FERSINA LABORATORIO DI SPERIMENTAZIONE E INNOVAZIONE»

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15.10 - venerdì 12 giugno 2026

Palù del Fersina si afferma come laboratorio sperimentale di eccellenza nella ricerca di soluzioni architettoniche innovative per la trasformazione dell’edilizia rurale e la rigenerazione del paesaggio alpino. Questo ruolo è stato riconosciuto grazie al Progetto del PNRR “La forza della minoranza: rinascita di un borgo di matrice germanica a sud delle Alpi”, che ha trasformato il territorio in una sede privilegiata di sperimentazione e innovazione.

La seconda edizione del convegno “Architettura rurale e paesaggio alpino”, organizzata da TSM-STEP Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio presso la sala comunale di Palù del Fersina, ha approfondito il dialogo tra reinterpretazione, riutilizzo e recupero sostenibile del patrimonio storico, in confronto con i linguaggi architettonici contemporanei. Nel corso dei lavori è emerso come i masi e le baite costituiscono elementi caratteristici del sistema territoriale della Valle dei Mocheni, rappresentando un patrimonio che trascende la mera dimensione architettonica per abbracciare aspetti sociali, culturali ed economici significativi.

Giovanni Gardelli, dirigente generale del Dipartimento urbanistica, energia, catasto, tavolare e coesione territoriale della Provincia, ha sottolineato come gli interventi promossi attraverso il progetto PNRR si inseriscono all’interno di una strategia più ampia volta a ridefinire le modalità di abitare e frequentare la montagna. Tale visione emerge dalle indicazioni fornite dagli Stati Generali della Montagna della legislatura precedente, posizionando Palù del Fersina come laboratorio di sperimentazione e innovazione per l’intero Trentino. Le iniziative di recupero e rifunzionalizzazione dei masi e delle baite, comprese le opportunità di sviluppo turistico, vanno interpretate come parte di una strategia complessiva di sviluppo territoriale che riconosce nel patrimonio di edilizia rurale un elemento unico e caratterizzante.

Francesco Barone, presidente di TSM, ha evidenziato come questo percorso di rigenerazione dell’architettura rurale valorizza l’identità della comunità mochena e la sua capacità di mantenere saldi i legami con le proprie radici mentre si proietta verso le sfide future. Ha rimarcato che il processo di recupero, riutilizzo e rigenerazione non rappresenta una conservazione statica, bensì un intervento orientato alla sostenibilità nei suoi aspetti sociali, ambientali ed economici. TSM si configura come struttura al servizio dello sviluppo trentino, capace di integrare competenze diverse e accompagnare progetti complessi. Le attività di ricerca e formazione realizzate a Palù hanno richiesto l’integrazione di molteplici aspetti per garantire l’efficacia dell’azione di rigenerazione, rappresentando il connubio tra tradizione, identità e radici con il progresso, lo sviluppo e la capacità di reinventare e ridestinare. Tutto questo trova espressione nella lingua mochena, idioma che incarna una tradizione viva della gente trentina.

Gianluca Cepollaro di TSM ha illustrato come la TSM-STEP e l’Osservatorio del Paesaggio, partendo dalla Valle del Fersina, hanno avviato un progetto che abbraccia l’intero Trentino, volto alla conoscenza del patrimonio di edilizia rurale tradizionale e alla formazione necessaria per accompagnare consapevolmente la trasformazione di manufatti storici. La ricerca considera, oltre agli aspetti architettonici e urbanistici, anche le dimensioni sociali e culturali attraverso indagini fotografiche storiche e contemporanee, nonché l’analisi della rappresentazione artistica dei masi e delle baite dall’Ottocento ad oggi. La formazione è promossa con amministratori, progettisti, artigiani e giovani delle scuole professionali per acquisire le competenze necessarie a trasformare gli edifici rurali in modo consapevole e coerente con il pregio del paesaggio alpino. Al momento sono state completate le analisi in Val di Sole e in Primiero, mentre proseguono i lavori nella piana Rotaliana. Ricerca, formazione e intervento costituiscono il fondamento metodologico di un approccio integrato alla rigenerazione territoriale, garantendo il coinvolgimento delle comunità.

Alberto Winterle, coordinatore della sezione tecnica del convegno, ha sottolineato come il valore dell’architettura rurale storica risiede nella sua continua “attualità”, ossia nella capacità di riconoscervi un’appartenenza e di mantenerla viva. L’introduzione di nuovi elementi rappresenta parte dello sforzo di attribuire significato agli edifici del passato, che possono cambiare destinazione d’uso o non rispondere più alle necessità di un tempo. Il loro recupero e la ristrutturazione diventano occasioni di rigenerazione anche paesaggistica, permettendo di evitare l’abbandono. Le relazioni emerse dal convegno esprimono la necessità di saper leggere e comprendere il valore di ciò che viene trasformato e soprattutto della capacità di inserirsi in un flusso di azioni creative.

Al convegno hanno partecipato circa ottanta professionisti tra architetti, ingegneri, agronomi, forestali e geometri. Tra gli interventi, gli architetti Matteo Scagnol e Sandy Attia dello studio MoDus hanno affrontato il tema del paesaggio alpino tra tradizioni costruttive storiche e linguaggi architettonici contemporanei, mentre l’architetto Enrico Scaramellini ha posto l’accento sul recupero sostenibile del patrimonio edilizio alpino.

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