Si conclude oggi la due giorni di lavori del workshop dei Focal point e degli investigatori delle Forze di polizia dei Paesi europei del progetto I-Can (Interpol corporation against ‘Ndrangheta), in corso presso la sede Interpol di Lione (Francia).
Al meeting, sotto l’egida di Interpol, con il coordinamento della Direzione centrale della polizia criminale, partecipano anche l’agenzia Europol, personale del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, del Ros dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza e mira ad implementare la cooperazione di polizia nel contrasto al riciclaggio dei beni riconducibili alla ‘Ndrangheta.
Muovendo dall’assioma “follow the money” (segui il denaro), grazie all’iniziativa congiunta del Segretariato generale Interpol e del Dipartimento della pubblica sicurezza italiano, nella due giorni di Lione gli investigatori hanno perseguito lo scopo di definire e perfezionare le procedure di scambio delle informazioni e di condivisione di best practices per l’individuazione e il sequestro degli asset economico/finanziari della ‘Ndrangheta nel mondo, grazie anche all’utilizzo del nuovo strumento della Silver notice Interpol, iniziativa promossa dal Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia della Direzione centrale della polizia criminale.
In quest’ottica “il Progetto I-Can, con un approccio di tipo olistico, focalizza l’attenzione sulla minaccia di tipo ibrido costituita ‘Ndrangheta e sul suo dinamismo poli-criminale che la collega, con un ruolo di leader, alle organizzazioni mafiose transnazionali, attive in tutto il mondo.
La ‘Ndrangheta, broker mondiale del narcotraffico, ormai da tempo è una vera e propria holding criminale, una mafia silente e pervasiva che si infiltra nei tessuti economici legali e nelle Istituzioni, con il potere della corruzione e con il riciclaggio e che non attacca più frontalmente lo Stato.
Per tali motivi è fondamentale implementare la resilienza delle Forze di polizia e l’adattabilità ai nuovi scenari criminali che mutano rapidamente per ottimizzare e nascondere i profitti, sfruttando anche le nuove tecnologie, dalle criptovalute fino all’intelligenza artificiale”, le parole congiunte del direttore del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia Lorenzo Bucossi e del project leader Simone Pioletti, entrambi dirigenti della Polizia di Stato.
L’attività operativa svolta dal mese di Giugno 2020, supportata e coordinata dal Progetto I-Can attraverso le specifiche unità operative, ha consentito di localizzare e arrestare 168 persone collegate alla ‘Ndrangheta in oltre 30 Paesi del mondo, di cui 63 latitanti, oltre agli ingenti sequestri di denaro, droga e armi.
Nel 2025 si è registrato il record degli arresti con 66 persone collegate alla ‘Ndrangheta in 14 diversi Paesi, di cui 12 latitanti, confermando la forte accelerazione operativa della progettualità, sostenuta dal vice capo della Polizia e direttore centrale della Polizia criminale Raffaele Grassi, che ha permesso, nell’anno in corso, l’adesione di altri quattro Paesi di importanza strategica per le rotte del narcotraffico e per il contrasto al riciclaggio, Cile, Panama, Costa Rica e Lussemburgo, per un totale di 24 Stati, dislocati in quattro continenti che si muovono “All together anainst ‘Ndrangheta”.
Inoltre, nel 2025, sono state effettuate 14 estradizioni/consegne di ‘ndranghetisti verso l’Italia, coordinate ed eseguite dal Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia.
Infine, per quanto riguarda l’attività di analisi e intelligence, dal 2022 è operativo il Crime analysis file (Caf), database Interpol dedicato al Progetto I-Can, implementato dai 24 Paesi aderenti, che ha raggiunto le 110mila entità censite, con un incremento da novembre 2024 a novembre 2025 del 75 per cento, divenendo ad oggi il secondo database Interpol per dati contenuti.
