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“GENERAZIONE TRENTO” * CONFERENZA STAMPA 2/5 – 11.30: «CON “RETE CITTADINI” IL TEMA, “BYPASS, POZZO SENZA FONDO” / I NOSTRI INTERVENTI PER LA SICUREZZA AMBIENTALE» (DIRETTA VIDEO STREAMING “OPINIONE”)

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11.38 - venerdì 2 maggio 2025

Riprese video: Maurizio Daldon

 

 

 

VIDEODICHIARAZIONE CLAUDIO GEAT – CANDIDATO SINDACO COMUNE DI TRENTO

 

 

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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QUESTA CONFERENZA STAMPA HA LO SCOPO DI FARE IL PUNTO SUL BYPASS FERROVIARIO, DA NOI DEFINITO: “UN POZZO SENZA FONDO”. IN QUASI QUATTRO ANNI LA CITTÀ ED I CITTADINI DI TRENTO SONO DIVENTATI OSTAGGI DI RETE FERROVIARIA ITALIANA. CONSEGNATI DA UN’AMMINISTRAZIONE COMUNALE CHE HA SEMPRE RISPOSTO CON MENZOGNE A TUTTE LE ISTANZE DEI VARI COMITATI.

ORA PERÒ TUTTO VIENE A GALLA CLAMOROSAMENTE. UNA GIUNTA COMUNALE CHE NON HA MAI SAPUTO IMPORRE CHIAREZZA SULLE SCELTE DI RFI. SEMPRE OMISSIVA E BUGIARDA CON I CITTADINI. I COSTI, EVAPORATO IL PNRR, SONO SALITI DA 930 MILIONI AD UN MILIARDO E SETTECENTO MILIONI, CON BUONA PACE DEL MINISTRO DEI TRASPORTI CHE MINIMIZZA.

CON PROMESSE CHE FA DA DUE ANNI SEMPRE SMENTITE. ORA SIAMO AL “REDDE RATIONEM”, DOVE TUTTO APPARE CHIARO. IN PRIMIS L’ATTEGGIAMENTO SUCCUBE DELLA NOSTRA AMMINISTRAZIONE COMUNALE CHE COME DETTO, CI HA CONSEGNATO MANI E PIEDI A RFI ED AL CONSORZIO COSTRUTTORE. MARTINA MARGONI EVIDENZIERÀ LE MENZOGNE CHE IN QUASI QUATTRO ANNI CI HANNO RACCONTATO, UNA VERA E PROPRIA TRUFFA NEI CONFRONTI DELLA CITTÀ DI TRENTO E DEI SUOI CITTADINI. SPERIAMO CHE IL 4 MAGGIO I CITTADINI SI RICORDINO DI QUESTO QUANDO VOTERANNO…. E CHE SCELGANO GENERAZIONE TRENTO.

 

Bypass ferroviario di Trento: un pozzo senza fondo Non ci fidiamo più. E abbiamo buone ragioni per non farlo. Siamo qui oggi come cittadini. Non come tecnici, né come politici, ma come persone che vivono questo territorio, che pagano le tasse e che, troppo spesso, vengono ignorate quando si prendono decisioni che cambiano per sempre la vita della nostra comunità. La grande opera del bypass ferroviario di Trento è l’esempio perfetto di come non si dovrebbe mai gestire una trasformazione pubblica: nei tempi, nei costi, nella trasparenza e, soprattutto, nella tutela della salute e dell’ambiente. Tempi promessi, tempi traditi Nel 2020 si dichiarava: “Sarà completata in 5 anni.” Oggi, ad aprile 2025, ci troviamo davanti a un’opera non solo incompleta, ma i cui tratti principali non sono nemmeno iniziati.

I cantieri sono fermi, la popolazione è esasperata e all’orizzonte non esiste una data credibile per la consegna. Costi fuori controllo, ancora prima di scavare Il progetto partiva con una previsione di 930 milioni di euro. Oggi siamo arrivati a 1 miliardo e 700 milioni, senza che una sola fresa sia entrata in azione. E questa cifra non include né la bonifica dell’area ex Sloi, notoriamente contaminata, né la realizzazione della stazione ipogea prevista (lotto n. 2, da finanziare).

Occorre sottolineare che non è mai stata fornita una spiegazione chiara e dettagliata su come sia possibile un tale aumento ancora prima dell’avvio degli scavi. E non dimentichiamo che i finanziamenti del PNRR sono andati perduti. Con loro, è crollata anche la narrativa dell’urgenza, utilizzata solo per aggirare passaggi fondamentali nella valutazione del progetto: trasparenza, approfondimenti tecnici, garanzie ambientali. Un territorio già devastato, prima ancora di iniziare

Nel frattempo: • Case sono state demolite, • Ettari di terreno agricolo sono stati occupati e danneggiati, • La popolazione è stata rassicurata: “espropri temporanei”, con ripristini imminenti. Ma il tempo passa, e: • nessun terreno è stato restituito, • nessun ripristino è partito, • il paesaggio urbano e rurale è stato irrimediabilmente compromesso, senza che una sola galleria sia stata scavata. E oggi manca ancora il progetto esecutivo.

Proprio quello che dovrebbe includere le analisi idrogeologiche richieste dal Ministero dell’Ambiente e chiarire una volta per tutte che cosa siano e dove vadano realizzati i “famosi cameroni”, citati per la terza volta senza alcuna spiegazione tecnica sul loro ruolo e impatto. Una fiducia definitivamente compromessa.

Chi ha gestito quest’opera – Comune, Provincia, RFI e Consorzio – ha perso ogni credibilità. • I tempi sono saltati. • I costi sono esplosi. • Le tutele ambientali sono state ignorate. • Le promesse fatte ai cittadini sono state sistematicamente disattese. E tutto questo con i nostri soldi, nelle nostre case, sul nostro territorio. Cosa chiediamo, oggi

1. Trasparenza immediata: su costi, bonifiche, stato del progetto e rischi idrogeologici.

2. Sospensione dei lavori finché non verrà approvato un progetto esecutivo serio, completo e verificabile.

3. Assunzione di responsabilità, politica e tecnica, da parte di chi ha permesso questo disastro annunciato. Conclusione Non siamo contro le opere pubbliche. Siamo contro la superficialità, l’imposizione e lo spreco. Siamo contro il prendere in giro i cittadini, che oggi pagano – in denaro, in salute e in qualità della vita – le scelte sbagliate di altri.

 

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Discorso: Sicurezza fisica e sicurezza sanitaria – di Claudio Geat

La recente comunicazione di un aumento vertiginoso dei costi per la mezza circonvallazione ferroviaria di Trento è allarmante: siamo passati dai 930 milioni inizialmente previsti alla cifra di 1 miliardo e 700 milioni di euro. Un’impennata clamorosa, avallata da questa amministrazione comunale, che ha sempre accompagnato l’opera con dichiarazioni entusiastiche e rassicuranti. Eppure, ogni promessa fatta – sia in termini di costi che di tempi – è stata puntualmente smentita. E questo è un dato oggettivo, facilmente verificabile da chiunque.

Ciò che ci preoccupa ancora di più, però, è l’assoluta mancanza di attenzione verso la salute e la sicurezza dei cittadini. Stiamo parlando di lavori che interessano un’area altamente inquinata, all’interno di uno dei siti più contaminati d’Italia, eppure si procede senza un piano specifico di intervento, senza un progetto esecutivo approvato, senza controlli sulle ditte incaricate. È inaccettabile.

Si parla di scavi a pochi metri dalle abitazioni, ma si preferisce dare credito incondizionato alle rassicurazioni delle imprese, ignorando sistematicamente le legittime preoccupazioni dei cittadini. Questo atteggiamento rivela quanto poco valore l’attuale amministrazione attribuisca alla sicurezza delle persone.

Anche in altri ambiti, come quello delle segnalazioni su situazioni di pericolo o sul mancato rispetto dei regolamenti comunali, si continua a minimizzare. Si dice che Trento è una città tranquilla, nella media nazionale. Ma a noi di Generazione Trento questo non basta. È evidente agli occhi di tutti il peggioramento della qualità della vita, soprattutto in alcune zone sensibili, dove lo spaccio avviene alla luce del sole e dove, nelle ore serali, non è prudente muoversi da soli.

Sono i cittadini stessi a lanciare l’allarme, raccontando una città in cui vivere sta diventando sempre più difficile.

Lo stesso copione si ripete nei maxi cantieri di Trento nord e Trento sud: nessuna attenzione nella fase iniziale, nessun vincolo imposto alle ditte, nessun ascolto verso le numerose segnalazioni che già allora denunciavano il rischio concreto di sforare tempi e costi. E oggi, infatti, ci troviamo davanti a ritardi e spese fuori controllo.

A peggiorare il quadro, c’è l’atteggiamento di disinteresse verso la sicurezza ambientale. È bene ricordarlo: perfino l’Ordine dei Medici ha parlato di pericolo di morte per il legame tra i problemi ambientali e l’aumento dei tumori a Trento in quelle aree e persino l’Istituto Superiore di Sanità si era dichiarato disponibile a studiare la situazione, ma l’amministrazione comunale ha rifiutato ogni collaborazione. Quando, a dicembre, uscivano dal cantiere nord camion carichi di materiali potenzialmente inquinanti, ad una interrogazione in consiglio comunale l’assessore all’ambiente ha risposto, con disarmante leggerezza, che nessun camion era stato controllato perché “non di competenza del Comune”.

E così avviene anche per la sicurezza urbana: si scaricano le responsabilità su Provincia e Stato, rinunciando al dovere primario di tutelare i cittadini.

Noi di Generazione Trento crediamo invece che ogni problema di sicurezza, fisica e ambientale, sia anche e soprattutto responsabilità del sindaco. Il primo cittadino deve agire, ascoltare, intervenire. Non può e non deve voltarsi dall’altra parte.

Il nostro impegno è chiaro: riportare al centro l’interesse dei trentini, garantire trasparenza, sicurezza e una qualità della vita degna di una città moderna ed europea. Questo è ciò che vogliamo costruire. Insieme.

 

 

 

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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