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APSS TRENTINO * “NUOVE SFIDE ETICHE NELLA PRATICA CLINICA“: ASSESSORE TONINA, «FINE VITA, RESPONSABILITÀ E DIGNITÀ DELLA PERSONA»

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19.36 - venerdì 28 novembre 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Che valore ha la relazione di cura? Com’è cambiata nel tempo? Come si protegge la relazione tra paziente e professionista quando entrano in campo temi come l’aggressività, il fine vita, le richieste complesse? E quali sono i confini – morali prima ancora che clinici – del prendersi cura oggi? A queste e tante altre domande ha provato a rispondere oggi il convegno «Nuove sfide etiche nella pratica clinica», promosso dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari in collaborazione con Upipa.

Suicidio medicalmente assistito e manifestazioni di aggressività verso gli operatori sanitari sono stati dunque i temi chiave al centro del dibattito che si è tenuto oggi al Centro per i servizi sanitari di Trento nell’ambito del convegno annuale del Comitato etico per la pratica clinica di Apss, che conclude oggi il suo mandato triennale. In questi tre anni il Comitato etico ha raccolto richieste, affrontato casi eticamente delicati, offerto pareri e supporto a professionisti e famiglie. La giornata – aperta dai saluti dell’assessore provinciale alla salute Mario Tonina, del presidente dell’Ordine dei medici Giovanni de Pretis e del segretario dell’Ordine degli infermieri Giovanni Marmo – è stata dunque l’occasione per raccontare queste esperienze, restituire uno sguardo d’insieme sui dilemmi più frequenti e aprire una riflessione condivisa su argomenti complessi che parlano di valori, fragilità e diritti, ma soprattutto di ciò che accade ogni giorno nei reparti, negli hospice e nei servizi domiciliari.

«Il tema del fine vita – ha dichiarato in apertura dei lavori l’assessore alla salute Mario Tonina – richiama tutti noi alla responsabilità di tenere sempre al centro la dignità della persona. In Trentino abbiamo una rete di cure palliative che negli anni ha dimostrato di saper offrire un sostegno concreto e umano, capace di garantire un approccio etico e rispettoso alla fase finale della vita. Affrontare in modo aperto anche il tema dell’aggressività nei contesti sanitari è fondamentale: significa tutelare chi ogni giorno si prende cura di noi e continuare a costruire ambienti di lavoro sicuri, in cui gli operatori possano operare con serenità e professionalità. Il Comitato etico è un presidio prezioso che affianca i professionisti nelle decisioni difficili, offrendo loro supporto e un luogo di condivisione: un elemento che fa davvero la differenza. L’esistenza di un organismo come questo dimostra come la nostra sanità si interroga continuamente sulle proprie scelte. Ed è proprio questo interrogarsi che ci permette di crescere e migliorare. Il vostro impegno conferma ancora una volta il valore di una sanità trentina in cui scienza ed etica procedono insieme, sempre al servizio della persona e della sua dignità».

«Il Comitato etico – ha evidenziato il presidente dell’Ordine dei medici Giovanni de Pretis – svolge un ruolo fondamentale non solo nel garantire un presidio etico nelle decisioni quotidiane. Come ordine, insieme agli altri ordini professionali, abbiamo investito molto nella formazione etica: dal corso di bioetica ai percorsi dedicati all’umanizzazione delle cure, fino agli approfondimenti su fine vita, nascita e procreazione medicalmente assistita. Crediamo che una sanità capace di interrogarsi, di formare e di formarsi sia una sanità più solida, più responsabile e più vicina ai bisogni reali delle persone».

«Il programma di questa giornata – ha evidenziato Giovanni Marmo dell’OPI – affronta temi che toccano da vicino la nostra professione e richiedono riflessione condivisa e responsabilità. Guardiamo con grande rispetto e stima al lavoro svolto dal Comitato, un punto di riferimento prezioso per orientare la pratica clinica nelle RSA, negli hospice e negli ospedali, dove gli infermieri affrontano quotidianamente situazioni delicate. Nel fine vita, ad esempio, la presa in carico coinvolge l’intera famiglia e richiede competenze specifiche e una relazione di cura profonda. Le aggressioni non riguardano solo la sicurezza dei professionisti, ma dicono molto su come la comunità vive fragilità e bisogno di assistenza. Come Ordine – ha concluso Marmo – crediamo nel valore di fermarsi a riflettere insieme e continueremo a sostenere convintamente questo percorso».

La mattinata di lavoro si è aperta con un intervento della vicepresidente del Comitato etico e direttrice per l’integrazione socio sanitaria di Apss Elena Bravi dedicato alla relazione come cura e al suo evolversi nel tempo: «Quella di oggi è la sintesi di anni di lavoro e di un percorso condiviso che ha unito competenze e relazioni umane. Ringrazio il dottor Geat per aver coordinato con equilibrio e attenzione un tavolo che ha saputo creare non solo confronto professionale, ma anche legami di fiducia. Per comprendere il fenomeno delle aggressioni agli operatori sanitari dobbiamo tornare al centro della cura: la relazione. Quando si svuota, quando viene meno la fiducia, è lì che possono nascere ostilità e comportamenti violenti. La relazione cura davvero: non è solo un complemento alla terapia, ne è parte integrante». Sfiducia nelle istituzioni, aspettative irrealistiche, l’idea di una medicina salvifica e onnipotente, «il familismo amorale», ambienti poco accoglienti: sono tanti gli elementi che contribuiscono al problema della violenza contro gli operatori, secondo Elena Bravi. E i numeri confermano come sia un problema in crescita: 18 mila segnalazioni solo nel 2024, 22 mila professionisti coinvolti, il 55% infermieri (soprattutto donne); tra il 60 e il 90% delle aggressioni proviene da pazienti o caregiver. «Per questo – ha concluso Elena Bravi – è necessario lavorare insieme, professionisti, istituzioni e cittadini, per ricostruire fiduc

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